La cosiddetta revisione ministeriale è il controllo periodico del veicolo imposto dallo Stato per garantire la salvaguardia della sicurezza stradale e la tutela dell’ambiente. La natura di questo obbligo è molto semplice e chi è convinto che si tratti semplicemente di un modo come un altro per fare cassa ha una visione decisamente limitata: allo Stato non interessa racimolare 9,90€ di IVA e 10,20€ di bollettino postale a revisione, bensì assicurarsi di non avere spese extra a proprio carico. Già, perchè un invalido a vita a seguito di incidente stradale è una grosso costo per l’INPS, così come un intervento operatorio o un malato di cancro a causa dell’inquinamento prodotto da veicoli lo è per il SSN (Sistema Sanitario Nazionale). Anche la civiltà di un paese in parte si misura con il numero di vittime di incidenti stradali, quindi è abbastanza comprensibile la ragione per cui lo Stato non si affida al buonsenso dei cittadini, ma prescrive un obbligo di questo genere. A dire la verità sarebbe nell’interesse di tutti avere la certezza e la garanzia di circolare su un veicolo sicuro, ma purtroppo, come abbiamo constatato in questi anni “sul campo”, non è così. Andiamo oltre.

Il primo controsenso del settore revisioni è proprio la natura di chi effettivamente svolge i controlli sui veicoli. Abbiamo parlato di obbligo imposto dallo Stato, quindi sarebbe ragionevole pensare a soggetti pubblici come la Motorizzazione Civile, ma in Italia dal 1997 funziona diversamente. Con il cambio della periodicità del controllo ministeriale da decennale alla formula attuale “4+2+2”, le strutture pubbliche non sono più state in grado di gestire l’ingente nuova mole di lavoro, quindi hanno delegato i centri di revisione privati ad esercitare sul territorio questa funzione. Privato/pubblico, un ossimoro a tutti gli effetti. Coloro che fino al giorno prima smontavano pneumatici, sostituivano frizioni e riparavano motori sono improvvisamente diventati funzionari dello Stato a tutti gli effetti, senza però avere alle spalle un adeguato percorso formativo ed un sistema in grado di funzionare correttamente. La revisione ministeriale diviene così business, un servizio come un altro erogato da autofficine e centri di revisione, ma con il valore aggiunto di poter indurre il cliente ad eseguire altri lavori presso la propria struttura. – I pneumatici sono troppo usurati per poter superare la revisione ministeriale, sono da sostituire – Già, ma la sostituzione degli pneumatici viene imposta per “garantire la salvaguardia della sicurezza stradale” o per il compenso? La riposta potrebbe anche essere “entrambi” in questo caso, ma è ineccepibile il principio per cui un giudizio veritiero ed affidabile deve necessariamente essere libero ed imparziale: in questo caso non lo è. E se la riparazione andasse oltre alle competenze del meccanico o semplicemente non ci fosse il tempo materiale per eseguirla? Sia chiaro, l’intento di questo articolo non è quello di etichettare come disonesti o furbacchioni alcuni soggetti o determinate categorie, ma semplicemente portare alla luce semplici realtà sotto gli occhi di tutti. Se un privato decide di fare impresa in questo settore lo fa per guadagnare, non certo per diventare paladino della giustizia sociale: le imprese sono imprese, non o.n.l.u.s.

Guadagnare da una funzione pubblica in realtà non è un problema, ma se la natura del servizio viene intaccata dalla ricerca del guadagno lo diventa, eccome se lo diventa. Lo Stato opera in regime di monopolio, i privati in libera concorrenza: la revisione “pubblica” eseguita ad opera dei funzionari della Motorizzazione Civile segue un unico protocollo da Aosta a Palermo, quella privata invece è costruita a misura del cliente/automobilista. “Marco Revisioni garantisce revisioni in 15 minuti per i clienti frettolosi, Rossi Car Milano invece è noto per essere poco severo nel giudizio, ma non dimentichiamo Car Service SRL che sconta la tariffa ministeriale imposta dalla legge.”  Tutto questo non è sicuramente per cercare a tutti i costi di garantire il più possibile la sicurezza stradale e la salvaguardia dell’ambiente: sono affari, solo affari. Il disperato tentativo di accaparrarsi a tutti i costi nuovi clienti ha contribuito alla degenerazione del concetto di controllo tecnico del veicolo sminuendolo al punto tale che oggi la revisione ministeriale è rappresentata da un misero talloncino cartaceo con riportante la dicitura “revisione regolare” al costo di 66,88€. Questo è il frutto degli oltre vent’anni di mala educazione impartita ai cittadini dei primi centri di revisione attivi sul territorio e tutti ne pagano le conseguenze: il cliente ormai questo vuole ed in un modo o nell’altro lo ottiene. Un centro revisioni non è disposto a certificare come regolare un veicolo difforme? Nessun problema, un altro nel raggio di 5Km lo farà senz’altro per la gioia dell’automobilista ignaro che magari avrà la faccia tosta di recensire negativamente il primo centro. “1 stella su 5 – Dopo aver aspettato un ora mi hanno detto che la revisione non sarebbe stata regolare per il parabrezza rotto. Sono andato da un’altra parte e me l’hanno fatta in 5 minuti senza problemi. Sconsiglio vivamente”. Tutto ciò succede veramente, in Italia, nel 2020.

