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targa alert Archivi - FederIspettori

Per gli operatori

Cari amici di Casartigiani, l’avete combinata grossa. Non si mettono in dubbio le buone intenzioni alla base dell’app “Revisia”, ma la titolarità del progetto che, per coerenza, non può appartenere ad un’associazione di categoria. E ve lo dico da collega, non tanto in qualità di operatore del settore, ma perchè nel 2016, con l’ausilio di gruppo di responsabili tecnici – ora ispettori -, diventai portavoce di un sistema analogo. A dire il vero non inventai nulla di nuovo, bensì cercai di ufficializzare su scala nazionale i gruppi Facebook o Whatsapp locali di segnalazione, libere iniziative già in funzione da tempo. Ciò determinò anche la nascita di questo blog, uno spazio web inizialmente concepito per raggruppare dichiarazioni o interviste che rilasciai personalmente in merito al  progetto precursore denominato “Targa Alert”. Dalla landing page accessibile dal menù principale che, un po’ per nostalgia, un po’ per pigrizia, non ho mai provveduto a rimuovere, si possono ancora leggere articoli, consultare lo schemino esemplificativo ed addirittura accedere alla demo della piattaforma informatica pronta all’uso.

Fortunatamente un consulto da parte di un esperto di GDPR mi fece desistere dal proseguire in quella direzione in quanto l’ostacolo della privacy dell’automobilista che veniva segnalato a terzi soggetti era difficilmente aggirabile se non con spese folli. Il problema tuttavia è un altro, e non ha nulla a che vedere con la conformità o meno dell’app agli standard legislativi. Chiamalo Targa Alert, chiamala Revisia, in entrambi i casi si tratta di una clamorosa minchiata sotto ogni profilo (chiedo venia per il termine, ma rende meglio di qualsiasi altro il concetto). Io però, a differenza vostra, me la potevo permettere. Ero un giovane ingenuo, ma soprattutto non rappresentavo nulla se non la mia scellerata idea frutto di tanta voglia di cambiare il sistema, ma altrettanta inesperienza. Maturai una maggior consapevolezza quando si presentarono le prime grane derivanti dall’utilizzo dei gruppi whatsapp locali di segnalazione, in particolar modo quando arrivarono ad includere la quasi totalità dei centri della zona. Pensate un po’: tutti alleati contro il fantasma del “centro revisioni che promuove indiscriminatamente tutte le auto”, ma le revisioni dei veicoli irregolari venivano comunque effettuate. Ed eravamo tutti lì. Una volta il colpevole ero io “perchè quello è un cliente da anni”, una volta lui “perchè è un meccanico”, una volta quell’altro ancora “perchè non mi ero accorto di nulla, scusate ragazzi”. Nessun cambiamento quindi all’orizzonte, se non l’ulteriore strumento per i disonesti che consentiva di verificare se un’auto fosse stata segnalata o meno nel portale parallelo, anche facendolo presente all’automobilista. Serve che vi racconti com’è andata a finire una pacifica discussione con un edile siciliano che tornò sbraitando nel centro revisioni dove lavoro dandomi dell‘infame – peraltro giustamente – per la segnalazione? (cito l’origine geografica perchè ricordo come fosse ieri il teatrino recitato in dialetto palermitano stretto) E per fortuna che il soggetto era un bifolco abituato ad aggiustare le faccende alla vecchia maniera, altrimenti con buona probabilità sarei stato immerso ancora oggi nei problemi legali. Cari amici di Casartigiani, il problema non sono gli automobilisti che cercano di fare il proprio interesse: è la categoria che rappresentate che non è in grado di fare il proprio lavoro! E con questo clamoroso autogol lo avete dimostrato in modo inequivocabile. I centri di controllo incaricati dallo Stato per selezionare il parco circolante ricorrono ad una piattaforma privata per sottrarsi dalla propria funzione delegando – non si capisce bene chi – a farlo. Siete seri? A che servono le revisioni ministeriali se non vengono assegnati gli esiti sospeso/ripetere che bloccano legalmente il veicolo pericoloso o inquinante? Per fare incassare soldi alle officine? Hem, non funziona proprio così. Forse è giunto il momento di prendere atto all’unisono di quanto sia stata fallimentare l’esternalizzazione delle revisione dei leggeri, una ghiotta opportunità di business esclusivamente per i disonesti. Vogliamo veramente cambiare regime? Serve una rivoluzione radicale del settore: terzietà is the way.

