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Siamo alle solite: Brambilla che si scaglia contro le associazioni di categoria. E’ un classicone, un po’ come un Travaglio contro Berlusconi, una litania che ha ormai perso di carattere tant’è monotona e ripetitiva. Credetemi, il sottoscritto è il primo ad essersi stancato di tutto questo, ma ogni qual volta si presentano nuovi comunicati delle associazioni di categoria del settore revisioni…mi cascano le palle (questa è una battuta rivolta a tutti coloro che sono al corrente delle mie recenti vicende personali). Ci tengo a precisarlo. Che questo blog non sia affatto superpartes è sotto agli occhi di tutti, ma l’oggettività che contraddistingue la nostra redazione credo – e mi auguro – sia ormai fuori discussione. E’ importante che passi questo messaggio: io non vi attacco per partito preso perchè rappresentate un interesse contrapposto alla mia categoria di appartenenza, ci mancherebbe. Vi attacco perchè ogni qual volta aprite bocca emerge tutta la bassezza dei vostri profili personali e la sterilità delle vostre argomentazioni. Sì, ho volutamente evidenziato il riferimento a voi: il settore, con tutte le relative criticità fisiologiche e collaterali, è decisamente una spanna sopra, è migliore sotto ogni punto di vista. Esistono fior di imprenditori che in tutta Italia hanno lasciato il segno e dovrebbero essere i primi ad indignarsi per questa attività sindacale mediocre. E’ come se in un derby – il recepimento della 2014/45ue in un certo senso lo è – una squadra mette in campo le riserve delle riserve. Certo, gli avversari vincono facile, ma che spettacolo diamo al pubblico? Alziamo il livello della disputa, che magari ne esce qualcosa di positivo a vantaggio di tutte le parti. Invece no. A quanto pare l’unica preoccupazione di Confartigianato, con sottoscrizione di CNA e Casartigiani, è quella di mantenere l’ispettore a libro paga. Nel comunicato pubblicata in data 16 Febbraio 2022, nello specifico all’interno delle osservazioni al DM 446, vengono riportate testuali parole: “andrebbe diversificato a seconda delle categorie dei veicoli a motore (per gli ispettori dei pesanti, regime di libera professione; per gli ispettori dei veicoli leggeri, rapporto di lavoro dipendente. La Direttiva 2014/45/UE, Art. 1, comma 3, punto 4, non contempla il principio di indipendenza dell’ispettore come formulato dal Decreto”. Partiamo dalla direttiva 2014/45Ue, Art.1, comma 3 punto 4 che non esiste, almeno nella versione presente in Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea. L’articolo 1 definisce l’oggetto della direttiva, si esaurisce in una riga ed è privo di articolazioni. Ma quale 2014/45UE avete letto? Nella versione nota a tutti, in particolare alla DG della Motorizzazione che probabilmente vorreste fare fessa, all’articolo 13 comma 4 è disposto quanto segue: “Al momento di effettuare un controllo tecnico, l’ispettore deve essere esente da conflitti di interesse, in modo da assicurare, con piena soddisfazione dello Stato membro o dell’autorità competente interessati, che è mantenuto un elevato livello di imparzialità e obiettività.” Vi era sfuggito questo passaggio, immagino, nonostante qualche riga sotto avente definito il potenziale nuovo regime giuridico degli ispettori come “un punto molto pericoloso e delicato che ha un impatto diretto sull’operatività e funzionalità del centro di controllo.” Ah, ma allora avete ben chiaro quale scenario si prospetta: l’art. 17 del DM 446 non lascia spazio a dubbi di alcun genere. Quel che sfugge a me è invece con quale coraggio chiedete un doppio regime senza argomentare, utilizzando quel “dovrebbe” che suono molto come un diktat. Mettetevi nei panni del legislatore, che a differenza vostra conosce abbastanza bene le norme e soprattutto detiene qualche responsabilità in più. Per i pesanti ha prescritto la massima espressione dell’eliminazione dei conflitti d’interesse di qualsiasi natura, cosa vi aspettate nell’ambito dei leggeri? Come giustificherebbe legalmente e moralmente il doppiopesismo da voi auspicato? L’origine è pur sempre il medesimo comma 8 dell’art. 80 del C.d.S. che disciplina l’esternalizzazione dei controlli tecnici sui veicoli. Il nuovo modello in uso per i veicoli pesanti risale a Novembre 2021, il precedente applicato ai leggeri al lontano 1993. Vale la pena giocare l’all-in su una norma obsoleta che negli anni ha arrecato danni alla totalità degli imprenditori per bene? Il problema del settore, da sempre, è la concorrenza sleale che nasce dalla domanda scorretta, e viene amplificata dall’impossibilità pratica di attuare una supervisione adeguata da parte delle autorità. La terzietà degli ispettori è una possibile soluzione, in quanto privando le imprese dell’autorità ministeriale le limita come tali, ovvero attività commerciali private che vendono un servizio erogato da terzi a cui vengono delegati tutti gli oneri di carattere pubblico. Eliminati in un colpo solo i pessimi risvolti del clientelismo, la concorrenza scorretta che sistematicamente sottrae lavoro ed al contempo abbattuti i costi fissi del dipendente. Qual è la vostra controproposta? Pensate veramente che mantenendo lo status-quo sia tutto a posto? Probabilmente sì, per voi lo è, ed è per questo che non vi reputo degni della posizione che ricoprite. Là fuori c’è un mondo diverso, imprenditori logorati da anni di mala gestione, persone che cercano stabilità e garanzie, non continue tarantelle per scongiurare a tempo determinato un cambiamento inarrestabile. Le autofficine di nuova concezione non sono più le botteghine che rappresentate gestite secondo la mentalità degli anni 60. Il mondo è cambiato, ci sono tutti i presupposti per intervenire a 360° sulle carenze dei veicoli, ma occorre un controllo tecnico che vada di pari passo al progresso. Basti pensare ai sistemi ADAS per l’assistenza di guida o, nella massima espressione, per l’autopilota. Quale impatto avrebbe sulla sicurezza stradale collettiva un radar mal calibrato? Ma quanto si può essere ottusi ed accecati da biechi interessi per non vedere tutto ciò? Interessi discutibili, mi permetto di aggiungere, perchè in fin dei conti l’indotto derivante dal corretto svolgimento delle revisioni arriva niente meno che nelle tasche della officine. Ma quale problema avete? I vostri rappresentati sono d’accordo?

