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tariffa revisioni 2021 Archivi - FederIspettori

Per gli operatori

On. Roberto Rosso (Forza Italia)

Sabato 17 Luglio, come annunciato capillarmente, si è tenuto il convegno annuale dei centri di revisione, il secondo in ordine temporale dopo quello di CNA. Avendovi partecipato in prima persone, sento di poter trasmettere le sensazioni “a pelle” che l’incontro mi ha suscitato, un punto di vista peraltro condiviso dalla piccola delegazione di Federispettori presente. Le aspettative erano basse, come per qualsiasi meeting di settore nel quale si riscalda il solito minestrone servito con aria fritta di contorno, ma abbiamo dovuto ricrederci. Per la prima volta nella storia di questi eventi ho avuto la percezione di aver a che fare con veri imprenditori, persone che studiano il mercato e che fanno scelte consapevoli. Eravamo avvezzi a meccanici imborghesiti dai titoli di rilievo conferiti negli anni, onorificenze mostrate arrogantemente facendo leva sulle grandi organizzazioni sindacali che ci mettevano il nome. -Io sono io, e voi non siete un *****-. Infatti si è visto: Luca Donna, presidente di Asso.CAR, è un signor nessuno a tutti gli effetti, ma ha fatto in due anni ciò che nessun altro è riuscito a fare in dieci. L’associazione che rappresenta non può certo vantare mezzo secolo di attività, consolidati rapporti politici ed una ramificazione capillare in tutti i settori, eppure è riuscito ad ottenere l’adeguamento ISTAT della tariffa di revisione, cavallo di battaglia impiegato per anni dai concorrenti per vendere qualche tessera in più. Tanto di cappello: reputo questo traguardo come un primo posto al Gran Premio di Monza guidando una Panda, frutto di una grande determinazione e, perchè no, del savoir-faire del presidente. E’ quanto ha puntualizzato l’Onorevole Roberto Rosso (Forza Italia), uno dei relatori nonchè cofirmatario dell’emendamento contenuto nella legge di bilancio che ha deliberato l’adeguamento ISTAT. “Luca chiede, ma non pretende. Capisce, ma non rimprovera. Informa ma non insegna”. Ciò la dice lunga sui trascorsi anni di trattativa associazioni di categoria-politica: non è stato esplicitato nulla, ma numerose espressioni hanno lasciato intendere un certo disappunto a conferma della celebre battuta del Marchese del Grillo citata all’inizio. Ho reputato imbarazzante – e non certo per chi ha organizzato l’evento – l’esigenza di ricorrere persino agli screenshot di Whatsapp per dimostrare alla platea la titolarità dell’emendamento, ma forse non tutti sono al corrente della grande corsa per accaparrarsi i meriti intrapresa da tutte le associazioni di categoria negli ultimi mesi. Una risposta non proprio sportiva, ma  proporzionata all’affronto subito: chi ha cercato invano di salire sul carretto dei vincitori rimane a piedi con il disonore pubblico di aver perculato fino all’ultimo i propri associati. Di seguito alcune delle slide mostrate all’evento, ma l’articolo non è finito! Manca la parte più interessante (e critica).

