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E rieccoci qua, purtroppo. L’ultimo articolo di questo calibro risale al giorno 8 Settembre 2018, a circa un mese dal disastroso crollo del ponte Morandi a Genova. Vi consiglio vivamente di leggerlo, almeno vi renderete conto che in fin dei conti, la storia è sempre quella: cambiano i soggetti, le infrastrutture e le dinamiche, ma non la morale. (link articolo). E puntualmente, anzichè imparare dagli errori, ci ricaschiamo. Lungi da me strumentalizzare 14 vittime innocenti, ma per quel che posso mi piacerebbe concorrere affinchè disastri del genere non ricapitino mai più. Sì, mi sento molto chiamato in causa, in primis perchè potevo benissimo essere in prima persona con la mia famiglia sopra quella disgraziata funivia, al pari di tutti quanti voi lettori, ma secondariamente perchè vivo quotidianamente circostanze analoghe, solo più in piccolo. Quanto alla proporzione del fenomeno che mi riguarda direttamente, la revisione periodica dei veicoli, chi può dirlo? Un ponte che cade, come una funivia, fa molto rumore, in tutti i sensi, ma un incidente stradale, magari senza gravi conseguenze, finisce nel dimenticatoio. Ogni tanto ci scappa il morto, uno a Napoli, un altro a Milano, l’indomani a Palermo, ieri a Padova…casi isolati o fenomeno di massa? Ritengo corretta la seconda, ma non potendo dimostrarlo passo oltre ed arrivo al punto.  Senza entrare troppo nel merito della questione, dato che ormai da giorni i media ci tartassano, vi sottopongo un articolo di AGI (link), uno dei tanti pubblicati oggi 26 Maggio 2021. E’ l’imput che aspettavo impazientemente da Domenica, una semplice conferma di quanto era già ampiamente prevedibile. Ne riporto le parte più saliente: “C’erano malfunzionamenti nella funivia, è stata chiamata la manutenzione, che non ha risolto il problema o lo ha risolto solo in parte. Per evitare ulteriori interruzioni del servizio, hanno scelto di lasciare la ‘forchetta’, che impedisce al freno d’emergenza di entrare in funzione” [..] La svolta nelle indagini sul disastro della funivia del Mottarone è arrivata nella notte. Tre persone sono state arrestate: si tratta di Luigi Nerini, amministratore della società Ferrovie del Mottarone che gestisce la funivia, Gabriele Tadini, direttore del servizio ed Enrico Perocchio, caposervizio.”  Ed eccoci qua, anzi RI-eccoci qua: la storia si ripete. Dalle indagini risuona sempre la solita antifona: un imprenditore che per massimizzare i profitti risparmia sulla sicurezza dei cittadini. Una notizia che ormai non fa più notizia, tanto ne siamo abituati, ma il punto è un altro. Che business e sicurezza non possano andare a braccetto è un dato di fatto, ma vi invito a leggere nomi e ruoli degli indagati. Il titolare, presumibilmente coinvolto nella vicenda, il direttore, che il linea teorica è il suo braccio destro, e poi c’è questo fantomatico “caposervizio”. Premetto di non sapere assolutamente nulla dell’organigramma aziendale di un’infrastruttura del genere, ma questa figura mi ricorda molto quella dell’ispettore, o “responsabile tecnico” della revisione ministeriale. Un ruolo fittizio, un ruolo che esiste perchè deve esistere, un ruolo che esiste perchè qualcuno deve sempre pagare per un sistema con il quale non c’entra assolutamente nulla. Oggi con un supplemento di 50 euro netti nella busta paga siamo tutti “capi”, “responsabili”, “manager”, salvo poi dover sempre abbassare la testa e dire – sì, padrone –. Quando il fine è la salvaguardia della sicurezza, non ci possono essere interferenze e legami di subordinazione: ispettori revisione, responsabili sicurezza, addetti sicurezza e certificatori IN-DI-PEN-DEN-TI. Non vorrei mai più scrivere una pagina del genere.

Il ricordo delle 14 vittime

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C’era una volta un Centro di Revisioni a Springfield con due linee di collaudo e due Responsabili Tecnici, Marco e Paolo.

Tra i due colleghi non correva buon sangue visto il diverso modo di lavorare,  conseguenza diretta dell’opposto stile di vita: il primo era un “vivi e lascia vivere”, il secondo un “insopportabile precisino”. Senza entrare nel life coaching, sintetizzo e banalizzo dicendo che Marco è il Responsabile Tecnico bravo, Paolo quello cattivo.

Marco è il beniamino del titolare, in 10 anni di servizio mai una lite, una discussione, un confronto: “padron comanda, cavallo trotta!” Paolo invece è la new entry, lavora da soli 3 anni al Centro di Revisioni e da quando è arrivato l’equilibrio e la pace sono venuti meno.

I clienti chiedono sempre di Marco e, se possono, evitano Paolo che è stato più volte richiamato dalla direzione per il comportamento poco gradito. Un esempio lampante di questa realtà è la riconoscenza delle persone durante le festività natalizie: Marco rientra a casa la Vigilia con l’automobile piena di panettoni, cesti e bottiglie extra, Paolo si deve accontentare del consueto pacco aziendale.

Vi dirò di più.

Oltre ad essere il beniamino del titolare, Marco è anche il beniamino del paese, giorno e notte ben accetto in ogni circostanza e in ogni dove. Il carismatico ragazzo, sempre pronto a cogliere la palla al balzo, non perde mai l’occasione di acquisire nuovi contatti qualificandosi immediatamente come responsabile tecnico di revisioni…[che bravo, anche nel tempo libero ha la testa nel lavoro!]. Per evitare chiacchiere a vanvera, riporto un altro dato di fatto: Marco non paga mai la birra al bar, non fa mai la fila in posta e non paga le multe in comune.

-Paolo è inutile che rosichi, non ha il carisma del collega!-

Paolo deve evitare la pizzeria in centro, probabilmente il pizzaiolo gli sputerebbe nel piatto vista la lite furibonda scaturita dopo l’esito ripetere dell’auto malmessa. Fortunatamente a Springfield non c’è solo pizza, ma bisogna rinunciare anche all’ hot dog vista l’auto promozionale del ristorante con applicate  corna di bufalo molto american style, ma decisamente poco a norma. Dimenticavo, niente negozio di alimentari. Il figlio del titolare, [ex] amico d’infanzia, ha una spider con i vetri fumè che Paolo avrebbe dovuto certificare visti gli innumerevoli panini col prosciutto cotto offerti al tempo delle mele dopo l’oratorio feriale…[che ingrato!] Oh Paolo Paolo, affrettati a cercare un ristoro che la pausa pranzo sta terminando! Mi raccomando, fai doppia attenzione, cinture di sicurezza sempre allacciate e cellulare in tasca, il vigile non vede l’ora di darti una multa dopo quella faccenda del catadiottro posteriore della sua moto… per fortuna che c’era Marco!!!

Con questo aneddoto simpatico [spero], vorrei incoraggiare tutti i colleghi seri e professionali che ogni sera rientrano a casa come reduci di guerra dopo la dura giornata lavorativa. Sicuramente i “vivi e lascia vivere” avranno la vita più facile e avranno più amici di circostanza, ma non c’è cosa più preziosa e appagante della dignità.