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Siamo alle solite: Brambilla che si scaglia contro le associazioni di categoria. E’ un classicone, un po’ come un Travaglio contro Berlusconi, una litania che ha ormai perso di carattere tant’è monotona e ripetitiva. Credetemi, il sottoscritto è il primo ad essersi stancato di tutto questo, ma ogni qual volta si presentano nuovi comunicati delle associazioni di categoria del settore revisioni…mi cascano le palle (questa è una battuta rivolta a tutti coloro che sono al corrente delle mie recenti vicende personali). Ci tengo a precisarlo. Che questo blog non sia affatto superpartes è sotto agli occhi di tutti, ma l’oggettività che contraddistingue la nostra redazione credo – e mi auguro – sia ormai fuori discussione. E’ importante che passi questo messaggio: io non vi attacco per partito preso perchè rappresentate un interesse contrapposto alla mia categoria di appartenenza, ci mancherebbe. Vi attacco perchè ogni qual volta aprite bocca emerge tutta la bassezza dei vostri profili personali e la sterilità delle vostre argomentazioni. Sì, ho volutamente evidenziato il riferimento a voi: il settore, con tutte le relative criticità fisiologiche e collaterali, è decisamente una spanna sopra, è migliore sotto ogni punto di vista. Esistono fior di imprenditori che in tutta Italia hanno lasciato il segno e dovrebbero essere i primi ad indignarsi per questa attività sindacale mediocre. E’ come se in un derby – il recepimento della 2014/45ue in un certo senso lo è – una squadra mette in campo le riserve delle riserve. Certo, gli avversari vincono facile, ma che spettacolo diamo al pubblico? Alziamo il livello della disputa, che magari ne esce qualcosa di positivo a vantaggio di tutte le parti. Invece no. A quanto pare l’unica preoccupazione di Confartigianato, con sottoscrizione di CNA e Casartigiani, è quella di mantenere l’ispettore a libro paga. Nel comunicato pubblicata in data 16 Febbraio 2022, nello specifico all’interno delle osservazioni al DM 446, vengono riportate testuali parole: “andrebbe diversificato a seconda delle categorie dei veicoli a motore (per gli ispettori dei pesanti, regime di libera professione; per gli ispettori dei veicoli leggeri, rapporto di lavoro dipendente. La Direttiva 2014/45/UE, Art. 1, comma 3, punto 4, non contempla il principio di indipendenza dell’ispettore come formulato dal Decreto”. Partiamo dalla direttiva 2014/45Ue, Art.1, comma 3 punto 4 che non esiste, almeno nella versione presente in Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea. L’articolo 1 definisce l’oggetto della direttiva, si esaurisce in una riga ed è privo di articolazioni. Ma quale 2014/45UE avete letto? Nella versione nota a tutti, in particolare alla DG della Motorizzazione che probabilmente vorreste fare fessa, all’articolo 13 comma 4 è disposto quanto segue: “Al momento di effettuare un controllo tecnico, l’ispettore deve essere esente da conflitti di interesse, in modo da assicurare, con piena soddisfazione dello Stato membro o dell’autorità competente interessati, che è mantenuto un elevato livello di imparzialità e obiettività.” Vi era sfuggito questo passaggio, immagino, nonostante qualche riga sotto avente definito il potenziale nuovo regime giuridico degli ispettori come “un punto molto pericoloso e delicato che ha un impatto diretto sull’operatività e funzionalità del centro di controllo.” Ah, ma allora avete ben chiaro quale scenario si prospetta: l’art. 17 del DM 446 non lascia spazio a dubbi di alcun genere. Quel che sfugge a me è invece con quale coraggio chiedete un doppio regime senza argomentare, utilizzando quel “dovrebbe” che suono molto come un diktat. Mettetevi nei panni del legislatore, che a differenza vostra conosce abbastanza bene le norme e soprattutto detiene qualche responsabilità in più. Per i pesanti ha prescritto la massima espressione dell’eliminazione dei conflitti d’interesse di qualsiasi natura, cosa vi aspettate nell’ambito dei leggeri? Come giustificherebbe legalmente e moralmente il doppiopesismo da voi auspicato? L’origine è pur sempre il medesimo comma 8 dell’art. 80 del C.d.S. che disciplina l’esternalizzazione dei controlli tecnici sui veicoli. Il nuovo modello in uso per i veicoli pesanti risale a Novembre 2021, il precedente applicato ai leggeri al lontano 1993. Vale la pena giocare l’all-in su una norma obsoleta che negli anni ha arrecato danni alla totalità degli imprenditori per bene? Il problema del settore, da sempre, è la concorrenza sleale che nasce dalla domanda scorretta, e viene amplificata dall’impossibilità pratica di attuare una supervisione adeguata da parte delle autorità. La terzietà degli ispettori è una possibile soluzione, in quanto privando le imprese dell’autorità ministeriale le limita come tali, ovvero attività commerciali private che vendono un servizio erogato da terzi a cui vengono delegati tutti gli oneri di carattere pubblico. Eliminati in un colpo solo i pessimi risvolti del clientelismo, la concorrenza scorretta che sistematicamente sottrae lavoro ed al contempo abbattuti i costi fissi del dipendente. Qual è la vostra controproposta? Pensate veramente che mantenendo lo status-quo sia tutto a posto? Probabilmente sì, per voi lo è, ed è per questo che non vi reputo degni della posizione che ricoprite. Là fuori c’è un mondo diverso, imprenditori logorati da anni di mala gestione, persone che cercano stabilità e garanzie, non continue tarantelle per scongiurare a tempo determinato un cambiamento inarrestabile. Le autofficine di nuova concezione non sono più le botteghine che rappresentate gestite secondo la mentalità degli anni 60. Il mondo è cambiato, ci sono tutti i presupposti per intervenire a 360° sulle carenze dei veicoli, ma occorre un controllo tecnico che vada di pari passo al progresso. Basti pensare ai sistemi ADAS per l’assistenza di guida o, nella massima espressione, per l’autopilota. Quale impatto avrebbe sulla sicurezza stradale collettiva un radar mal calibrato? Ma quanto si può essere ottusi ed accecati da biechi interessi per non vedere tutto ciò? Interessi discutibili, mi permetto di aggiungere, perchè in fin dei conti l’indotto derivante dal corretto svolgimento delle revisioni arriva niente meno che nelle tasche della officine. Ma quale problema avete? I vostri rappresentati sono d’accordo?