Ing. Paolo Saluto – Politecnico di Torino

Tessere lodi non è il mio forte, ma polemizzare su tutto e su tutti sì. Vorrei farlo tuttavia in modo costruttivo per la stima che ripongo in Luca Donna, nel progetto Asso.CAR e, perchè no, anche per interessi personali di categoria. Ammetto di essere arrivato con una buona mezz’ora di ritardo perdendomi completamente l’intervento del dirigente MCTC Ing. Fausto Fedele e la prima parte di quello del presidente, ma ho alcune perplessità sull’ora e mezzo che ho attentamente seguito. Fossi stato un estraneo capitato al convegno per caso avrei faticato a capire si trattasse di un meeting rivolto ai centri di revisione. Potevano essere i marmisti di Massa Carrara, i pastori della Sardegna o i vetrai di Murano: imprenditori con la “I” maiuscola che parlano di numeri, bilanci, mercato e proiezioni, tralasciando però l’aspetto più importante. Naturalmente ho ingigantito, ma ogni qual volta si affronta un’analisi sul settore revisioni ritengo indispensabili alcune puntualizzazioni al di fuori di qualsiasi genere di moralismo e simili. Se nel precedente articolo che ti consiglio di leggere (clicca qui) ho tolto la maschera, in questo levo il mantello: non sono un supereroe della sicurezza stradale, ma reputo che il rispetto delle regole sia la chiave per superare la criticità delle imprese egregiamente descritta dall’Ing. Paolo Saluto del Politecnico di Torino, uno dei fautori dell’analisi che ha consentito ad Asso.CAR di vincere sulla concorrenza. Luca Donna non ha raggiunto l’obbiettivo per conoscenze o agganci, ha semplicemente dimostrato mediante un’indagine terza che i centri di revisione, in media, sono a rischio collasso. Non ho titoli e competenze per entrare nel merito, ma sono fermamente convinto che lo studio di settore – che pubblicherò in seguito – abbia omesso un particolare fondamentale. Il “costo del lavoro” è stato indicato come il principale elemento che fa vacillare i bilanci incidendo nei costi per il 40%: “per ogni 100 euro di fatturato, 40 finiscono per pagare i dipendenti con annessi e connessi..”. Non lo metto in dubbio e riconosco si tratti di una percentuale molto elevata, ma sarebbe curioso stimare l’efficienza della forza-lavoro. La butto lì: in una giornata di lavoro, in media, un ispettore effettua 9 revisioni, l’equivalente di 4 ore lavorate. Il problema è quindi la scarsa redditività dei centri di controllo, l’inadeguatezza della tariffa oppure il sovraffollamento delle imprese? Ecco il tema che ritengo indispensabile affrontare ad un meeting di settore: non vendiamo un bene generico illimitato, ma qualcosa di circoscritto. Anche il famoso commerciante che riuscirebbe a vendere frigoriferi agli esquimesi deve fare i conti con un numero chiuso corrispondente al parco circolante aggiornato di volta in volta dalle nuove immatricolazioni meno le radiazioni. Evito di dilungarmi sull’ormai tedioso discorso della concorrenza sleale, tanto sappiamo tutti come funziona. Per farla breve, maggiore è il numero dei commensali (i centri di revisione), minore è la fetta di torta pro-capite (chiedo scusa se banalizzo). Diminuisce progressivamente la redditività dell’impresa, ma anche la resa del lavoratore, due aspetti legati da una proporzionalità diretta che non può passare inosservata. Fossero 3000 i centri di revisione sul territorio non esisterebbero associazioni di categoria, meeting e contrapposizioni varie: gli imprenditori avrebbero solo da pensare a come spendere o reinvestire i guadagni mentre gli ispettori sarebbero pagati ed inquadrati correttamente.

Ma cosa c’entra tutto questo con il convegno?

Asso.Car non è una normale associazione di categoria rivolta a chiunque, ma rappresenta esclusivamente i cosiddetti “centri puri”, quelli senza l’officina annessa. Non intendo affrontare nel dettaglio il tema della divergenza fra normativa nazionale e comunitaria, ma la gerarchia delle fonti di diritto – piaccia o non piaccia – è un dato di fatto. L’Europa impone la separazione del ramo del controllo tecnico da quello dall’autoriparazione per garantire che l’ispettore, durante l’effettuazione della revisione, sia esente da qualsiasi forma di conflitto d’interesse. Il principio viene ribadito nella recentissima risoluzione del Parlamento Europeo del 27 Aprile 2021 (link) (link articolo) a prova dell’importanza che l’UE attribuisce alla terzietà. Siamo in Italia però, e non dimentichiamocelo. La situazione si potrebbe risolvere con una semplicissima (ed inutile) disposizione – la figura dell’ispettore non può coincidere con quella del responsabile tecnico dell’officina – oppure con l’obbligo di separare fiscalmente le due attività. Si potrebbe tuttavia chiedere, come in Francia, che i due rami non abbiano la stessa sede operativa, oppure altri requisiti ancor più stringenti per garantire che il principio di indipendenza non venga attuato solo sulla carta. Non è mia intenzione sminuire l’importante traguardo raggiunto da Asso.CAR, ma valgono di più 10€ di adeguamento ISTAT a revisione o il dimezzamento della concorrenza?

Attenti ai carrozzieri

Voci di corridoio – parecchie voci di corridoio più un breve passaggio dell’intervengo dell’Onorevole Rosso – hanno fatto giungere alle mie orecchie la volontà da parte di numerosi carrozzieri da tutta Italia di inserire nell’attività il centro di controllo. Se un gommista mediamente vede i propri clienti due volte all’anno in occasione dei cambi gomma stagionali, un meccanico solo una per la manutenzione ordinaria del veicolo, o almeno si spera. Nelle carrozzerie la statistica è decisamente meno incoraggiante: una volta ogni sette anni. Ecco il perchè di questa nuova strategia, nell’ottica della fidelizzazione del cliente che in questo modo rientra a cadenza biennale. – Non sanno quel che fanno –, mi verrebbe da dire, ma una cosa è certa: a livello imprenditoriale, cari meccanici, i carrozzieri vi distruggono. E se questo adeguamento ISTAT fosse un incoraggiamento per gli indecisi che stanno valutando il nuovo business?