Passiamo alla parte divertente, per non appesantire troppo la lettura. Riporto testualmente un paragrafo contenuto nel documento già citato.

“Gli ispettori autorizzati o abilitati sono esonerati dai requisiti richiesti all’allegato IV punto 1) del Decreto Ministero Infrastrutture e Trasporti n. 214/2017. Il principio che vale per i veicoli leggeri, si applica anche per i veicoli pesanti ovvero gli ispettori che hanno effettuato il corso di 50 ore, di cui all’Accordo Conferenza Stato Regioni del 17 aprile 2019, sono esonerati dall’esame finale?”

Il riferimento normativo al DM 214/17 riguarda gli ispettori abilitati secondo la precedente normativa, i responsabili tecnici, convertiti automaticamente senza adeguamenti formativi alla nuova figura professionale. Quale pertinenza avrebbe questo principio, peraltro molto discutibile, con i futuri operatori addetti alla revisione dei veicoli pesanti, un ruolo senza precedenti nella sfera del privato? Fatemi capire. Chi vorreste privare dell’esame abilitativo finale? E sempre in tema di esami il best of, una richiesta che mi auguro faccia prendere seri provvedimenti alla Direzione Generale della Motorizzazione:

“Per quanto concerne l’attivazione delle Commissioni di esame presso le DGT della Motorizzazione per la valutazione di idoneità e la conseguente abilitazione degli ispettori in esito ai corsi di formazione di cui all’Accordo Stato Regioni n. 65/CSR del 17 aprile 2019, richiediamo che fra i componenti delle richiamate Commissioni sia inserito un rappresentante delle Associazioni di Categoria, anche solo come osservatore. La presenza di tale rappresentante si ritiene necessaria e legittima in quanto la figura dell’ispettore è direttamente connessa e funzionale all’espletamento dell’attività dei centri di controllo.”