Passiamo alla parte divertente, per non appesantire troppo la lettura. Riporto testualmente un paragrafo contenuto nel documento già citato.

“Gli ispettori autorizzati o abilitati sono esonerati dai requisiti richiesti all’allegato IV punto 1) del Decreto Ministero Infrastrutture e Trasporti n. 214/2017. Il principio che vale per i veicoli leggeri, si applica anche per i veicoli pesanti ovvero gli ispettori che hanno effettuato il corso di 50 ore, di cui all’Accordo Conferenza Stato Regioni del 17 aprile 2019, sono esonerati dall’esame finale?”

Il riferimento normativo al DM 214/17 riguarda gli ispettori abilitati secondo la precedente normativa, i responsabili tecnici, convertiti automaticamente senza adeguamenti formativi alla nuova figura professionale. Quale pertinenza avrebbe questo principio, peraltro molto discutibile, con i futuri operatori addetti alla revisione dei veicoli pesanti, un ruolo senza precedenti nella sfera del privato? Fatemi capire. Chi vorreste privare dell’esame abilitativo finale? E sempre in tema di esami il best of, una richiesta che mi auguro faccia prendere seri provvedimenti alla Direzione Generale della Motorizzazione:

“Per quanto concerne l’attivazione delle Commissioni di esame presso le DGT della Motorizzazione per la valutazione di idoneità e la conseguente abilitazione degli ispettori in esito ai corsi di formazione di cui all’Accordo Stato Regioni n. 65/CSR del 17 aprile 2019, richiediamo che fra i componenti delle richiamate Commissioni sia inserito un rappresentante delle Associazioni di Categoria, anche solo come osservatore. La presenza di tale rappresentante si ritiene necessaria e legittima in quanto la figura dell’ispettore è direttamente connessa e funzionale all’espletamento dell’attività dei centri di controllo.”

Devo commentare? No, in questo caso mi astengo. Vedete? Non serve che qualcuno vi smentisca o vi metta in cattiva luce: siete la caricatura di voi stessi! Fa tenerezza quando poi andate a piagnucolare dal direttore generale della Motorizzazione per essere stati messi all’angolo nei tavoli tecnici del gruppo lavoro attrezzature (Relazioni MIMS gruppi lavoro attrezzature), un’area nella quale è emersa la vostra straordinaria conoscenza della 2014/45ue. Già, perchè nonostante abbiate dimenticato il principio cardine della direttiva, non vi è certo sfuggita l’eventuale possibilità di poter tarare l’attrezzatura, ad eccezione dell’analizzatore gas, a cadenza biennale. Ma lo vedete che sotto sotto, quando vi fa comodo, la conoscete la legge? E’ il classico modus-operandi “chiagni e fotti”, opportunismo ed ipocrisia in salsa italiana, un sistema che non ha mai dato – e non darà mai – risvolti positivi. Con questa mentalità spicciola avete concorso, negli anni, alla rovina del settore con gravi ripercussioni alla sicurezza stradale, quella stessa sicurezza stradale con la quale condite il nulla cosmico contenuto nelle vostre istanze.

E’ ora di finirla, avete perso credibilità.

Per gli utenti

Dal 3 Gennaio 2022 è online la piattaforma per richiedere il buono di 9,95€ a compensazione dell’aumento sulla tariffa di revisione subentrato al 1° Novembre 2021. Tutti i dettagli normativi sono già stati approfonditi dalla nostra redazione in occasione dell’emanazione del Decreto Mims dello scorso settembre nell’articolo consultabile cliccando qui. Nel presente vademecum invece verrà illustrato passo-passo l’iter pratico per ottenere l’agevolazione stanziata nella Legge di Bilancio 30 Dicembre 2020 n.178 per un importo complessivo pari a 4 milioni di Euro per gli anni 2021, 2022, 2023. A tal proposito si ricorda che il contributo non sarà sufficiente per rimborsare tutti gli automobilisti, ma solo un’esigua percentuale ne potrà beneficiare. E’ fondamentale quindi la rapidità nell’inoltrare la richiesta in quanto, come specificato, i fondi saranno stanziati secondo l’ordine cronologico di presentazione dell’istanza. Non c’è tempo da perdere: andiamo al sodo!

Per prima cosa l’automobilista deve essere in possesso dello SPID, l’identità digitale (ID) indispensabile per accedere ai servizi di amministrazione locale e centrale. Si tratta di una credenziale composta da username e password attivabile direttamente dal sito web ministeriale di riferimento. Per chi non ne fosse già provvisto, occorre selezionare il gestore di identità digitale in base alle specifiche quali il costo, il livello di sicurezza, l’area di utilizzo e la tipologia di riconoscimento. E’ infatti indispensabile l’autenticazione del richiedente da remoto oppure in presenza onde evitare pericolose appropriazioni indebite di identità. Una volta  ottenute le credenziali si può accedere all’area riservata della piattaforma raggiungibile dal sito www.bonusveicolisicuri.it. Nella home page è chiaramente specificato il target di fruibilità del servizio, per ora limitato alle revisioni effettuata a partire dal 1° Novembre al 31 Dicembre 2021. Seguirà un avviso per i contributi da erogare nei due anni successivi.