Nuove squadre, nuove alleanze

Sapete cosa non ho mai gradito di CNA & Company? Se avete letto l’articolo che vi ho linkato sopra, avrete senz’altro visto la slide (vergognosa) pubblicata al video-convegno del 12 Luglio. E’ dal 2015, anno di pubblicazione della direttiva 2014/45ue, che questa associazione fa i propri interessi – e fin qui nulla di male – sulle spalle di un altra categoria, quella degli ispettori alla quale appartengo e che rappresento con orgoglio. Partendo dal presupposto che combattere i propri sottoposti, peraltro senza rappresentanza fino a quel momento, è qualcosa di ignobile a livello umano, si è rivelata anche una strategia non solo fallimentare, ma suicida. Anzichè combattere ad armi pari la concorrenza hanno concorso alla nascita di un mostro, le associazioni di categoria degli ispettori fondate sul principio di indipendenza. Ora i fronti sono due e – la storia insegna – è molto più difficile controllare la guerra. Nuovi condottieri? Nuove alleanze? Staremo a vedere.

Aggiornamento adeguamento ISTAT e tempistiche

Concludo riportando integralmente la breve intervista all’Onorevole Roberto Rosso il quale annuncia che l’entrata in vigore dell’adeguamento ISTAT avverrà non oltre al 1° Novembre 2021.

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Dal tool “Rivaluta” disponibile gratuitamente sul sito dell’ISTAT (clicca sull’immagine) è possibile calcolare la rivalutazione monetaria negli anni. 500€ nel 2001, ad esempio, equivalgono a 663€ del 2020.

Una premessa per iniziare, onde evitare la riscossa dei lettori-economisti-moralisti che posseggono un centro revisioni. Il titolo dell’articolo è improprio, ma d’altronde doveva essere user-friendly. A onor del vero la tariffa di revisione non è banalmente “aumentata”, bensì è stata aggiornata su base ISTAT: tecnicamente c’è una bella differenza. Per chi non lo sapesse, l’adeguamento ISTAT è, molto brevemente, il ricalcolo dei prezzi eseguito periodicamente dell’Istituto Nazionale di Statistica sulla base della rivalutazione monetaria. Tale indice è fondamentale per determinare i corrispettivi non soggetti alla normale contrapposizione del libero marcato fra domanda ed offerta: il compenso per la revisione ministeriale rientra fra questi. Se un commerciante generico è libero di incrementare i prezzi a propria discrezione, i centri di controllo devono obbligatoriamente attenersi alle direttive emanate dal Ministero dei Trasporti, l’ultima della quali risaliva al 2 Agosto 2007 (Decreto n.161) e fissava la tariffa a 45€ + IVA e diritti postali, corrispettivo stabilito nell’Ottobre 2004. La revisione ministeriale tuttavia, pur essendo un servizio pubblico, viene erogata da privati che nell’ultimo decennio hanno subito inesorabilmente l’incremento del costo della vita, del lavoro, delle tasse, meno che del proprio onorario. Se il dibattito dunque riguarda l’eticità o meno dell’adeguamento beh, c’è poco da dire: i consumatori lo considereranno sempre e comunque un furto legalizzato dallo Stato mentre le imprese del settore un atto dovuto, e non gli si può dare torto. Vallo a spiegare agli automobilisti che la revisione ministeriale non è una tassa, che i centri di controllo sono costantemente vessati dallo Stato eccetera eccetera: soliti di discorsi che ormai hanno la consistenza dell’aria fritta, al pari del dilemma fra giusto o sbagliato per questa nuova misura. La domanda oggi da porsi è una, ed è la seguente: l’adeguamento ISTAT, che al netto di tutto è un’aumento a tutti gli effetti, gioverà ai centri di revisione? L’etica lasciamola nei libri di filosofia, la rivalutazione monetaria in quelli di economia.

