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Asso Car Archivi - FederIspettori

Per gli operatoriFederispettori

Conoscete Piero? Piero Rista fu il primo presidente, nonchè ideatore e fondatore di Asso.Car, l’associazione che fino all’altro ieri rappresentava i cosiddetti centri di controllo “puri”. Un simpatico signore, di una certa età, ma solo all’anagrafe: in una carcassa da ultrasettantenne lo spirito rivoluzionario di un ventenne. Energia pura, con tanta determinazione e volontà di cambiare un settore nel quale ha sputato sangue per l’intera vita, sia come imprenditore che come rappresentante di categoria. Ebbene sì. Piero era un ex-CNA, anzi, l’ex presidente di CNA autoriparazione, mica uno qualsiasi. E quando da un’organizzazione così importante si passa ad altro “mettendosi in proprio”, per così dire, si lascia sempre il segno. Mi auguro sia ormai cosa nota che la militanza, a tutti i livelli, nelle associazioni di categoria rappresenti per il singolo un’ingente perdita di denaro, tempo ed energie. Perchè mai, dunque, un anziano imprenditore  giunto al capolinea del proprio percorso lavorativo si è rimesso in gioco? Soldi? Naaa. Fama? Macchè. Ideali. Ci sta tutta. Credo che ad un certo punto della propria vita, una volta raggiunta la serenità economica per se e per i propri cari, una persona può decidere di spendere il proprio tempo per le questioni morali (che vengono sempre dopo a quelle finanziarie, sia chiaro), togliendosi magari qualche sassolino dalla scarpa. Ecco Piero. Una vita in CNA, senza mai poter esprimere liberamente la propria posizione. Questo è quanto raccontava al 1° meeting nazionale Asso.Car al quale ero presente insieme all’ex collega di un’associazione ormai morta e defunta. Quanto alle motivazioni, è tutto riportato in breve dall’illustre e sempre democratica penna di Andrea Da Lisca, autore dell’articolo del quale riporto lo spezzone.

Non che avessi mai creduto nell’idea del centro di controllo puro, ma la vedevo come un’opportunità per cambiare alcune dinamiche ormai stagnanti da decenni. Ma ve lo siete mai domandati: –*zzo è il centro puro?- Non chiedo tanto: trovatemi un comma o un’articolo di qualsiasi fonte giuridica che lo regolamenti. Si avvicina molto al cosiddetto consorzio disciplinato dall’articolo 80, comma 8 del Codice della Strada, una forma societaria fra…pasticceri? giardinieri? No. Autoriparatori. Meccanici quindi, che fanno la guerra ad altri meccanici per chi ce l’ha più grosso cavalcando l’onda di una direttiva europea, la 2014/45ue, che in linea di principio sembrerebbe dar ragione a chi si occupa esclusivamente di revisioni. Giusto? Sbagliato? Non sta certo a me decretarlo. L’importante era che finalmente qualcosa si muoveva, qualcuno aveva il coraggio di puntare i piedi ed affermare pubblicamente: – questo settore non funziona! -. Se poi veniva impiegata come cavallo di Troia la medesima direttiva che legittima la nascita di una nuova categoria professionale, la nostra, tanto meglio per tutti. Due schieramenti di conseguenza: i progressisti, composti da centri di controllo “puri” ed ispettori incaricati di un’attività esclusiva e ben definita, ed i conservatori, figli del modello CNA/Confartigianato: imprenditore padrone e dipendente meccanico-gommista-carrozziere-elettrauto-ispettore-impiegato-addetto alle pulizie e naturalmente inquadrato nel più basso livello possibile consentito dalla legge (quando va bene).

Imprenditori quindi, che utilizzano a proprio vantaggio i dipendenti per vincere sulla concorrenza, altri imprenditori con la mentalità ferma agli anni 60. Con la promessa da marinaio di qualche manciata di euro in più nello stipendio e l’onore – non il diritto, non sia mai! – di veder indicata in busta paga l’effettiva mansione, questi abili demagoghi credevano di comprarsi la categoria degli ispettori. Peccato che il desiderio di indipendenza e la consapevolezza di essere una categoria a prescindere dai centri di controllo, come specificato in modo inequivocabile dalla normativa europea, abbia aperto gli occhi a numerosi operatori spingendoli a non accettare il ricatto. E non si tratta esclusivamente di soldi: perchè mai dover rispondere ad un titolare quando si può esercitare il ruolo in totale autonomia? La terzietà degli ispettori è anche l’arma che avrebbe consentito concretamente alle imprese più strutturate nell’ambito della revisione, in pratica i “centri puri”, di vincere in definitiva su coloro che considerano tale servizio come un’accessorio all’autoriparazione. Volete sapere com’è finita? Piero è scomparso prematuramente circa due anni fa e questo è il risultato:

Da sinistra a destra Luciano Castellin, CNA e leader mondiale nell’abuso del termine “sicurezza stradale” (naturalmente a sproposito). Alla sua destra tale Circosta, l’attuale presidente di CNA meccatronici che, nonostante la nobile carica, ha probabilmente molto da imparare dal collega senza decori. Dopo un individuo ben vestito non identificato la tripletta della IX Commissione Trasporti del Parlamento: Elena Maccanti, Lega, Roberto Rosso, Forza Italia e Davide Gariglio, PD. Al centro, dietro a tutti il direttore d’orchestra, Luca Donna, attuale presidente di Asso.CAR mentre a destra Vincenzo Ciliberti – si, è sempre lui!- ed un soggetto con spiccato accento romano che si porta sempre appresso, quello simpatico della coppia Confartigianato per intenderci.