La schermata immediatamente successiva all’autenticazione è molto intuitiva e riporta i dati del richiedente: nome, cognome, codice fiscale e mail estrapolati direttamente dall’identità digitale. E’ ora possibile inserire la targa del veicolo sottoposto a revisione e la categoria di appartenenza, quindi autoveicolo, motoveicolo e ciclomotore al cui interno sono presenti anche i quadricicli leggeri (o microcar). Per quest’ultima categoria il riferimento identificativo da inserire, anzichè la targa, è il cosiddetto CIC (codice identificativo ciclomotore) individuabile in prossimità della voce “E” sulla carta di circolazione, ovvero il numero di matricola. Si ricorda infine che i quadricicli pesanti, inquadrati nelle categorie internazionali come “L7e”, rientrano al pari dei tricicli nel macrogruppo dei motoveicoli. Attenzione: se il veicolo non dovesse avere i requisiti per beneficiare del rimborso, quindi la revisione ministeriale non effettuata nell’intervallo sopra citato, l’istanza viene automaticamente respinta.

Dopo aver selezionato il pulsante “Inserisci” e confermato cliccando su “Ok” il veicolo risulta a tutti gli effetti registrato nel sistema. E’ ora possibile richiedere ufficialmente il contributo oppure eliminare l’istanza qualora ci si accorgesse di eventuali errori di compilazione. Inoltrando la richiesta viene visualizzato il form che consente l’inserimento dell’IBAN del conto corrente sul quale saranno accreditati i 9,95€. E’ indispensabile che sia intestato al richiedente, nonchè proprietario del veicolo. Premendo sul tasto “Continua” il sistema riepiloga tutti i campi immessi dall’utente che può confermare depositando definitivamente la domanda. L’avanzamento della pratica è ora monitorabile selezionando dal menù la voce “Visulizza richiesta” ove figureranno, oltre ai dati precompilati, il numero identificativo di protocollo e lo stato. Se l’istanza risulta correttamente inserita oppure con “errore in fase di pagamento” è possibile apportare modifiche a tutti i campi variabili ad eccezione della targa del veicolo, diversamente il rimborso è in fase di liquidazione (da inviare a Consap/inviata a Consap) oppure già liquidato (bonifico eseguito).

In caso di ulteriori dubbi clicca qui per scaricare la guida utente ufficiale messa a disposizione dal Mims.

 

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Il tanto atteso 2 Novembre 2021 è finalmente arrivato. Attesissimo per i centri di controllo, un po’ meno per gli automobilisti che devono pagare 9,95€ + iva in più per far sottoporre il proprio veicolo a revisione. E’ quanto ottenuto dall’associazione di categoria Asso-Car dopo anni di pressioni alla politica. La storica battaglia delle organizzazioni sindacali CNA ed Anara Confartigianato è stata vinta dagli ultimi arrivati in quanto, oltre a rivendicare i propri diritti, hanno saputo argomentare con una relazione commissionata al Politecnico di Torino (link). Già, perchè nonostante sia molto impopolare dirlo, specie per i mezzi di informazione sempre in cerca del titolone acchiappalike, l’incremento della tariffa è una manovra giusta, un diritto per i centri di controllo. Se da una parte i prezzi fissi imposti dallo Stato sono – o meglio, dovrebbero essere – una garanzia per le imprese, dall’altra sono un rischio in quanto un mancato aggiornamento in linea con il mercato potrebbe determinare ingenti perdite nel fatturato. 45 euro di tariffa a cui naturalmente si sommano IVA, bollettino e spese postali può sembrare parecchio, ma è una somma determinata nel lontano 2004, quando su base ISTAT la vita costava circa il 20% in meno. Eppure la maggior parte delle testate giornalistiche si sono sbizzarrite parlando di “stangata revisioni” accorpando il fenomeno agli aumenti di elettricità, gas e materie prime che hanno caratterizzato l’ultimo bimestre.

Chi incolpa il governo governo Draghi – ma la Legge di Bilancio 2021 è stata approvata durante il Conte Bis – chi le lobbies degli autoriparatori e chi la Motorizzazione. Non importa: sono solo giornalisti. Eppure su un aspetto, va riconosciuto, non c’è stata discordia: l’importo della nuova tariffa pari a 79,02€. Anche la nostra redazione, fra le prime a darne notizia, sia nell’articolo del 20 Dicembre 2020 (pubblicazione Legge di Bilancio) che in quello del 5 Agosto 2021 (pubblicazione decreto Mims n. 317) ha riportato la medesima cifra, ma nei giorni immediatamente antecedenti all’entrata in vigore della nuova disposizione sono cambiate le cose. E’ comparso infatti sul Portale dell’Automobilista, pagina internet ministeriale, un avviso inerente le commissioni  per l’acquisto dei bollettini postali per le pratiche di Motorizzazione. Dall’oggi al domani, senza alcun preavviso ad operatori del settore, associazioni di categoria e software house, il costo al netto di IVA per i cosiddetti diritti di incasso è sceso da 1,46€ a 1,25€, quindi complessivamente da 1,78€ a 1,51€. Nulla di male, se non fosse che ormai tutti i centri di controllo avevano adeguato i prezzari in base a quanto comunicato in precedenza, naturalmente – sì, in questo settore è normale così – mai in forma ufficiale. A complicare ulteriormente le faccenda l’impossibilità, ad oggi, di determinare una tariffa fissa applicata simultaneamente dalla totalità dei centri di controllo. I bollettini postali vengono acquistati dalle imprese in blocco per guadagnare tempo evitando una singola pratica per ogni revisione ministeriale effettuata. A fini di bilancio è tuttavia improprio fatturare una voce ad un prezzo inferiore di quello di acquisto, pertanto fino ad esaurimento crediti prepagati la tariffa di revisione sarà 79,02€ (commissioni a 1,78€) mentre successivamente scenderà a 78,75€. Altra incognita l’esatta data del passaggio alla nuova tariffa da parte di tutti i centri di controllo, ma con buona probabilità il futuro sarà la liberalizzazione dei prezzi, almeno per quanto riguarda le commissioni, che naturalmente incidono sul costo finale. La migrazione da Poste Motori a PagoPA oggetto di proroghe su proroghe aprirà nuovi scenari per l’acquisto dei i bollettini postali consentendo alle impresa di diventare PSP, ovvero Prestatore di servizi a Pagamento. In parole povere significa poter vendere all’utenza il servizio di corrispondenza dei tributi – come i bollettini 9001 – ed ammende verso la Pubblica Amministrazione, ciò che oggi avviene nella maggior parte delle ricevitorie. Un servizio a tariffa libera – le commissioni -, salvo diversa specificazione da parte del Mims, che oscillerà in funzione alla piattaforma utilizzata da 1 euro a 2 euro. Di conseguenza il costo finale della revisioni  potrà subire variazioni di pochi euro da un centro di controllo all’altro.