Bei tempi quando articoli di questo calibro spettavano esclusivamente all’illustre Andrea Da Lisca che con  Osservatorio Revisione Veicoli ci avrebbe deliziato con i suoi grafici, stime e proiezioni. E proprio dall’ormai rarissimo cartaceo di un suo testo, “Revisione Veicoli: il Mercato come nessuno te lo ha mai raccontato”, alcuni utili spunti di riflessione, nonchè dati certi per un’analisi a grandi linee. Innanzitutto il primo indice da tenere in considerazione, il potenziale massimo di mercato. Se nella maggior parte dei settori tale calcolo è frutto di stime, indagini ed analisi di marketing anche molto complesse, per quanto concerne la revisione ministeriale non si può sbagliare: il potenziale massimo di mercato coincide con il parco circolante regolarmente immatricolato e chiamato a revisione nell’anno corrente. Tutti i veicoli sono soggetti all’obbligo di revisione ministeriale, la prima volta a quattro anni dalla data di prima immatricolazione, poi ogni due.

Il grafico è aggiornato al 2015, ma da Osservatorio Autopromotec è possibile estrapolare i dati mancanti:

Nel 2016 sono stati revisionati 13.949.808 autoveicoli, nel 2017 14.217.864, nel 2018 13.959.706 e nel 2019 14.348.718. Il 2020 naturalmente, causa Covid-19, non fa testo.

Il trend si è mantenuto stabilizzandosi a 14.000.000 circa revisioni di autoveicoli all’anno mentre la differenza tra revisionato degli anni pari e dispari è sempre meno accentuata.

L’altro dato utile alla determinazione del numero di revisioni pro capite è la concentrazione delle imprese sul territorio, ovvero il numero dei centri di revisione, imprese nate ufficialmente nel lontano 1997. Le tabelle di Osservatorio Revisione Veicoli sono disponibili a partire dal 2007 fino al 2015, ma per i dati mancanti sono state prese come riferimento altre fonti autorevoli dal web.

Un incremento fisiologico di circa 300 centri di revisione/anno ha fatto impennare le imprese abilitate da quota 4000 nel 1999 ad 8500 del 2016, una trend che non ha nulla a che vedere con il lievissimo incremento del potenziale di mercato, ormai quasi stabilizzato alle 14.000.000 unità annue. Se la torta rimane sempre la stessa, ma aumenta il numero di commensali, il risultato è scontato: le fette sono sempre più piccole. Ecco spiegato l’indice più importante per determinare la tendenza del settore, ovvero il numero di revisioni pro-capite, naturalmente inversamente proporzionale all’incremento dei centri di controllo.

Se nel 1999 ad ogni centro “spettavano” potenzialmente 2550 revisioni, nel 2007 2235 mentre nel 2015 1760. Un brusco calo che ha sicuramente ridotto i guadagni delle imprese riducendole al fatturato minimo per la sopravvivenza. Un parametro che però nessuno ha mai analizzato nella storia dei centri di revisione è il tempo effettivo impiegato per l’espletamento del numero di revisioni pro-capite che determinano il fatturato. 1500 revisioni all’anno, ad esempio, generano un fatturato di (45€ x 1500) 67500€ al quale naturalmente vanno sottratte tutte le spese (dipendenti, locali, attrezzatura, tasse). Tanto o poco che sia è relativo, ma si tenga presente del tempo impiegato dall’ispettore, dipendente o titolare che sia, per effettuare le 1500 operazioni. La durata di una singola revisione ministeriale, ipotizzando che il tecnico la gestisca dalla A alla Z (dall’accettazione del cliente al pagamento) si aggira intorno ai 30 minuti variabili in base alla qualità del servizio. 1500 revisioni all’anno sono 125 revisioni al mese e circa 6 al giorno, quindi 3 ore effettive di lavoro. Il problema dunque non è tanto la tariffa ministeriale inadeguata, bensì le linee produttive che per la maggior parte della giornata rimangono inattive. Eppure una linea produttiva che lavora al 75% del proprio potenziale, un centro revisioni da 3000 revisioni all’anno, con gli stessi costi fissi fattura 135000€, mica spicci. Con l’adeguamento ISTAT introdotto dalla Legge di Bilancio 2021 tale fatturato schizzerà a 164.700€ (82350 per i centri da 1500 revisioni/anno), un + 20% che rischia di minare pericolosamente gli equilibri di questi ultimi 5 anni. Nonostante l’assenza di dati ufficiali (i dati di Osservatorio Revisioni Veicoli si fermano all’anno 2016), la media delle 300 unità/anno relativamente all’incremento dei centri di controllo si è sicuramente abbassata, complice il blocco della formazione per gli ispettori che perdura dal 20 Maggio 2018 (Decreto Dirigenziale n.211/18 art. 7).