Un titolo per questa imbarazzante rappresentazione?

“Paura di perdere il controllo sulle revisioni”, immagine Jpeg, 1600×1100

E’ naturale: in un settore basato sul patto illecito utente-imprenditore ai danni della collettività, qualsiasi misura, anche economicamente vantaggiosa, che possa in qualche modo alterare questo meccanismo viene presa di petto dai diretti interessati. Nascono nuove alleanze, anche fra portatori di interessi contrapposti (o presunti tali) per fronteggiare il nemico comune, quello che fino a qualche anno fa non veniva neanche considerato. Ora fa paura, molta paura…ma è solo l’inizio.

Dispiace solo per Piero che dall’alto probabilmente vede qualcosa di profondamente urticante e diverso dal progetto al quale ha dedicato tanta tenacia e passione. Ciao Piero!

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1 – Un Principio Economico Antico ed Ineludibile. La Congruità Economica

La continuità sana delle imprese, autentico motore del benessere del contesto sociale, si fonda sulla generazione e distribuzione di utilità economica.

La generazione e distribuzione di utilità economica si fonda, per l’impresa e per tutti i suoi interlocutori dai dipendenti all’erario ai consumatori finali, sulla congrua remunerazione dei fattori produttivi utilizzati per erogare il proprio servizio e sulla possibilità di proporre questi ultimi sul mercato ad un prezzo equo/congruo.

L’impossibilità di conseguire tale virtuosa relazione di congruità non può che condurre all’insoddisfazione di tutti gli interlocutori dell’impresa, dipendenti, erario, consumatori finali, etc. e al fallimento della stessa. Il risultato annunciato non è altro che la desertificazione del sistema impresa e della generazione e distribuzione di utilità economica dello stesso.

Una remunerazione è congrua quando consente di acquisire a condizioni di mercato i fattori produttivi necessari alla realizzazione delle specifiche di qualità dell’output, incluso il rischio d’impresa, effettuare gli investimenti necessari alla continuità e residuare un equo profitto. Per l’attività d’impresa privata nel sistema economico Italia si considera attualmente congrua una remunerazione compresa tra il 5,5% e il 6,0%.

“Ritenuto che l’espletamento delle revisioni da parte delle imprese di cui al citato articolo 80, comma 8, del decreto legislativo n. 285 del 1992 debba consentire alle stesse un equo utile, connesso con l’esercizio della loro attivita’« (Decreto 161, 2 agosto 2007).

2 – Obiettivo

L’obiettivo dell’Analisi Economico Finanziaria 2019-2011 è valutare, attraverso l’utilizzo degli indicatori chiave di performance più opportuni e consolidati e l’analisi degli scostamenti elementari, l’evolversi delle condizioni di equilibrio economico e finanziario dei Centri di Revisione Puri.

L’obiettivo della Proiezione Economico Finanziaria 2020-2024 è valutare, attraverso l’utilizzo degli indicatori chiave di performance più opportuni e consolidati e l’analisi degli scostamenti elementari e in presenza di un non adeguamento della tariffa di revisione, l’evolversi delle condizioni di equilibrio economico e finanziario dei Centri di Revisione Puri.

3 – Campione di analisi

Il Campione analizzato si riferisce a:

  • Centri di Revisione Puri (senza attività di autoriparazione) configurati come Società di Capitali;
  • della Regione Piemonte;
  • i cui bilanci pubblici siano presenti per l’intero arco temporale 2019-2011;
  • il Campione dei Centri di Revisione Puri analizzati rappresenta il 60% del totale Piemonte.

Si assume come prezzo unitario della revisione per il periodo analizzato un importo di costante di 45,00 euro.

4 – Analisi Economico Finanziaria 2019-2011

L’Analisi Economico Finanziaria 2019-2011 si articola nelle seguenti fasi:

  1. riclassificazione dei dati dei bilanci d’esercizio 2019-2011 depositati;
  2.  calcolo degli indicatori chiave di performance;
  3. identificazione quantitativa delle aree di indebolimento/rafforzamento gestionale.

Riclassificazione Bilanci d’Esercizio: Conto Economico Normalizzato 2019-2011

Il Valore della Produzione si riduce in 8 anni del -6,8% ossia del -0,9% medio annuo

  • Il Valore Aggiunto migliora di +5.0 punti % (dal 38,3% al 43,3%) per la riduzione dei costi per servizi operata per attenuare gli effetti del blocco della tariffa e dell’incremento del costo del lavoro
  • Il Margine Operativo Lordo peggiora, causa incremento costo del lavoro non compensato dal prezzo della revisione, di -1,9 punti % dal 10,9% al 9,1% (ossia del -16,94%)
  • Il Risultato Netto peggiora di -0,56 p% dal 0,36% del 2011 al -0,20% del 2019.