La parte più bizzarra di tutta questa vicenda è la modalità con cui la Pubblica Amministrazione ha cercato inutilmente di contrastare la giungla dei centri di revisione privati che sin dal principio hanno dimostrato di non essere all’altezza del ruolo sociale affidatogli dallo Stato. Alcune imprese effettuavano oltre cento revisioni al giorno quando il tempo medio per un controllo accurato è di circa 20/25 minuti mentre altre stampavano l’etichetta attestante la revisione regolare direttamente sui libretto senza neanche vedere il veicolo. Il sistema non funzionava, era un dato di fatto. Un buon architetto – ma anche un comunissimo muratore – non edificherebbe mai su una base poco solida, ma i direttori generali della Motorizzazione, in barba ad ogni logica, hanno letteralmente costruito una splendida cattedrale su fondamenta di cartapesta. I centri di revisione sono stati man mano equipaggiati di attrezzature informatizzate (Protocollo Mctc Net 1/2) per garantire il rispetto della normativa da parte degli operatori, ma ogni tipo di controllo è stato eluso con semplicità. È stata addirittura introdotta nel lontano 2003 una formazione obbligatoria per il “responsabile tecnico” – l’operatore addetto al controllo dei veicoli -, ma il più delle volte questa figura coincideva con un dipendente della struttura senza alcun potere decisionale: ora sapeva quello che doveva fare, ma non poteva comunque farlo. Dipendente o titolare poco cambia: i primi sono subordinati al titolare che a sua volta è subordinato alle logiche del mercato, i secondi sono semplicemente “schiavi” dei propri clienti e quindi del mercato. [Curiosità – Dal 2015 i centri di revisione sono stati dotati di fotocamera per certificare l’effettiva presenza del veicolo in sede. In alcune realtà è stato appurato che è il cliente stesso a fotografare la propria auto inviando l’immagine al centro revisioni che provvede a visualizzarla su un tablet posto davanti alla fotocamera ufficiale: viene immortalato un veicolo che di fatto, non ha mai eseguito il controllo ministeriale. Eppure l’etichetta afferma il contrario. Tutto questo sempre in Italia, nel 2020.]

Arrivati a questo punto, anche un idiota è in grado di comprendere che forse i problemi del settore vanno leggermente oltre alla questione dei macchinari e delle attrezzature. Finchè converrà, anzi, sarà necessario eludere il sistema per accaparrarsi i clienti non più per straguadagnare, ma semplicemente per tirare a campare, tutti i centri di revisione saranno costretti a farlo, chi più, chi meno. Già, perchè nel frattempo il business delle revisioni è stato fiutato da parecchie autofficine e le imprese abilitate sono cresciute a dismisura superando di gran lunga il fabbisogno effettivo: c’è troppa concorrenza e purtroppo a rimetterci è sempre più il concetto di “controllo tecnico del veicolo” e di conseguenza la sicurezza stradale. Come invertire la tendenza? Innanzitutto, occorre prendere atto della presenza di oltre 9000 imprese private che si occupano di revisioni ministeriali: non hanno avuto una buona condotta negli anni, ma non si può certo eliminarle o portarle al fallimento. Nell’interesse di tutti, titolare dei centri di revisione in primis, andrebbe svincolato da ogni conflitto d’interesse l’operatore che materialmente svolge il controllo sui veicoli garantendo così il principio di imparzialità che avvalora il giudizio. Non è fantascienza, ma si tratta del cosiddetto principio di terzietà previsto dalla normativa europea 2014/45eu che avrebbe dovuto rivoluzionare il sistema delle revisioni ministeriali dal 2014 in poi, ma ad oggi in Italia siamo ancora vergognosamente fermi. Sicuramente da porre sotto analisi la situazione di alcune strutture private in cui la figura del titolare coincide con quella dell’operatore che esegue materialmente il controllo sul veicolo: possono considerarsi imparziali? Pare proprio di no.