 

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E’ quanto afferma il sindacato Federispettori tramite uno dei rappresentanti, Diego Brambilla. Sulla piattaforma Facebook il video ha superato le 100 condivisioni spontanee ed è stato inserito fra i commenti agli ultimi post della pagina ufficiale del Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili, il principale destinatario della denuncia. L’obbiettivo del sindacato è la convocazione da parte dell’attuale direttore generale della Motorizzazione Civile, l’ing. Pasquale D’anzi, per un confronto urgente sulle modalità dell’esternalizzazione delle revisioni per i veicoli pesanti. La privatizzazione è ormai stabilita da una serie di passaggi legislativi introdotti da due anni a questa parte, ma mancano i decreti attuativi, la parte più delicata in quanto vengono definiti tutti i dettagli operativi. Trattandosi di un settore nuovo è inopportuno sbilanciarsi in previsioni affrettate, ma accorre imparare dalla storia ricordando gli errori commessi con l’esternalizzazione dei leggeri, avvenuta oltre 25 anni fa. La situazione oggi è infatti drammatica, una triste realtà riconosciuta all’unisono dalle associazioni di categoria che in svariate occasioni hanno denunciato pubblicamente. La revisione ministeriale è una buona opportunità di business con effetti positivi sull’occupazione, ma prima ancora è un servizio pubblico volto a garantire la sicurezza stradale e la tutela dell’ambiente. Le due funzioni sono assolutamente compatibili – secondo Federispettori – ma va prestata massima attenzione al conflitto d’interessi fra ispettore e cliente e fra ispettore e centro di controllo per garantire l’indipendenza di giudizio, sinonimo di qualità dei controlli. -“Vorremmo comunicare all’ing. D’anzi tutte le criticità che abbiamo riscontrato in 25 anni di revisioni dei veicoli leggeri mal-privatizzate, con il fine unico di rendere un buon servizio alla comunità, con particolar riferimento agli automobilisti ed agli autisti di veicoli pesanti”. –

Si raccomanda la massima divulgazione dell’articolo e condivisione del video.

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Correva l’anno 2000 ed in televisione si parlava di revisione ministeriale. Era la campagna pubblicitaria dall’allora “Dipartimento dei Trasporti Terrestri”, oggi Ministero delle Infrastrutture Sostenibili, per informare riguardo la nuova periodicità del controllo tecnico secondo le direttive europee. Un Pippo Baudo di mezza età che rimprovera un’ignaro automobilista intimandogli di sottoporre il proprio veicolo malconcio a revisione. – Ci sono gli uffici della Motorizzazione e ben 4000  (pensate un po’, 4000!!!) officine autorizzate che in un’ora fanno tutto. –  Lo spot infine si chiudeva con uno slogan ad effetto: un’automobile revisionata è un’automobile si-cu-ra.

Con il nuovo millennio black-out totale, perlomeno da parte dello Stato. Campagne per disincentivare la guida in stato di ebbrezza, contrastare lo smartphone al volante oppure per sensibilizzare all’utilizzo delle cinture di sicurezza, ma di revisione mai più sentito parlare, come se la privatizzazione di massa avesse eliminato la pubblica utilità dal controllo tecnico. Forse in un certo senso è andata proprio così, anche perchè le uniche pubblicità comparse dal 2000 ad oggi sono finanziate da imprenditori privati allo scopo di attirare clienti, nulla più. E’ celebre  e decisamente sopra la media quella di CRA – Centro Revisioni Auto con l’attore comico Andrea Roncato: – A me piace scherzare, ma sulla sicurezza sono molto serio! –. Tanto di cappello per la scelta coraggiosa: oggigiorno menzionare sicurezza stradale e professionalità mentre si parla di revisione ministeriale potrebbe essere controproducente. Non è certo a misura di italiano medio che predilige i messaggi promozionali nei quali vengono omaggiati buoni carburante, sconti, oppure fantomatiche lotterie con in palio una vacanza ai Caraibi o un banale televisore 49 pollici. E tutto rigorosamente all’insegna delle velocità: revisione in 20 minuti, revisione in 18 minuti e, odite odite, revisione in 13 minuti! Di certo in qualche meandro d’Italia sarà stato promosso il controllo “a distanza” , il trattamento di favore o l’esito “regolare” di diritto, ma questo è un altro discorso. Sicurezza stradale? Non pervenuta.

Urge un cambio di rotta, ma prima ancora servono imprenditori etici disposti a sacrificare il profitto a favore di un nuovo modus-operandi che alla lunga premierà, anche sotto il punto di vista del business. Fra i pionieri di questo movimento i membri dell’associazione Asso.Car che nel mese di Settembre/Ottobre 2021 autofinanzieranno una campagna social di sensibilizzazione sul tema della sicurezza stradale. Verranno raggiunti 39.000.000 utenti, la totalità degli italiani maggiorenni iscritti a Facebook, la piattaforma più utilizzata nel nostro paese. Inoltre, aggiunge Luca Donna – presidente Asso.Car – , l’auspicio è quello di coinvolgere la IX Commissione Trasporti del Parlamento al fine di ottenere per questa giusta causa uno stanziamento di denaro pubblico nella legge di bilancio. – Una campagna governativa, senza bandiera, che ricordi a tutti l’importanza della revisione ministeriale ai fini della salvaguardia della sicurezza stradale. –  Siamo tutti debitori verso Asso.Car, prima per l’adeguamento ISTAT della tariffa, ora per questa operazione che sicuramente avrà effetti benefici sulla clientela di tutta Italia.