Una remunerazione è congrua quando consente di acquisire a condizioni di mercato i fattori produttivi necessari alla realizzazione delle specifiche di qualità dell’output, incluso il rischio d’impresa, e residuare un equo profitto. Per il sistema economico Italia l’attività d’impresa si considera attualmente congrua una remunerazione compresa tra il 4,5% e il 5,5%.

“Ritenuto che l’espletamento delle revisioni da parte delle imprese di cui al citato articolo 80, comma 8, del decreto legislativo n. 285 del 1992 debba consentire alle stesse un equo utile, connesso con l’esercizio della loro attivita’« (Decreto 161, 2 agosto 2007).

Riclassificazione Bilanci d’Esercizio: Stato Patrimoniale Normalizzato 2019-2011

  • Il Capitale Investito Netto Operativo in 8 anni si riduce del -34,5%: i Centri Revisione Puri non hanno più investito.
  • Il Patrimonio aumenta costantemente e la Posizione Finanziaria Netta evidenzia liquidità sul c/c, segnale di progressiva rinuncia ad investire, come è normale che sia in un’attività economica a rendimento negativo

  • La Struttura Finanziaria migliora verso il Patrimonio Netto perché i Centri Puri di Revisione non hanno più investito e il modestissimo risultato economico, che nel 2019 è negativo, non viene distribuito, ma accreditato sul conto corrente.

Riclassificazione Bilanci d’Esercizio: Rendiconto Finanziario Normalizzato 2019-2011

  • Il Margine Operativo Lordo Operativo in 7 anni si riduce di -0,4 punti %
  • I Flussi di Cassa Operativi Netti oscillano tra modesti risultati positivi e risultati negativi
  • Le Imprese utilizzano i decrescenti flussi di cassa per ridurre/annullare i Debiti Finanziari

  • Il Risultato Operativo Lordo si riduce del -49,8% in 8 anni e a parità di altre condizioni:
  • la riduzione del Valore della Produzione ha peggiorato il Rol del -6,8%;
  • il Costo degli Acquisti ha contribuito ad un peggioramento del Rol pari al -21,9%;
  • l’appesantimento del Costo del Lavoro ha contribuito negativamente sul Rol per il -144,7% ed è stato parzialmente attenuato grazie alla forte riduzione dei minori Costi per Servizi;
  • gli Altri Costi hanno avuto un impatto positivo sul Rol del +49,4%;
  • gli Ammortamenti hanno impattato positivamente sul Rol per il +3,1%.

Su Che Cosa hanno Lavorato le Imprese?

  • 100 euro di Risultato Operativo Lordo del 2010 sono diventati 51,2 euro nel 2019 (-49,8%)

Il Conto di Economico di Equilibrio e il Conto Economico integrato del Recupero del Tasso Inflativo 2019-2011

  • Il 2019 è distante dall’Equilibrio Economico di -10,5 p% di Margine Operativo Lordo e di -7,6 p% di Risultato Netto
  • Se si recuperasse solo l’inflazione 2019-2011, ossia a parità di potere d’acquisto 2011 operando in condizioni di omogeneità del metro monetario, pari al 9,41% cumulato sulla tariffa (che si rammenta essere invariata dal 2008, e in tal caso il recupero inflativo cumulato sarebbe pari al +15,63%), il sistema Centri Revisione Puri sarebbe, grazie ai continui miglioramenti gestionali, in Equilibrio Economico

5 – Analisi Economico Finanziaria 2024-2020

  • Il Valore della Produzione si riduce nel 2020 per effetto minori volumi recuperati al 50% nel 2021 (in assenza di incrementi di prezzi della revisione, volumi costanti negli anni a seguire
  • Il Valore Aggiunto peggiora di -5,8 punti % (dal 43,3% al 37,5%)
  • Il Margine Operativo Lordo peggiora, causa costo del lavoro non compensato dal prezzo della revisione, di -9,4 punti % dal 9,1% al -0,3%
  • Il Risultato Netto è negativo e peggiora di -7,7 punti % dal -0,2% del 2019 al -7,9% del 2024
  • Tali perdite economiche richiederanno nuove risorse finanziarie a copertura, da parte degli azionisti o delle banche

  • Il Margine Operativo Lordo si erode progressivamente sino alla negatività rispetto ad un Valore della Produzione che non incrementa
  • Il Risultato Netto è, tranne il 2021 per recupero parziale dei volumi persi nel 2020, costantemente negativo

  • Il Risultato Operativo Lordo si riduce del -366,3% in 5 anni e a parità di altre condizioni:
  • il costo degli acquisti contribuisce ad un peggioramento del Rol pari al -38,2%;
  • l’appesantimento del costo del lavoro contribuisce negativamente sul Rol per il -147,6%;
  • i costi per servizi contribuiscono negativamente sul Rol per il -200,2%;
  • gli altri costi hanno un impatto positivo sul Risultato Operativo Lordo del +9,4%;
  • gli ammortamenti impattano positivamente sul Risultato Operativo Lordo per il +10,3%.