Devo commentare? No, in questo caso mi astengo. Vedete? Non serve che qualcuno vi smentisca o vi metta in cattiva luce: siete la caricatura di voi stessi! Fa tenerezza quando poi andate a piagnucolare dal direttore generale della Motorizzazione per essere stati messi all’angolo nei tavoli tecnici del gruppo lavoro attrezzature (Relazioni MIMS gruppi lavoro attrezzature), un’area nella quale è emersa la vostra straordinaria conoscenza della 2014/45ue. Già, perchè nonostante abbiate dimenticato il principio cardine della direttiva, non vi è certo sfuggita l’eventuale possibilità di poter tarare l’attrezzatura, ad eccezione dell’analizzatore gas, a cadenza biennale. Ma lo vedete che sotto sotto, quando vi fa comodo, la conoscete la legge? E’ il classico modus-operandi “chiagni e fotti”, opportunismo ed ipocrisia in salsa italiana, un sistema che non ha mai dato – e non darà mai – risvolti positivi. Con questa mentalità spicciola avete concorso, negli anni, alla rovina del settore con gravi ripercussioni alla sicurezza stradale, quella stessa sicurezza stradale con la quale condite il nulla cosmico contenuto nelle vostre istanze.

E’ ora di finirla, avete perso credibilità.

FederispettoriPer gli operatori

Conoscete Piero? Piero Rista fu il primo presidente, nonchè ideatore e fondatore di Asso.Car, l’associazione che fino all’altro ieri rappresentava i cosiddetti centri di controllo “puri”. Un simpatico signore, di una certa età, ma solo all’anagrafe: in una carcassa da ultrasettantenne lo spirito rivoluzionario di un ventenne. Energia pura, con tanta determinazione e volontà di cambiare un settore nel quale ha sputato sangue per l’intera vita, sia come imprenditore che come rappresentante di categoria. Ebbene sì. Piero era un ex-CNA, anzi, l’ex presidente di CNA autoriparazione, mica uno qualsiasi. E quando da un’organizzazione così importante si passa ad altro “mettendosi in proprio”, per così dire, si lascia sempre il segno. Mi auguro sia ormai cosa nota che la militanza, a tutti i livelli, nelle associazioni di categoria rappresenti per il singolo un’ingente perdita di denaro, tempo ed energie. Perchè mai, dunque, un anziano imprenditore  giunto al capolinea del proprio percorso lavorativo si è rimesso in gioco? Soldi? Naaa. Fama? Macchè. Ideali. Ci sta tutta. Credo che ad un certo punto della propria vita, una volta raggiunta la serenità economica per se e per i propri cari, una persona può decidere di spendere il proprio tempo per le questioni morali (che vengono sempre dopo a quelle finanziarie, sia chiaro), togliendosi magari qualche sassolino dalla scarpa. Ecco Piero. Una vita in CNA, senza mai poter esprimere liberamente la propria posizione. Questo è quanto raccontava al 1° meeting nazionale Asso.Car al quale ero presente insieme all’ex collega di un’associazione ormai morta e defunta. Quanto alle motivazioni, è tutto riportato in breve dall’illustre e sempre democratica penna di Andrea Da Lisca, autore dell’articolo del quale riporto lo spezzone.