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Dopo un burrascoso iter legislativo è finalmente ufficializzato l’adeguamento ISTAT della tariffa di revisione. In data 3 Agosto 2021 è stato pubblicato nel Registro Ufficiale il decreto Mims prot. 317 che fissa al 1° Novembre 2021 la decorrenza dell’aumento. Tutto ha inizio con la Legge di Bilancio 2021, la Legge 30 Dicembre 2020 n.178 (link articolo). Il decreto attuativo era atteso, come da prescrizione, entro un mese dall’entrata in vigore della legge, ma qualcosa è andato storto. Pare l’intoppo fosse il “Bonus veicoli sicuri”, uno spreco di denaro pubblico per l’ammontare di ben 12 milioni di euro in 3 anni istituito dal governo per sfuggire dalla responsabilità politica di questa manovra, come se un supplemento di 9,95€ a biennio mandasse in bancarotta le famiglie italiane. Strategia comprensibile: in un paese composto perlopiù da analfabeti funzionali occorre sempre dare un colpo al cerchio ed uno alla botte. Gioiamo tutti e dimentichiamo i (n. di revisioni dal dal 31° Gennaio 2021 al 1° Novembre 2021) X 9,95€ che la Pubblica Amministrazione, per propria negligenza, ha fatto sfumare a tutti centri di controllo disattendendo i termini sanciti dalla legge di bilancio. Restando in attesa degli scoop “giornalistici” populisti, ma soprattutto dei commenti italioti, auguriamo a tutti i follower e lettori  buone ferie.

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In data 12 Luglio si è tenuto il webinar organizzato dall’associazione di categoria CNA intitolato “La sicurezza stradale, un bene pubblico”. Evito di dilungarmi nei commenti: non sarei di certo imparziale e quindi decaderebbe ogni mia argomentazione. Vi lascio però l’opportunità di consultare una delle slide mostrata al meeting per farvi un’idea di quanto a questi soggetti sta a cuore il tema della sicurezza stradale: “le modifiche alla figura dell’ispettore rappresentano una deriva che rischia di scardinare l’attuale sistema normativo e la tenuta delle imprese”. In parole povere ritengono che l’ispettore debba continuare ad essere asservito al centro di revisioni in quanto il garante della sicurezza stradale è l’impresa che ha investito il capitale nell’attività e – a detta loro – per la formazione della risorsa (???). Nessuna menzione, naturalmente, al fatto che le responsabilità penali legate al controllo tecnico fanno capo all’ispettore, ma – davvero – rispetto il punto di vista. Quello che mi manda in bestia è ben altro, e non centra nulla con gli ideali, o meglio, con i più che leciti interessi di categoria. Quando si cerca di ostacolare il processo evolutivo dell’ispettore, in ottemperanza alla 2014/45ue, non si esprime banalmente un parere, ma si manifesta palesemente, anche se fra le righe, la volontà di eludere la legge. E agli haters dell’Europa ricordo che il comma 3 dell’articolo 13 del DM 214/17, normativa italiana, riporta testuali parole: “Al momento di effettuare un controllo tecnico, l’ispettore deve essere esente da conflitti d’interesse, in modo da assicurare che sia mantenuto un elevato livello di imparzialità e obbiettività…”  Una grande farsa: davanti ad alcuni membri del Parlamento, l’organo preposto all’approvazione delle leggi, se ne chiede velatamente la disobbedienza. Non è assurdo? Evidentemente no, è il frutto del rapporto bilaterale politica/associazioni di categoria: da una parte si dimostra l’attenzione verso le istanze mosse dai potenziali elettori, dall’altra la “potenza di fuoco” , ovvero la capacità di influenzare chi guida il paese.

E’ così da sempre, e non ci vedo nulla di male. Qualche esponenti della Commissione Trasporti, naturalmente estraneo all’argomento, che si rivolge alla platea con i soliti interventi vuoti conditi da qualche parolone ad effetto che denotano un’imbarazzante ignoranza in materia. Blablabla, sicurezza stradale, blablabla, le imprese, blablabla, il nostro impegno, il futuro eccetera eccetera. Di questi elementi tuttavia ce n’è uno, anzi, una, che spicca per costanza e, perchè no, per competenza. Si tratta dell’Onorevole Sara Moretto, deputata ex-PD, ora Italia Viva, che peraltro non ha nulla a che vedere con la commissione preposta ai tavoli inerenti al settore revisioni. Dal 21 Giugno 2018 appartiene infatti alla X Commissione (attività produttive, commercio e turismo), ma in più occasioni si è mostrata vicina al settore, sempre fianco a fianco a CNA. Non è lecito qualche sospetto? Via i moralismi da questo articolo: il mondo gira intorno gli interessi ed anche questo blog è nato per un interesse personale, ovvero creare un mezzo per diffondere la MIA idea di settore e per migliorare la MIA posizione lavorativa. Poi, che questa mission coinvolga indirettamente tutta la categoria ed oggettivamente apporti un miglioramento alla sicurezza stradale collettiva mi fa molto piacere, ma di certo non mi sono mosso per quello, almeno in principio. –E tu, Sara, perchè o per chi ti muovi?- Dai, della sicurezza stradale non te ne frega un accidenti, anche perchè non sei portavoce di una buona causa, per nulla. Restava solo da capire quale fosse il tuo coinvolgimento, dove fosse il “tuo interesse”, e per un po’, ingenuo, ho creduto alla migliore delle ipotesi. Mi è rimasta impressa la foto condivisa qualche anno fa sui profilo Facebook pubblico di Antonella Grasso, rappresentante CNA, che vi ritraeva insieme, in tuta da pilota, al circuito di Pomposa.