6 – Valutazione di Sintesi

In sintesi:

  • contrazione del Valore della Produzione dei Centri Revisione Puri, in presenza tariffa della revisione bloccata dal 2008 e di operatori con officina/carrozzeria;
  • struttura dei costi sempre più rigida per aumento costante dei costi fissi;
  • minor valore aggiunto creato dal lavoro per incremento del costo del lavoro a parità di prezzo della revisione;
  • rendimenti del Valore della Produzione e del Patrimonio Netto incongrui e in costante flessione;
  • autofinanziamento insufficiente rispetto agli investimenti necessari (che inoltre per essere effettuati devono far intravedere una prospettiva di rendimento congruo);
  • remunerazione degli azionisti non congrua rispetto al rischio imprenditoriale e al capitale investito;
  • in assenza di tempestivi interventi di congruità economica il sistema dei Centri Revisione Puri è destinato a non poter più svolgere la propria attività per anti-economicità;
  • a partire dal 2020 i Centri Revisione Puri sono nell’impossibilità di realizzare un risultato economico positivo e dal 2022 le perdite d’esercizio aumenteranno in misura tale da compromettere l’esistenza stessa dell’impresa.

www.asso-car.it

Per gli utentiPer gli operatori

Correva l’anno 2000 ed in televisione si parlava di revisione ministeriale. Era la campagna pubblicitaria dall’allora “Dipartimento dei Trasporti Terrestri”, oggi Ministero delle Infrastrutture Sostenibili, per informare riguardo la nuova periodicità del controllo tecnico secondo le direttive europee. Un Pippo Baudo di mezza età che rimprovera un’ignaro automobilista intimandogli di sottoporre il proprio veicolo malconcio a revisione. – Ci sono gli uffici della Motorizzazione e ben 4000  (pensate un po’, 4000!!!) officine autorizzate che in un’ora fanno tutto. –  Lo spot infine si chiudeva con uno slogan ad effetto: un’automobile revisionata è un’automobile si-cu-ra.

Con il nuovo millennio black-out totale, perlomeno da parte dello Stato. Campagne per disincentivare la guida in stato di ebbrezza, contrastare lo smartphone al volante oppure per sensibilizzare all’utilizzo delle cinture di sicurezza, ma di revisione mai più sentito parlare, come se la privatizzazione di massa avesse eliminato la pubblica utilità dal controllo tecnico. Forse in un certo senso è andata proprio così, anche perchè le uniche pubblicità comparse dal 2000 ad oggi sono finanziate da imprenditori privati allo scopo di attirare clienti, nulla più. E’ celebre  e decisamente sopra la media quella di CRA – Centro Revisioni Auto con l’attore comico Andrea Roncato: – A me piace scherzare, ma sulla sicurezza sono molto serio! –. Tanto di cappello per la scelta coraggiosa: oggigiorno menzionare sicurezza stradale e professionalità mentre si parla di revisione ministeriale potrebbe essere controproducente. Non è certo a misura di italiano medio che predilige i messaggi promozionali nei quali vengono omaggiati buoni carburante, sconti, oppure fantomatiche lotterie con in palio una vacanza ai Caraibi o un banale televisore 49 pollici. E tutto rigorosamente all’insegna delle velocità: revisione in 20 minuti, revisione in 18 minuti e, odite odite, revisione in 13 minuti! Di certo in qualche meandro d’Italia sarà stato promosso il controllo “a distanza” , il trattamento di favore o l’esito “regolare” di diritto, ma questo è un altro discorso. Sicurezza stradale? Non pervenuta.

Urge un cambio di rotta, ma prima ancora servono imprenditori etici disposti a sacrificare il profitto a favore di un nuovo modus-operandi che alla lunga premierà, anche sotto il punto di vista del business. Fra i pionieri di questo movimento i membri dell’associazione Asso.Car che nel mese di Settembre/Ottobre 2021 autofinanzieranno una campagna social di sensibilizzazione sul tema della sicurezza stradale. Verranno raggiunti 39.000.000 utenti, la totalità degli italiani maggiorenni iscritti a Facebook, la piattaforma più utilizzata nel nostro paese. Inoltre, aggiunge Luca Donna – presidente Asso.Car – , l’auspicio è quello di coinvolgere la IX Commissione Trasporti del Parlamento al fine di ottenere per questa giusta causa uno stanziamento di denaro pubblico nella legge di bilancio. – Una campagna governativa, senza bandiera, che ricordi a tutti l’importanza della revisione ministeriale ai fini della salvaguardia della sicurezza stradale. –  Siamo tutti debitori verso Asso.Car, prima per l’adeguamento ISTAT della tariffa, ora per questa operazione che sicuramente avrà effetti benefici sulla clientela di tutta Italia.