Senza dati certi è inutile sbilanciarsi in proiezioni ed analisi, ma da una serie di informazione incrociate pare che i centri di controllo attualmente registrati, anche se non operativi, siano all’incirca 9000 mentre il potenziale di mercato rimane stabile intorno alle 14.000.000 unità. Il numero di revisioni pro-capite è quindi di 1555 pratiche all’anno per un fatturato di 70000€ secondo la vecchia tariffa, 85000€ secondo la nuova (54,90€). Un incremento però di 1800 centri di controllo vanificherebbe gli effetti positivi dell’aumento della tariffa – o adeguamento ISTAT che sia – sul fatturato delle imprese calcolato in base alle revisioni pro-capite: in quanto tempo si verificherà? 

P.S. In data 30 Gennaio 2021 si terrà su piattaforma ZOOM il meeting dell’associazione di categoria Asso.Car responsabile dell’adeguamento ISTAT della tariffa di revisione. Per partecipare clicca qui.

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E’ ufficiale: dopo oltre 13 anni di tariffa bloccata a 45€ + IVA arriva l’adeguamento ISTAT corrispondente a poco meno di 10€ + IVA. I dettagli al comma 1 dell’art. 126 bis della Legge di Bilancio 2021 che istituisce il cosiddetto “buono veicoli sicuri”.

” Al fine di adeguare la tariffa relativa alla revisione dei veicoli a motore e dei loro rimorchi, di cui all’articolo 80 del codice della strada, di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, ai sensi del comma 12 del citato articolo 80, con proprio decreto, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, modifica la tariffa prevista dall’articolo 2, comma 1, del regolamento di cui al decreto del Ministro dei trasporti 2 agosto 2007, n. 161, aumentandola di un importo pari 9,95 euro.

I dettagli del buono sono specificati al comma 2 del presente articolo. In sintesi, si tratterà di un rimborso sulla tariffa della revisione ministeriale pari a 9,95€ e valido esclusivamente nel triennio 2021-2023. Ogni cittadino potrà usufruire del rimborso in una sola occasione, anche se intestatario di più veicoli. Le modalità di erogazione non sono state specificate ufficialmente, ma con buona probabilità i centri di controllo saranno sollevati da questo onere.

A titolo di misura compensativa dell’aumento di cui al comma 1, per i tre anni successivi alla data di entrata in vigore del decreto di cui al medesimo comma, è riconosciuto un buono, denominato « buono veicoli sicuri », ai proprietari di veicoli a motore che nel medesimo periodo temporale sottopongono il proprio veicolo e l’eventuale rimorchio alle operazioni di revisione di cui all’articolo 80, comma 8, del codice della strada, di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285. Il buono può essere riconosciuto per un solo veicolo a motore e per una sola volta. L’importo del buono è pari 9,95 euro. Il buono di cui al presente comma è riconosciuto nel limite delle risorse di cui al comma 3 del presente articolo. Il Ministro delle infrastrutture e trasporti, con proprio decreto, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, definisce le modalità di attuazione del presente comma.”

Al comma 3 vengono invece stabilite le proporzioni della manovra economica per finanziare il buono veicoli sicuri, uno spreco a tutti gli effetti. Sarà infatti difficile placare l’ira funesta del popoletto indignato (immagine di destra): non era meglio investire denaro per migliorare i servizi erogati dalla Motorizzazione Civile, ad esempio? Inoltre, facendo una rapida stima, i fondi stanziati saranno insufficienti, e nemmeno di poco. Le revisioni ministeriali effettuate ogni anno ammontano a circa 14 milioni (fonte Osservatorio Autopromotec) mentre il tasso di motorizzazione è di 62 auto ogni 100 abitanti. Sarebbero necessari almeno 14mln x 9,95€ all’anno per coprire il “buono veicoli sicuri”, 140 mln circa all’anno a fronte dei 4 stanziati: solo il 3% degli automobilisti usufruirà quindi del bonus. “O tutti o nessuno”, come si suol dire: in questo caso, forse, era meglio nessuno. Nel 2023, a rigor di logica, il buono sarà fruibile esclusivamente dagli automobilisti con veicoli immatricolati nel 2019 in quanto tutti gli altri, considerando la periodicità biennale della revisione ministeriale, avranno già sfruttato il benefit negli anni 2021-2022. I conti non torneranno comunque. Per i 2 milioni di veicoli immatricolati nel 2019 sarebbero necessari 2mln x 9,95€, quindi 20 milioni di euro: solo il 20% degli automobilisti, pertanto, rimarrà soddisfatto, 

“Ai fini di cui al comma 2, nello stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasponi, è istituito un fondo con una dotazione di 4 milioni di euro per ciascuno degli anni 2021, 2022 e 2023.”

Seguiranno aggiornamenti e dettagli sulla data certa di entrata in vigore della disposizione pronosticata nei primi mesi del 2021.