Antonella Grasso (CNA), al centro, e Sara Moretto (Italia Viva) a sinistra.

Solidarietà fra donne, magari un’amicizia, e la certezza che la Grasso è una grande professionista. Che ti abbia convinta, in buona fede, a sostenere la propria causa fa parte del gioco, anzi, è l’essenza stessa del gioco. Le imprese hanno tutte le ragioni di lamentarsi con lo Stato perchè questo cambiamento, per una minima parte di esse, sarà distruttivo. Ma, ahimè, sbagliano richieste. La pubblica amministrazione ha delle grandi responsabilità in tutto ciò: chiedetele il conto! Vengono stanziati milioni di euro per fesserie quali l’inutile “bonus veicoli sicuri”: perchè non utilizzare quel denaro per indennizzare le attività a tutti gli effetti truffate dallo Stato? In principio per aprire un centro revisioni era richiesto come requisito fondamentale il possesso delle 4 – ora 3 –  “categorie” ai sensi della L.122/92, ora pare che l’attività perfetta debba essere nettamente separata, indipendente, dell’autoriparazione. Prima il responsabile tecnico era una figura subordinata al centro di controllo, ora superpartes a tutti gli effetti, disposizioni di buonsenso già intuibili nel lontano 96′, ma affossate per consentire il business selvaggio. In poche parole il modello CNA, come si evince dalla slide sopra riportata, il modello voluto da CNA, il modello che vuole mantenere CNA. Il sistema prevaricatore dei “padroni” che non può essere sposato da un’esponente politico ex-PD, partito sempre attentissimo, nei proclami, alla salvaguardia dei diritti dei lavoratori. A tutto però c’è una risposta e questo tuo coinvolgimento, cara Sara, non è certamente filantropico o in funzione a rapporti interpersonali. Dal tuo profilo pubblico presente sul sito www.camera.it figurano le dichiarazioni patrimoniali dell’anno 2018, 2019 e 2020. Ho scoperto che nel 2018 avevi partecipazioni al 60% in due attività, la Moretto Car Service SRL e la Genius Car SAS ( Locazione immobiliare di beni propri o in leasing – affitto), entrambe naturalmente allo stesso indirizzo.

La Moretto Car Service, fonte sito ufficiale, è una carrozzeria multiservizi fondata nel 1983 da Rino Moretto, presumibilmente un parente dell’Onorevole Moretto. La biografia su wikipedia conferma l’ipotesi: “Diploma di ragioniere e perito commerciale all’allora ITC Luzzato, si occupa di amministrazione nell’azienda di famiglia…”. Ecco spiegata, in poche righe, la particolare attenzione che la Moretto ha sempre riservato al nostro settore, al proprio settore. Si può parlare di principio di terzietà con un politico che è tutto meno che esente da conflitti d’interesse? Anche tra le fila del parlamento, ahimè, abbiamo una titolare di autofficina e centro di controllo, anzi, ex-titolare, dato che nelle successive dichiarazioni patrimoniali non risulta più aver legami con le società. La cessione delle quote è sufficiente per poter ritenere l’Onorevole Sara Moretto a tutti gli effetti indipendente? Nutro qualche perplessità.

Diego Brambilla

P.S. Ma Italia Viva non era un partito profondamente europeista? L’europeismo è un po’ come l’ecologia: siamo tutti green, ma col c**o degli altri.

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E rieccoci qua, purtroppo. L’ultimo articolo di questo calibro risale al giorno 8 Settembre 2018, a circa un mese dal disastroso crollo del ponte Morandi a Genova. Vi consiglio vivamente di leggerlo, almeno vi renderete conto che in fin dei conti, la storia è sempre quella: cambiano i soggetti, le infrastrutture e le dinamiche, ma non la morale. (link articolo). E puntualmente, anzichè imparare dagli errori, ci ricaschiamo. Lungi da me strumentalizzare 14 vittime innocenti, ma per quel che posso mi piacerebbe concorrere affinchè disastri del genere non ricapitino mai più. Sì, mi sento molto chiamato in causa, in primis perchè potevo benissimo essere in prima persona con la mia famiglia sopra quella disgraziata funivia, al pari di tutti quanti voi lettori, ma secondariamente perchè vivo quotidianamente circostanze analoghe, solo più in piccolo. Quanto alla proporzione del fenomeno che mi riguarda direttamente, la revisione periodica dei veicoli, chi può dirlo? Un ponte che cade, come una funivia, fa molto rumore, in tutti i sensi, ma un incidente stradale, magari senza gravi conseguenze, finisce nel dimenticatoio. Ogni tanto ci scappa il morto, uno a Napoli, un altro a Milano, l’indomani a Palermo, ieri a Padova…casi isolati o fenomeno di massa? Ritengo corretta la seconda, ma non potendo dimostrarlo passo oltre ed arrivo al punto.  Senza entrare troppo nel merito della questione, dato che ormai da giorni i media ci tartassano, vi sottopongo un articolo di AGI (link), uno dei tanti pubblicati oggi 26 Maggio 2021. E’ l’imput che aspettavo impazientemente da Domenica, una semplice conferma di quanto era già ampiamente prevedibile. Ne riporto le parte più saliente: “C’erano malfunzionamenti nella funivia, è stata chiamata la manutenzione, che non ha risolto il problema o lo ha risolto solo in parte. Per evitare ulteriori interruzioni del servizio, hanno scelto di lasciare la ‘forchetta’, che impedisce al freno d’emergenza di entrare in funzione” [..] La svolta nelle indagini sul disastro della funivia del Mottarone è arrivata nella notte. Tre persone sono state arrestate: si tratta di Luigi Nerini, amministratore della società Ferrovie del Mottarone che gestisce la funivia, Gabriele Tadini, direttore del servizio ed Enrico Perocchio, caposervizio.”  Ed eccoci qua, anzi RI-eccoci qua: la storia si ripete. Dalle indagini risuona sempre la solita antifona: un imprenditore che per massimizzare i profitti risparmia sulla sicurezza dei cittadini. Una notizia che ormai non fa più notizia, tanto ne siamo abituati, ma il punto è un altro. Che business e sicurezza non possano andare a braccetto è un dato di fatto, ma vi invito a leggere nomi e ruoli degli indagati. Il titolare, presumibilmente coinvolto nella vicenda, il direttore, che il linea teorica è il suo braccio destro, e poi c’è questo fantomatico “caposervizio”. Premetto di non sapere assolutamente nulla dell’organigramma aziendale di un’infrastruttura del genere, ma questa figura mi ricorda molto quella dell’ispettore, o “responsabile tecnico” della revisione ministeriale. Un ruolo fittizio, un ruolo che esiste perchè deve esistere, un ruolo che esiste perchè qualcuno deve sempre pagare per un sistema con il quale non c’entra assolutamente nulla. Oggi con un supplemento di 50 euro netti nella busta paga siamo tutti “capi”, “responsabili”, “manager”, salvo poi dover sempre abbassare la testa e dire – sì, padrone –. Quando il fine è la salvaguardia della sicurezza, non ci possono essere interferenze e legami di subordinazione: ispettori revisione, responsabili sicurezza, addetti sicurezza e certificatori IN-DI-PEN-DEN-TI. Non vorrei mai più scrivere una pagina del genere.