Per gli operatori

On. Roberto Rosso (Forza Italia)

Sabato 17 Luglio, come annunciato capillarmente, si è tenuto il convegno annuale dei centri di revisione, il secondo in ordine temporale dopo quello di CNA. Avendovi partecipato in prima persone, sento di poter trasmettere le sensazioni “a pelle” che l’incontro mi ha suscitato, un punto di vista peraltro condiviso dalla piccola delegazione di Federispettori presente. Le aspettative erano basse, come per qualsiasi meeting di settore nel quale si riscalda il solito minestrone servito con aria fritta di contorno, ma abbiamo dovuto ricrederci. Per la prima volta nella storia di questi eventi ho avuto la percezione di aver a che fare con veri imprenditori, persone che studiano il mercato e che fanno scelte consapevoli. Eravamo avvezzi a meccanici imborghesiti dai titoli di rilievo conferiti negli anni, onorificenze mostrate arrogantemente facendo leva sulle grandi organizzazioni sindacali che ci mettevano il nome. -Io sono io, e voi non siete un *****-. Infatti si è visto: Luca Donna, presidente di Asso.CAR, è un signor nessuno a tutti gli effetti, ma ha fatto in due anni ciò che nessun altro è riuscito a fare in dieci. L’associazione che rappresenta non può certo vantare mezzo secolo di attività, consolidati rapporti politici ed una ramificazione capillare in tutti i settori, eppure è riuscito ad ottenere l’adeguamento ISTAT della tariffa di revisione, cavallo di battaglia impiegato per anni dai concorrenti per vendere qualche tessera in più. Tanto di cappello: reputo questo traguardo come un primo posto al Gran Premio di Monza guidando una Panda, frutto di una grande determinazione e, perchè no, del savoir-faire del presidente. E’ quanto ha puntualizzato l’Onorevole Roberto Rosso (Forza Italia), uno dei relatori nonchè cofirmatario dell’emendamento contenuto nella legge di bilancio che ha deliberato l’adeguamento ISTAT. “Luca chiede, ma non pretende. Capisce, ma non rimprovera. Informa ma non insegna”. Ciò la dice lunga sui trascorsi anni di trattativa associazioni di categoria-politica: non è stato esplicitato nulla, ma numerose espressioni hanno lasciato intendere un certo disappunto a conferma della celebre battuta del Marchese del Grillo citata all’inizio. Ho reputato imbarazzante – e non certo per chi ha organizzato l’evento – l’esigenza di ricorrere persino agli screenshot di Whatsapp per dimostrare alla platea la titolarità dell’emendamento, ma forse non tutti sono al corrente della grande corsa per accaparrarsi i meriti intrapresa da tutte le associazioni di categoria negli ultimi mesi. Una risposta non proprio sportiva, ma  proporzionata all’affronto subito: chi ha cercato invano di salire sul carretto dei vincitori rimane a piedi con il disonore pubblico di aver perculato fino all’ultimo i propri associati. Di seguito alcune delle slide mostrate all’evento, ma l’articolo non è finito! Manca la parte più interessante (e critica).

Ing. Paolo Saluto – Politecnico di Torino

Tessere lodi non è il mio forte, ma polemizzare su tutto e su tutti sì. Vorrei farlo tuttavia in modo costruttivo per la stima che ripongo in Luca Donna, nel progetto Asso.CAR e, perchè no, anche per interessi personali di categoria. Ammetto di essere arrivato con una buona mezz’ora di ritardo perdendomi completamente l’intervento del dirigente MCTC Ing. Fausto Fedele e la prima parte di quello del presidente, ma ho alcune perplessità sull’ora e mezzo che ho attentamente seguito. Fossi stato un estraneo capitato al convegno per caso avrei faticato a capire si trattasse di un meeting rivolto ai centri di revisione. Potevano essere i marmisti di Massa Carrara, i pastori della Sardegna o i vetrai di Murano: imprenditori con la “I” maiuscola che parlano di numeri, bilanci, mercato e proiezioni, tralasciando però l’aspetto più importante. Naturalmente ho ingigantito, ma ogni qual volta si affronta un’analisi sul settore revisioni ritengo indispensabili alcune puntualizzazioni al di fuori di qualsiasi genere di moralismo e simili. Se nel precedente articolo che ti consiglio di leggere (clicca qui) ho tolto la maschera, in questo levo il mantello: non sono un supereroe della sicurezza stradale, ma reputo che il rispetto delle regole sia la chiave per superare la criticità delle imprese egregiamente descritta dall’Ing. Paolo Saluto del Politecnico di Torino, uno dei fautori dell’analisi che ha consentito ad Asso.CAR di vincere sulla concorrenza. Luca Donna non ha raggiunto l’obbiettivo per conoscenze o agganci, ha semplicemente dimostrato mediante un’indagine terza che i centri di revisione, in media, sono a rischio collasso. Non ho titoli e competenze per entrare nel merito, ma sono fermamente convinto che lo studio di settore – che pubblicherò in seguito – abbia omesso un particolare fondamentale. Il “costo del lavoro” è stato indicato come il principale elemento che fa vacillare i bilanci incidendo nei costi per il 40%: “per ogni 100 euro di fatturato, 40 finiscono per pagare i dipendenti con annessi e connessi..”. Non lo metto in dubbio e riconosco si tratti di una percentuale molto elevata, ma sarebbe curioso stimare l’efficienza della forza-lavoro. La butto lì: in una giornata di lavoro, in media, un ispettore effettua 9 revisioni, l’equivalente di 4 ore lavorate. Il problema è quindi la scarsa redditività dei centri di controllo, l’inadeguatezza della tariffa oppure il sovraffollamento delle imprese? Ecco il tema che ritengo indispensabile affrontare ad un meeting di settore: non vendiamo un bene generico illimitato, ma qualcosa di circoscritto. Anche il famoso commerciante che riuscirebbe a vendere frigoriferi agli esquimesi deve fare i conti con un numero chiuso corrispondente al parco circolante aggiornato di volta in volta dalle nuove immatricolazioni meno le radiazioni. Evito di dilungarmi sull’ormai tedioso discorso della concorrenza sleale, tanto sappiamo tutti come funziona. Per farla breve, maggiore è il numero dei commensali (i centri di revisione), minore è la fetta di torta pro-capite (chiedo scusa se banalizzo). Diminuisce progressivamente la redditività dell’impresa, ma anche la resa del lavoratore, due aspetti legati da una proporzionalità diretta che non può passare inosservata. Fossero 3000 i centri di revisione sul territorio non esisterebbero associazioni di categoria, meeting e contrapposizioni varie: gli imprenditori avrebbero solo da pensare a come spendere o reinvestire i guadagni mentre gli ispettori sarebbero pagati ed inquadrati correttamente.