P.S. Lungi da me voler rincarare ulteriormente la dose, ma con quale finalità credete che i privati si iscriveranno a Revisia? Per salvaguardare la sicurezza stradale oppure per avere un ulteriore strumento da utilizzare contro la concorrenza? A voi le conclusioni.

Confessioni di un RT

Buongiorno a tutti, mi chiamo Mario e questa è la mia esperienza ventennale come responsabile tecnico in provincia di Pavia. Ho iniziato nel 1998 presso un consorzio di autofficine che da subito hanno visto un business nell’opportunità di eseguire revisioni ministeriali come privati al pari della Motorizzazione Civile. L’obbiettivo principale di tutti non era tanto il miglioramento di servizio per i propri clienti, bensì la possibilità di aggirare il severo giudizio dei funzionari MCTC rimpiazzati con lavoratori subordinati, il più delle volte assunti senza competenze nel campo. Ricordo molto bene l’ispezione per il rilascio dell’autorizzazione ministeriale al centro per cui lavoravo: erano presenti il direttore della Motorizzazione, un funzionario, il rappresentante della casa costruttrice delle attrezzature, alcuni consulenti e tra documenti, libretti metrologici e misurazioni varie passai il giorno più formale della vita, dopo quello del matrimonio. Peccato che al primo giorno di operatività questo rigore venne meno e settimana dopo settimana mi rendevo sempre più conto di essere un semplice burattino nelle mani del sistema, ma tutto sommato non davo molto peso alla cosa. Ero incosciente, un giovane apprendista con conoscenze limitate di meccanica ed alle spalle un corso di 8 ore per imparare ad utilizzare i macchinari: non avevo la benchè minima idea di ciò che facevo. In queste condizioni era naturale seguire le indicazioni dei meccanici consorziati che avevano molta più esperienza di me, così mi trovai senza saperlo a fare il loro sporco gioco: –Massì, fammela passare questa, è un difetto di fabbrica!- oppure –dopo la sistemo, non ti preoccupare!– e così via. La mia bravura era legata alla velocità con cui lavoravo e la generosità con cui rilasciavo gli esiti: il piazzale era pieno, in 7 minuti chiudevo una pratica e come in catena di montaggio freni, gas e avanti il prossimo! (mi vengono i brividi solo a ripensarci). Successivamente vengo nominato responsabile tecnico ed inizio ad acquisire consapevolezza: la firma sui referti era la mia, non mi accontentavo più di una pacca sulla spalla o di un “bravo ragazzo“. Dai corsi ho appreso nel dettaglio la normativa, le responsabilità civili e ancor peggio quelle penali… non c’erano più scuse, rischiavo veramente grosso. Cambiai progressivamente il mio modo di operare rivalutando tutti i favori fatti (i classici “ho l’appuntamento dal gommista” e “dopo la riparo“): che garanzie avevo delle effettive messe in sicurezza dei veicoli difformi? Nessuna, e a dar credito alla mia ipotesi c’erano i risultati del database che avevo creato negli anni con l’elenco dei veicoli carenti revisionati comunque con esito regolare, una sorta di TARGA ALERT personale. Le auto a cui avevo abbuonato alcuni difetti ritornavano dopo due anni con gli stessi identici problemi: fine dei favori! D’ora in poi avrei lavorato correttamente assegnando il giusto esito alle revisioni dei veicoli, come era giusto che fosse. Certamente a suon di “ripetere” e “sospeso dalla circolazione” non ero più il bravo ragazzo di una volta, ma la mia priorità era diventata quella di tutelarmi. Gli unici che sfuggivano a questo nuovo modo di operare erano i meccanici che, in virtù dell’ingente numero di veicoli che portavano presso il centro, pretendevano un trattamento di favore, altrimenti minacciavano di andare altrove. Le cose sono leggermente migliorate con l’introduzione del protocollo MCTC Net 2 nel 2015: finalmente con la scusa dei nuovi software riuscivo a tenere a bada qualche cliente in più, ma la strada da percorrere per poter parlare realmente di sicurezza stradale è ancora molto lunga…