Il ricordo delle 14 vittime

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In data 30 Aprile 2021 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto legge n.56 (link) recente “disposizioni urgenti in materia di termini legislativi”. All’articolo 5, inerente ai trasporti, viene menzionato anche l’Art.80 del Codice della Strada che disciplina la revisione periodica dei veicoli. Al comma 4 si leggono testuali parole:

“Il termine di cui all’articolo 92, comma 4-septies, primo periodo, del decreto-legge 17 marzo 2020, n.18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n.27. relativo alla revisione periodica dei veicoli di cui all’articolo 80 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n.285, è differito al 31 dicembre 2021.

La prima fonte di diritto citata è il cosiddetto decreto “Cura Italia” (link articolo) trasformato in legge n.27 secondo il normale iter legislativo che prevede la conversione del decreto legge entro 60 giorni dalla pubblicazione, pena la perdita di efficacia. Tutte le revisioni ministeriali con scadenza fino a luglio 2020 venivano rinviate entro il 31 ottobre 2020. Il provvedimento venne poi modificato dal DL Semplificazione (link articolo) convertito nella legge n.120 che integra due nuove scaglioni:

  • Revisioni ministeriali con scadenza ad agosto/settembre 2020 rinviate al 31 Dicembre 2020;
  • Revisioni ministeriali con scadenza ad ottobre/novembre/dicembre 2020 rinviate al 31 Febbraio 2021.

Tralasciando i vari atti legislativi comunitari di proroga, tutto il diritto nazionale in ordine al rinvio delle scadenze della revisione periodica è concentrato nell’art.92, comma 4 del Cura Italia, convertito ed emendato. Attenzione però agli avverbi numerali latini, i suffissi bis, ter, quater, quinquies e così via che identificano le integrazione apportate in un secondo momento al testo originale. Il comma 4-septies non ha nulla a che vedere con le proroghe, ma riguarda gli ispettori ausiliari per le sedi della Motorizzazione Civile:

“Al fine di mitigare gli effetti derivanti dall’attuazione delle misure di contenimento dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, nonché di ridurre i tempi di espletamento delle attività di cui all’articolo 80 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, fino al 31 marzo 2021 gli accertamenti previsti dal medesimo articolo 80 possono essere svolti anche dagli ispettori di cui al decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti 19 maggio 2017, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 139 del 17 giugno 2017. Ai predetti ispettori è riconosciuto, per lo svolgimento dell’attività, un compenso, a carico esclusivo dei richiedenti la revisione, determinato secondo le modalità di cui all’articolo 19, commi 1, 2, 3 e 4, della legge 1° dicembre 1986, n. 870.”

Fino al 31 Dicembre 2021 la Motorizzazione Civile potrà quindi avvalersi per l’espletamento delle attività di revisione dei veicoli degli ex-funzionari pensionati oppure degli ispettori che hanno conseguito il cosiddetto “Modulo C” per l’abilitazione ai pesanti. La novità è tuttavia stata mal interpretata da numerose testate giornalistiche, anche autorevoli, che hanno divulgato fake news in merito ad una presunta proroga delle revisioni al 31/12/2021. Tranquilli, non esiste nulla del genere. Di seguito il calendario dei rinvii attualmente vigente in ottemperanza al Regolamento Ue 2021/267.