Ma cosa c’entra tutto questo con il convegno?

Asso.Car non è una normale associazione di categoria rivolta a chiunque, ma rappresenta esclusivamente i cosiddetti “centri puri”, quelli senza l’officina annessa. Non intendo affrontare nel dettaglio il tema della divergenza fra normativa nazionale e comunitaria, ma la gerarchia delle fonti di diritto – piaccia o non piaccia – è un dato di fatto. L’Europa impone la separazione del ramo del controllo tecnico da quello dall’autoriparazione per garantire che l’ispettore, durante l’effettuazione della revisione, sia esente da qualsiasi forma di conflitto d’interesse. Il principio viene ribadito nella recentissima risoluzione del Parlamento Europeo del 27 Aprile 2021 (link) (link articolo) a prova dell’importanza che l’UE attribuisce alla terzietà. Siamo in Italia però, e non dimentichiamocelo. La situazione si potrebbe risolvere con una semplicissima (ed inutile) disposizione – la figura dell’ispettore non può coincidere con quella del responsabile tecnico dell’officina – oppure con l’obbligo di separare fiscalmente le due attività. Si potrebbe tuttavia chiedere, come in Francia, che i due rami non abbiano la stessa sede operativa, oppure altri requisiti ancor più stringenti per garantire che il principio di indipendenza non venga attuato solo sulla carta. Non è mia intenzione sminuire l’importante traguardo raggiunto da Asso.CAR, ma valgono di più 10€ di adeguamento ISTAT a revisione o il dimezzamento della concorrenza?

Attenti ai carrozzieri

Voci di corridoio – parecchie voci di corridoio più un breve passaggio dell’intervengo dell’Onorevole Rosso – hanno fatto giungere alle mie orecchie la volontà da parte di numerosi carrozzieri da tutta Italia di inserire nell’attività il centro di controllo. Se un gommista mediamente vede i propri clienti due volte all’anno in occasione dei cambi gomma stagionali, un meccanico solo una per la manutenzione ordinaria del veicolo, o almeno si spera. Nelle carrozzerie la statistica è decisamente meno incoraggiante: una volta ogni sette anni. Ecco il perchè di questa nuova strategia, nell’ottica della fidelizzazione del cliente che in questo modo rientra a cadenza biennale. – Non sanno quel che fanno –, mi verrebbe da dire, ma una cosa è certa: a livello imprenditoriale, cari meccanici, i carrozzieri vi distruggono. E se questo adeguamento ISTAT fosse un incoraggiamento per gli indecisi che stanno valutando il nuovo business?

Nuove squadre, nuove alleanze

Sapete cosa non ho mai gradito di CNA & Company? Se avete letto l’articolo che vi ho linkato sopra, avrete senz’altro visto la slide (vergognosa) pubblicata al video-convegno del 12 Luglio. E’ dal 2015, anno di pubblicazione della direttiva 2014/45ue, che questa associazione fa i propri interessi – e fin qui nulla di male – sulle spalle di un altra categoria, quella degli ispettori alla quale appartengo e che rappresento con orgoglio. Partendo dal presupposto che combattere i propri sottoposti, peraltro senza rappresentanza fino a quel momento, è qualcosa di ignobile a livello umano, si è rivelata anche una strategia non solo fallimentare, ma suicida. Anzichè combattere ad armi pari la concorrenza hanno concorso alla nascita di un mostro, le associazioni di categoria degli ispettori fondate sul principio di indipendenza. Ora i fronti sono due e – la storia insegna – è molto più difficile controllare la guerra. Nuovi condottieri? Nuove alleanze? Staremo a vedere.

Aggiornamento adeguamento ISTAT e tempistiche

Concludo riportando integralmente la breve intervista all’Onorevole Roberto Rosso il quale annuncia che l’entrata in vigore dell’adeguamento ISTAT avverrà non oltre al 1° Novembre 2021.