Per gli operatoriAssociazione ICC

Targa Alert è un’iniziativa privata fra responsabili tecnici di centri di revisione che scelgono di cooperare per dare più credibilità al lavoro svolto quotidianamente. Le prime informazioni note riguardanti questo progetto risalgono al Marzo 2017 per mezzo degli articoli pubblicati da KeRete, Autofficina Sicura ed il portale Tutto Auto Web che da subito hanno deciso di supportare  questa “scommessa” rivoluzionaria (Revisioni facili: nasce in Lombardia un progetto per contrastarle; Nasce Targa Alert, la rete di responsabili tecnici in Lombardia; Targa Alert, revisione auto senza imbrogli). Che dire, cari sostenitori, ci avete visto davvero lungo poichè Targa Alert ora è una realtà in continua espansione su tutto il territorio che in più occasioni ha ricevuto il benestare dall’Amministrazione e dalle Forze dell’Ordine. Per chi non avesse letto gli articoli o fosse interessato ad avere qualche informazione in più, illustro molto brevemente i punti chiave dell’iniziativa. La concorrenza tra centri di revisione è alla base del fenomeno delle revisioni facili e l’unico modo per porvi rimedio è il superamento di tale regime collaborando fra competitors. Il responsabile tecnico, a seguito di controllo preventivo o di semplice esame visivo del veicolo, segnala ai colleghi della zona i mezzi dei clienti che per qualsiasi motivo si sono sottratti all’esito negativo del collaudo ministeriale. La speranza dell’utente in difetto è sempre quella di trovare un concorrente disposto a certificare l’idoneità alla circolazione del veicolo senza la relativa messa in sicurezza, ma purtroppo per lui (o per fortuna per la sicurezza di tutti) la realtà è che sempre più spesso trova un tecnico che conosce in anticipo la situazione. Il vantaggio concreto per l’operatore, oltre al notevole risparmio di tempo, è la possibilità di gestire al meglio la pratica ponendo tutte le basi per assegnare in modo irreversibile l’esito negativo al collaudo. Nel mese di Aprile 2017, dopo quasi un anno di sperimentazione del progetto, il Portale dell’Automobilista ha messo a disposizione degli utenti il nuovo servizio che permette di risalire alla data dell’ultima revisione di un veicolo (clicca qui per il link diretto). Con questo nuovo dato è emerso che molto spesso i mezzi non conformi alla circolazione vengono revisionati con esito regolare lo stesso giorno della segnalazione, dimostrazione evidente che la concorrenza sleale è un problema concreto. Per dare un’idea delle proporzioni di questo fenomeno, di seguito propongo i dati del semestre Agosto 2017-Gennaio 2018 raccolti da Dario Valerani (foto di sinistra) e Damiano Piazzi (foto di destra), due responsabili tecnici lodigiani che hanno deciso di esporsi per testimoniare i frutti positivi della collaborazione tramite Targa Alert.


I colori della tabella mostrano chiaramente la classificazione degli alerts a seconda dell’evoluzione della segnalazione a seguito del confronto con i dati del Portale dell’Automobilista. Solo il 25% dei clienti con veicoli risultati irregolari nel controllo preventivo (contrassegno verde) si sono presentati allo stesso centro di revisione dopo aver provveduto alle riparazioni previste dal responsabile tecnico. Del restante 75% possiamo solo formulare ipotesi, ma il 20% contrassegnato in rosso lascia veramente poco spazio all’immaginazione poichè il veicolo segnalato viene revisionato con esito regolare a distanza di poche ore dalla trasmissione dell’alert, lasso di tempo palesemente insufficiente per l’esecuzione dei lavori necessari. Il gruppo contrassegnato in giallo è una categoria ibrida in quanto composta da veicoli revisionati altrove dopo alcuni giorni dalla segnalazione o non revisionati per nulla. Come si può giustificare questo periodo? Tempi tecnici legati alla riparazione o alla ricerca di un centro di revisioni compiacente? I veicoli di cui si sono perse le tracce sono prossimi alla rottamazione o circolano con etichette di collaudo false che naturalmente non figurano dai terminali? L’Amministrazione e le Forze dell’Ordine avrebbero i mezzi per rispondere a queste domande prendendo i provvedimenti utili a limitare i veicoli pericolosi che circolano ed i centri di revisione irregolari, ma fino ad oggi purtroppo la collaborazione è stata scarsa o poco proficua. Pare che per l’ennesima volta i cavilli giuridici e l’eccesso di burocrazia abbiano la meglio sulla salvaguardia della sicurezza stradale; tu cosa ne pensi?