Non che avessi mai creduto nell’idea del centro di controllo puro, ma la vedevo come un’opportunità per cambiare alcune dinamiche ormai stagnanti da decenni. Ma ve lo siete mai domandati: –*zzo è il centro puro?- Non chiedo tanto: trovatemi un comma o un’articolo di qualsiasi fonte giuridica che lo regolamenti. Si avvicina molto al cosiddetto consorzio disciplinato dall’articolo 80, comma 8 del Codice della Strada, una forma societaria fra…pasticceri? giardinieri? No. Autoriparatori. Meccanici quindi, che fanno la guerra ad altri meccanici per chi ce l’ha più grosso cavalcando l’onda di una direttiva europea, la 2014/45ue, che in linea di principio sembrerebbe dar ragione a chi si occupa esclusivamente di revisioni. Giusto? Sbagliato? Non sta certo a me decretarlo. L’importante era che finalmente qualcosa si muoveva, qualcuno aveva il coraggio di puntare i piedi ed affermare pubblicamente: – questo settore non funziona! -. Se poi veniva impiegata come cavallo di Troia la medesima direttiva che legittima la nascita di una nuova categoria professionale, la nostra, tanto meglio per tutti. Due schieramenti di conseguenza: i progressisti, composti da centri di controllo “puri” ed ispettori incaricati di un’attività esclusiva e ben definita, ed i conservatori, figli del modello CNA/Confartigianato: imprenditore padrone e dipendente meccanico-gommista-carrozziere-elettrauto-ispettore-impiegato-addetto alle pulizie e naturalmente inquadrato nel più basso livello possibile consentito dalla legge (quando va bene).

Imprenditori quindi, che utilizzano a proprio vantaggio i dipendenti per vincere sulla concorrenza, altri imprenditori con la mentalità ferma agli anni 60. Con la promessa da marinaio di qualche manciata di euro in più nello stipendio e l’onore – non il diritto, non sia mai! – di veder indicata in busta paga l’effettiva mansione, questi abili demagoghi credevano di comprarsi la categoria degli ispettori. Peccato che il desiderio di indipendenza e la consapevolezza di essere una categoria a prescindere dai centri di controllo, come specificato in modo inequivocabile dalla normativa europea, abbia aperto gli occhi a numerosi operatori spingendoli a non accettare il ricatto. E non si tratta esclusivamente di soldi: perchè mai dover rispondere ad un titolare quando si può esercitare il ruolo in totale autonomia? La terzietà degli ispettori è anche l’arma che avrebbe consentito concretamente alle imprese più strutturate nell’ambito della revisione, in pratica i “centri puri”, di vincere in definitiva su coloro che considerano tale servizio come un’accessorio all’autoriparazione. Volete sapere com’è finita? Piero è scomparso prematuramente circa due anni fa e questo è il risultato:

Da sinistra a destra Luciano Castellin, CNA e leader mondiale nell’abuso del termine “sicurezza stradale” (naturalmente a sproposito). Alla sua destra tale Circosta, l’attuale presidente di CNA meccatronici che, nonostante la nobile carica, ha probabilmente molto da imparare dal collega senza decori. Dopo un individuo ben vestito non identificato la tripletta della IX Commissione Trasporti del Parlamento: Elena Maccanti, Lega, Roberto Rosso, Forza Italia e Davide Gariglio, PD. Al centro, dietro a tutti il direttore d’orchestra, Luca Donna, attuale presidente di Asso.CAR mentre a destra Vincenzo Ciliberti – si, è sempre lui!- ed un soggetto con spiccato accento romano che si porta sempre appresso, quello simpatico della coppia Confartigianato per intenderci.

Un titolo per questa imbarazzante rappresentazione?

“Paura di perdere il controllo sulle revisioni”, immagine Jpeg, 1600×1100

E’ naturale: in un settore basato sul patto illecito utente-imprenditore ai danni della collettività, qualsiasi misura, anche economicamente vantaggiosa, che possa in qualche modo alterare questo meccanismo viene presa di petto dai diretti interessati. Nascono nuove alleanze, anche fra portatori di interessi contrapposti (o presunti tali) per fronteggiare il nemico comune, quello che fino a qualche anno fa non veniva neanche considerato. Ora fa paura, molta paura…ma è solo l’inizio.

Dispiace solo per Piero che dall’alto probabilmente vede qualcosa di profondamente urticante e diverso dal progetto al quale ha dedicato tanta tenacia e passione. Ciao Piero!