Per gli operatori

Dopo un ventennio di convegni a Genova, la città che ospiterà l’edizione 2021 del consueto meeting del settore revisioni sarà Bologna, decisamente più comoda da raggiungere da tutta Italia. Cambiano anche gli organizzatori: CNA Autoriparazione molla il colpo a favore di ASSO.Car, l’associazione nazionale dei centri di controllo. E finalmente l’adeguamento ISTAT della tariffa di revisione, argomento che bene o male riecheggia in ogni riunione da dieci anni a questa parte, diventa il punto centrale dell’ordine del giorno. Luca Donna, presidente di ASSO.Car, mostrerà passo-passo l’iter che ha consentito all’associazione che rappresenta di raggiungere questo grande risultato. Con la Legge di Bilancio pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 31/12/2020 infatti il passaggio dagli attuali 45€ a 54,95€ è deliberato, ma mancano i soliti provvedimenti attuativi per rendere operativa la novità: ci sarà modo di approfondire e discuterne. Si parlerà anche dell’ormai imminente recepimento della Direttiva 2014/45ue, in particolare del principio di terzietà che segnerà il definitivo allontanamento del settore del controllo tecnico da quello dell’autoriparazione, un requisito fondamentale per garantire l’indipendenza e l’imparzialità durante l’effettuazione delle revisioni. Come verrà attuato, ma soprattutto, chi garantirà che questa trasformazione non sarà fittizia ed aggirabile con un semplice cavillo burocratico? In ultimo il problema delle qualifiche di ispettore (modulo A+B) ed ispettore veicoli pesanti (modulo C): dopo due anni dall’erogazione dei primi corsi in ottemperanza alle norme comunitarie manca un decreto Mims che istituisca modalità e commissioni d’esame, un ritardo che penalizza tutti gli addetti ai lavori. Un breve intervento commerciale a cura di Moreno Mazzini (Startest/HPA) e poi la parola al grande Andrea Da Lisca che, come di consueto, parlerà di numeri: proiezioni di mercato e soprattutto un’analisi dell’impatto nel tempo delle proroghe che da ormai 18 mesi rinviano le scadenze. Segue un’altra analisi economico/finanziaria sui bilanci delle imprese a cura di Silvano Guelfi del Politecnico di Torino e per concludere un’intervento istituzionale.

Tutto questo dalle 16:00 alle 18:00 di Sabato 17 Luglio 2021 presso l’Hotel Tower di Bologna, ma attenzione: i posti sono limitati! Per prenotare è necessario scaricare il modulo (clic qui), compilarlo e recapitarlo via mail all’indirizzo: info@asso-assocar.it

Noi ci saremo, e voi?

Per gli operatoriPer gli utenti

Dopo aver analizzato il passato del settore revisioni (link articolo), è bene approfondire il presente per poter avanzare delle ipotesi attendibili sul futuro, ammesso che ci sia un futuro. Per cominciare, un fatto avvenuto circa un anno fa, un esempio delle migliaia di realtà esistenti sul territorio che esamineremo successivamente:

“18 Luglio 2018: Un cliente si presenta in officina chiedendo di carburare un vecchio motard anni 90 che a seguito di una revisione periodica era stato sospeso dalla circolazione per le emissioni inquinanti oltre i limiti di legge. Disponendo di  un analizzatore, prima di effettuare un qualsiasi intervento meccanico decido di testare a mia volta i gas di scarico simulando la prova che avviene durante il controllo ministeriale. Primo problema: la sonda generica di prelievo non entra correttamente nel terminale scarico a causa di un impedimento meccanico. Si può considerare veritiero il test? Assolutamente no, ma questa deduzione è frutto di una conoscenza che va ben oltre il “verde-regolare, rosso bocciato*”, una conoscenza che dovrebbero avere tutti i tecnici abilitati dal Ministero dei Trasporti. Il referto complessivo della revisione conferma la mia ipotesi: la sonda di prelievo aspira aria oltre ai gas di scarico del veicolo alterando i valori della prova e compromettendo l’esito del controllo tecnico. Sicuramente il collega non conosceva il Decreto 20 Giugno 2003 – G.U. 145 15/6/2013 (link), in particolare i punti che definisco le diverse modalità di esecuzione del test a seconda del diametro interno del terminale di scarico: <<Accertare che lo scarico del veicolo sia a tenuta e che il sistema di controllo delle emissioni, se esiste, sia costituito dall’equipaggiamento previsto dal costruttore. Sono ammessi eventuali ingressi supplementari di aria se previsti dal costruttore.  Introdurre nella tubazione di scarico la sonda di prelievo dei gas da 6 mm per almeno 100 mm, con diametri interni dello scarico da 12 a 20 mm. Introdurre nella tubazione di scarico la sonda di prelievo dei gas da 10 mm per almeno 200 mm, con diametri interni dello scarico maggiori di 20 mm. Per la particolare conformazione della tubazione di scarico o con diametro interno inferiore a 12 mm o in alternativa alle condizioni precedenti occorre prolungare lo scarico attraverso l’uso di una prolunga metallica di almeno 400 mm (þ 5 mm) con diametro interno di 50 mm (þ 5 mm) (raggiunto in modo graduale) verificando che il collegamento sia a tenuta e che la sonda sia introdotta nella prolunga per almeno 300 mm.>> Benissimo, dopo aver appurato che il motociclo fosse a norma con le emissioni inquinanti, mi metto in contatto con il responsabile tecnico che ha eseguito la revisione per concordare il giorno del riesame. Con piacere scopro che si tratta di una ragazza, la Sig.rina Rossi**, figlia del titolare dell’impresa che si occupa di pneumatici e revisioni ministeriali. L’indomani mi presento all’appuntamento con il motociclo ed una copia della normativa precedentemente citata, pronto ad un confronto professionale con la collega. Contro ogni pronostico, dopo pochi scambi di opinione, il Sig. Rossi** si rende conto che la figlia si stava letteralmente arrampicando sugli specchi e ci interrompe: -5 minuti e arriva il ragazzo, è meglio se parli con lui-. Per chi non avesse inteso, l’organizzazione del centro era la seguente: l’operaio generico svolge materialmente la revisione ministeriale mentre l’impiegata d’ufficio firma i referti essendo l’unica in possesso dell’abilitazione. Molto probabilmente non sapevano dell’esistenza della circolare A33/99/MOT prot. n. 1928/FP3 (link), anzi, sicuramente, poichè un gommista ed un responsabile tecnico con alle spalle un misero corso di 32 ore non possono conoscere la normativa nel dettaglio:<<[..]Deve ritenersi non dato al responsabile tecnico di delegare ad altri anche semplici fasi del suo compito: egli deve presenziare e certificare personalmente tutte le fasi che si riferiscono alla sua responsabilità e che sono direttamente connesse alla sicurezza stradale del mezzo>>. Torniamo a noi. Dopo aver convinto l’operaio ad utilizzare l’attrezzatura congrua al motociclo (immagine sopra), finalmente viene avviato il controllo ministeriale: sono le ore 13:40. Tralasciando una serie di malfunzionamenti della linea revisioni di bassa qualità, la goffaggine dell’operatore e l’inesperienza con lo strumento che aveva da poco rispolverato, la revisione procedeva molto lentamente e non ero l’unico ad accorgermene. Alle ore 14:05 eravamo ancora in alto mare ed i clienti cominciavano a far pressione al Sig. Rossi che non poteva posizionare i veicoli sui ponti sollevatori in quanto la revisione in corso ostruiva l’unico accesso. Ore 14:25: finalmente si arriva al dunque e la regolare attività del gommista può riprendere, di corsa naturalmente vista la mole di lavoro accumulatasi nel frattempo. Ricordo molto bene le ultime parole del Sig. Rossi prima dei saluti: – Ma chi me l’ha fatto fare di aprire il centro revisioni? Dovessi tornare indietro…mai più!”-.

(*)Nei software che gestiscono la revisione ministeriale, solitamente i valori regolari vengono contrassegnate in verde mentre quelli irregolari in rossa. (**)Nome di fantasia.

A seguito di questo breve aneddoto, è interessante stimare la mole dei Sig. Rossi presenti sul territorio, ovvero gli autoriparatori che hanno acquistato una linea revisioni unicamente per dare un servizio aggiuntivo ai clienti. Per l’ennesima volta tornano utili i dati forniti da Osservatorio Revisione Veicoli, in particolar modo il grafico seguente:

Oltre il 50% dei centri di revisione non arriva a 1500 revisioni annue, una mole di lavoro che lascia intendere si tratti di imprese ibride che si occupano contemporaneamente di autoriparazione e controllo ministeriale. Siamo sicuri che questo allontanamento dal core business (fonte principale di guadagno di un’azienda) sia stato un buon investimento? Chi si occupa da anni di revisioni ministeriali è ben avvezzo alla semplicità con cui si perde clientela, ma un gommista, ad esempio, sarebbe disposto a perdere una flotta aziendale di dieci veicoli commerciali a cui sostituisce regolarmente gli pneumatici per una misera revisione (66,88€ contro migliaia di euro)? Le opzioni sono due, in entrambi i casi controproducenti: scendere a compromessi con le revisioni ministeriali rischiando guai penali oppure operare secondo il protocollo perdendo matematicamente preziosi clienti. Non si tratta di deduzione, ma è un dato di fatto: molti imprenditori sono coscienti di essersi immischiati in un settore che non riescono a gestire vista la radicale differenza con le dinamiche dall’autoriparazione in generale. Come se non bastasse, la scelta il più delle volte non è frutto di un business plan accurato, ma il meccanico si può definire vittima del marketing spietato dei venditori di strumentazioni che promettono facili guadagni senza menzionare tutte le problematiche del settore. Un po’ il commercialista che consiglia di acquistare attrezzatura per abbassare gli utili, un po’ i piani di ammortamento favorevoli che vengono proposti ultimamente, ed ecco che il Sig. Rossi firma la condanna a morte della propria piccola impresa. Da menzionare anche coloro che hanno aperto per necessità: l’autofficina con centro revisioni “di fiducia” a cui indirizzavano i propri clienti per il controllo ministeriale il più delle volte cercava di promuovere altri servizi generando un conflitto d’interessi (nell’immagine di destra un punto della campagna dell’associazione di categoria Asso.Car). Lo Stato darà una seconda chance ai vari Sig. Rossi o sarà il mercato a fare piazza pulita?