Per gli operatoriPer gli utenti

Al primo del mese, com’è ormai consuetudine, la redazione di Revisioniautoblog ha giocato uno scherzetto pungente ai propri lettori e followers delle varie pagine social [Facebook] [LinkedIn] [Instagram] [YouTube]. Il pesce d’aprile (link) è riuscito talmente bene che abbiamo ricevuto chiamate, mail e messaggi privati da parte di numerosissimi appartenenti al settore revisioni, dal semplice ispettore al titolare di centro di controllo, dal programmatore della software house al tecnico-rivenditore di attrezzatura. Insomma, se la sono bevuta in molti, complice senz’altro l’autorevolezza di questo blog, ma anche il contenuto dell’articolo che in fin dei conti non era nulla di così trascendentale. Avessimo parlato di incremento della tariffa a 100€, oppure di revisione su base volontaria, di “autocertificazione di buona manutenzione del veicolo” e così via avrebbero tutti gridato alla fake news, o almeno si spera, ma quando il tema è l’indipendenza degli ispettori c’è sempre molta attenzione e di conseguenza preoccupazione o speranza a seconda delle propria posizione. Ciò che fino a qualche anno fa sembrava frutto di menti perverse progressiste oggi è attualità e lo si nota dallo stampo dei commenti, dalle discussioni e delle prese di posizione da parte di personaggi, anche autorevoli, notoriamente avversi a questo cambiamento. Infatti, se prima l’intero argomento veniva liquidato con una fragorosa risata di scherno, ora si corre ai ripari: “tanto ci sarà la proroga!”  scrive fra i commenti il popolo di Facebook, mentre coloro che hanno la facoltà di dialogare con il Ministero mettono in atto strategie difensive per un recepimento indolore, ormai tardivo, del principio di terzietà. Già, recepimento, perchè ancora una volta vale la pena ricordare non si tratta di idee malsane di qualche pazzo visionario, bensì di norme già approvate dagli organi di legislazione comunitari che necessitano solamente di essere introdotte nel diritto nazionale, un passaggio obbligatorio che rientra nella natura della direttiva UE. Lo spirito di queste fonti di diritto è appunto quello di consentire a tutti gli stati membri, considerandone la disparità, di raggiungere l’obbiettivo prefissato in modo progressivo, evitando danni e criticità alle categorie interessate. Micro realtà disomogenee implicano tempi di adeguamento e sforzi differenti ed è per questo che nazioni all’avanguardia in materia di controllo tecnico dei veicoli come la Germania possono tranquillamente tirare un respiro di sollievo in quanto già parzialmente conformi alle nuove disposizioni. Poi arriva l’Italia che vanta la peggior Motorizzazione d’Europa (l’applicazione della recente proroga è l’ennesima dimostrazione), un sistema revisioni che fa acqua da tutte le parti (a questo proposito non serve argomentare) e a distanza di 7 anni dall’emissione della direttiva 2014/45Ue fa orecchie da mercante, come se il problema non la riguardasse. Essì, oramai è un problema, in quanto attività regolarmente operative e legittimate dallo Stato si vedranno abbassare la serranda da un giorno all’altro. Fantascienza? Catastrofismo? Quanti centri di revisione attualmente sono inattivi perchè sprovvisti dell’ispettore, la prima grande novità introdotta dalla direttiva comunitaria? Ma è colpa dei burocrati europei o del sistema nazionale che non è stato in grado di organizzarsi per tempo pubblicando all’ultimo giorno utile un copia-incolla disastroso della 2014/45Ue? D’altronde c’erano priorità quali l’abolizione del padale pressometrico, il sostituto errettì e via dicendo…

Duole prendere atto dei risvolti negativi che il scellerato iter di recepimento direttiva europea sta causando all’intero comparto revisioni, ma, si ribadisce, è solamente un problema di mala-gestione. Tutto il settore paga e pagherà le conseguenze della strategia fallimentare impiegata fino ad ora dai – passatemi il termine – negazionisti della terzietà, coloro che pensano di risolvere il “problema” ignorandolo. Peccato si tratti banalmente di ignoranti, con riferimento al significato etimologico del vocabolo, ovvero persone che ignorano, in questo caso, la storia e l’evoluzione della normativa automotive nazionale ed internazionale. Se nel primo Codice della Strada dell’età contemporanea, il Regio Decreto 8 Dicembre 1933 n.1740, tutte le norme riguardavano esclusivamente l’Italia per ovvie ragioni storico-politiche (N.d.r. era firmato Benito Mussolini!), già dal D.P.R. 393/59 del 1959 viene introdotto qualche riferimento alla regolamentazione comunitaria, come ad esempio il “proiettore europeo unificato” (Art. 196 D.P.R. 420/59), l’anabbagliante con fascio asimmetrico che attualmente equipaggia tutti i veicoli in circolazione. La vera rivoluzione è tuttavia rappresentata dell’emanazione della direttiva europea quadro relative all’omologazione degli autoveicoli, la 70/156CEE, dei motoveicoli, la 92/61CEE, e tutte quelle che disciplinano l’approvazione delle varie unità tecniche indipendenti (dispositivi di illuminazione e segnalazione visiva, freni, serbatoi, emissioni inquinanti ecc). Nel “nuovo” Codice della Strada infatti, D.Lgs n.285 del 1992, tutti gli ambiti già regolamentati dalla normativa comunitaria vengono rimandati ad essa in virtù del superiore grado nella gerarchia delle fonti di diritto. “Qualora le norme di cui al comma 3-bis si riferiscano a sistemi, componenti ed entita’ tecniche oggetto di direttive comunitarie, ovvero di regolamenti emanati dall’Ufficio europeo per le Nazioni Unite recepite dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, le prescrizioni di approvazione nazionale e di installazione sono conformi a quanto previsto dalle predette direttive o regolamenti.”  (Art. 75 D.Lgs 285/92, comma 3-ter). Nel prossimo Codice della Strada è dunque lecito aspettarsi in materia di revisione dei veicoli un’attuazione integrale della disciplina comunitaria, oggi contenuta nella direttiva 2014/45Ue, un domani in qualche regolamento Ue, una fonte di diretto ancora più blindata della “semplice” direttiva. Che ne sarà di tutto coloro che considerano una mail da parte dell’impiegato della Motorizzazione più autorevole della Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea “perkè siamo in Italia e non in Europaaa111!!111”?

Chi non partecipa al cambiamento lo subirà, è inevitabile.

 

Curiosità – La durata media dei vari Codici della Strada è di circa 30 anni, un intervallo di tempo nel quale sono oggetto di numerosi emendamenti in base al progresso tecnico dei veicoli e all’evoluzione dei comportamenti dell’uomo. Quando l’entità delle modifiche risulta sconvolgere completamente il testo originale, di prassi si provvede ad una nuova stesura integrale del documento. L’attuale Codice della Strada D.Lgs 285/92 spegne quest’anno la ventinovesima candelina: nasce in un periodo nel quale non esistevano nemmeno i catalizzatori per i motori a benzina mentre oggi si parla di elettrificazione totale e di guida autonoma. Chi ha orecchie per intendere intenda.