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  • francesco ha detto:

    Ancora una volta sono costretto a leggere l’ennesimo articolo che parla di conflitto di interesse, mi dispiace ma non è cosi, qua si tratta di fare le cose seriamente ed evitare i processi alle intenzioni.E’ dal lontano 97 che combattiamo contro concorrenti sleali svincolati dal cosiddetto conflitto di interessi in questione ovvero solo centri di revisione. Quindi etichettare l’uno o l’altro non serve a nulla se non a offendere chi da decenni lavora come me con scrupolo. Il problema delle revisioni e che sono abbandonate a se stesse, ( in 20 anni mai un controllo)Le forze dell’ordine ci danno addirittura contro, Non dimenticherò mai quella volta che, testuali parole del poliziotto:”chi ha detto che i centri devono verificare il corretto montaggio dei ganci traino?” facendomi litigare ovviamente con il cliente al quale avevo negato la revisione proprio per questo motivo, quindi signori i problemi sono tanti e suonare i campanelli per dire:”che fa spaccia?”per citare un caso di attualità, onestamente non serve a nessuno piuttosto si inizi a verificare macchine a campione ma in modo serio, buon lavoro a tutti.

    • Diego Brambilla ha detto:

      In primis nessuno la costringere a leggere gli articoli, secondariamente quanto dice è tutto da dimostrare. Mi dispiace se si è sentito chiamato in cause e/o offeso e non metto in dubbio che sul territorio esistono realtà che funzionano correttamente, ma il sistema revisioni è composto da tutti i centri di revisione. Se 9 lavorano bene ed uno no comunque il sistema non funziona, ma in questo caso la proporzione è al contrario. Tutti hanno la presunzione di essere migliori di altri, ma quando si entra nello specifico, alla fine, non si salva nessuno. La pressione da parte dei clienti è un dato di fatto, che vi si ceda o no, l’unico modo per eliminarla è con l’introduzione della terzietà. I primi a gioirne, comunque, sarebbero i titolari di centro di controllo.

  • Licia ha detto:

    Articolo si afferma che il più delle volte sia un dipendente quello che fa Responsabile Tecnico…Ma questo è ovvio visto che la provincia che dell’assunzione della persona per poter metterla come responsabile tecnico in quel centro revisioni

    • Diego Brambilla ha detto:

      Molti responsabili tecnici (ora ispettori) sono titolari del centro di controllo.

      • Francesco ha detto:

        Signor Brambilla, la pressione dei clienti secondo me é di altro tipo, ad esempio in una realtà di 10.000 abitanti e 3 centri di revisione, il cliente prova spesso la tecnica del “sé non la fate voi vado nell’altro centro”ed anche questo é un dato di fatto.

        • Diego Brambilla ha detto:

          é proprio ciò a cui si faceva riferimento. Che vi si ceda o no, titolari di c.d.r. ed ispettori (o titolare di c.d.r. e ispettore contemporaneamente) sono soggetti a pressione da parte dei clienti risolvibile solo introducendo il principio di terzietà. Il proprietario della struttura guadagnerebbe comunque, ma si laverebbe le mani sugli esiti della revisione. Non è più semplice per tutti?

  • giacomo ha detto:

    La verità è che non puoi fare il giudice in regime di concorrenza !!! Inoltre mettici che hanno aperto in troppi, in strutture ridicole. Io sono l’unico in zona con la struttura realmente idonea, con un piazzale per la prova fonometrica di oltre 30 metri e un’altezza sopra al ponte di oltre 6 metri, per poter ispezionare mezzi fino a 4,15 metri. Per avere questo spendo 3700 euro di affitto al mese, contro una marea di micro officine, alcune con frenometri in salita… Il proprietario di un centro porta da me il suo camper perché non passa nella porta. Questo settore oramai è morto.

  • giuseppe ha detto:

    l’unica cosa che potrà migliorare il sistema delle revisioni è la terziarietà del RT altre non ne vedo

    • giacomo ha detto:

      Oramai il danno è fatto. Non cambierà nulla. Sarà sempre un gioco al massacro. Troppi centri, e senza controllo anche nei limiti di spazi interni ed esterni. Il responsabile sarà sempre uno pseudo dipendente, se vuole lavorare deve chiudere gli occhi ! L’unica soluzione è la diretta streaming della revisione con controllo random della MCTC.

  • Paolo ha detto:

    Quanto dovrebbe essere lo stipendio mensile per un un’ispettore che svolge egregiamente il suo lavoro?

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