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Febbraio 2022

Per gli operatori

Confermati i rumors della scorsa settimana. In Gazzetta Ufficiale n. 48 del 26 Febbraio 2022 è stato pubblicato il decreto dirigenziale 16 Febbraio 2022 a firma di Pasquale D’anzi, il direttore generale della Motorizzazione. E’ il primo della serie di provvedimenti attuativi richiamati dal precedente decreto ministeriale 446 a completamento della disciplina per l’esternalizzazione delle revisione dei veicoli pesanti (leggi articolo di approfondimento). Naturalmente si parla anche di esami per l’abilitazione degli ispettori privati, gli ex-responsabili tecnici definiti nel testo “ispettori ope-legis” che hanno conseguito il corso modulo C per estendere le proprie competenze al controllo tecnico dei veicoli pesanti, oppure i neofiti del ruolo, coloro che hanno partecipato al corso modulo A+B. Buone notizie, ma non troppo. Finalmente si vede la luce in fondo al tunnel – questa volta per davvero! -, ma la Motorizzazione in pratica si è presa altri tre mesi. Le sessione di esame obbligatorie saranno due all’anno per singola DGT, una a Maggio, l’altra a Novembre, ma considerati i lauti compensi stabiliti per i commissari non si esclude ne saranno inserite delle altre. La prova consisterà in uno scritto “vero o falso” seguito da un’esame pratico di controllo tecnico su veicolo della categoria per la quale si richiede l’abilitazione. 60 domande in 40 minuti per il modulo A+B con massimale di 4 risposte sbagliate tollerate, 30 in 20 minuti con limite di soli 2 errori per il modulo C. I quiz saranno disponibili sulla pagina web ministeriale IlPortaledell’Automobilista per consentire ai candidati di esercitarsi. In merito alle tariffe, due marche da bollo da 16€ a cui si sommano 123,95€ + 5,16€ per l’abilitazione alla revisione dei veicoli leggeri, 103,29€ + 5,16€ per i pesanti. Quanto a quest’ultima, si presti molta attenzione: l’accesso all’esame è consentito esclusivamente ai candidati che abbiano partecipato al corso di aggiornamento previsto dal DM 214/17, ma l’erogazione dello stesso è regolamentata dal presente decreto secondo lo schema di seguito proposto:

Riusciranno gli enti di formazione ad accreditare ed erogare a breve questo nuovo corso di 30 ore? A questo proposito si annulla nel merito la Circolare emanata prot. n. 5149 dalla 4° divisione della direzione generale della Motorizzazione data 17 Febbraio 2022 nella quale si metteva in guardia per i fantomatici corsi proposti tramite campagna di mailing dai soliti noti enti truffaldini. Non sono chiari purtroppo i soggetti che dovranno obbligatoriamente svolgere il suddetto aggiornamento: la materia è contorta. Stando alle disposizioni contenute all’interno del DM 214/17, l’aggiornamento in linea generale è obbligatorio, presumibilmente dall’entrata in vigore dello stesso avvenuta il 20 Maggio 2018. Le prescrizioni generali tuttavia vengono regolamentate dall’accordo Stato/regioni n.65 c.S.r del 14 Aprile 2019, in particolare la periodicità fissata a tre anni ed il numero minimo di ore pari a 20. Eppure solamente con il presente decreto dirigenziale vengono ufficialmente avviati i corsi: da quando si calcolano, quindi, i tre anni? Dal 20 Maggio 2018? Tutti gli ispettori sarebbero fuori legge. Dal 19 Aprile 2019? Ci sarebbero solo due mesi di tempo. Credetemi, questa volta non ho le risposte, ma arriverà sicuramente una nota ufficiale (nun ve preoccupà, gli enti channo da magnà, ce penzano loro a chiamà Roma). Chiudiamo la pagina formazione con un’altra notizia – o avvertimento – degna di nota: vi ricordate tutti gli escamotage utilizzati per eludere il requisito dei tre anni di esperienza comprovata obbligatori per la partecipazione ai moduli A e B? Autocertificazioni, buste paga false e via dicendo? Complimentoni a tutti coloro che si sono lasciati abbindolare! Il fascicolo dell’ispettore, come preannunciato, verrà verificato personalmente dalla commissione d’esame, un  equipe di pubblici ufficiali ai quali state letteralmente “rubando il lavoro” con l’esternalizzazione del servizio di revisione. Riuscirete a farla franca, furbacchioni? Difficile, ma nel dubbio vi rammento l’art. 76 del D.P.R 445/2000: autocertificare il falso costituisce un reato penale, un reato che commettete voi, non certo l’ente di formazione che vi ha indicato la “strada maestra”.

Se in tema di formazione si può finalmente (FINALMENTE!) gioire per essere arrivati al dunque, per quanto riguarda le revisioni dei veicoli pesanti non si prospetta nulla di buono all’orizzonte. All’articolo 3 del DM vengono stabiliti i compensi per gli ispettori: 350€ + 150€ al netto di IVA a giornata per un massimale di 24 veicoli revisionati. Tralasciando provvisoriamente la questione delle tempistiche unitarie dei controlli tecnici, è evidente quale sia il disegno dell’Amministrazione. 2500€ lordi a settimana (10.000 al mese!!!) per un ispettore privato diplomato quando in Motorizzazione gli equivalenti laureati di base guadagnano 1500€ mensili netti? Non scherziamo. La strategia è quella di ingolosire gli attuali dipendenti dei centri di controllo che si occupano delle revisioni dei veicoli leggeri, ma con quali garanzie? 500€ una-tantum non possono certo incoraggiare un lavoratore a tempo indeterminato – seppur sottopagato – a fare il salto nel vuoto e l’ipotesi del doppio ruolo (revisione leggeri come dipendente/pesanti come autonomo) è inconciliabile con la maggior parte dei contratti. Si presti attenzione anche ai funzionari della MCTC disposti a mettersi in aspettativa per verificare la convenienza nell’espletare il medesimo ruolo come liberi professionisti usufruendo delle tariffe destinate ai privati, ma soprattutto attenzione agli IA (funzionari in quiescenza), i quali non avendo impegni lavorativi possono calendarizzare la disponibilità praticamente ogni giorno. Che pasticcio, direttore generale. Anzichè dare alla luce una nuova categoria di professionisti da affiancare ai dipendenti della Motorizzazione ha messo tutti in concorrenza favorendo solamente chi ormai vive di rendita (alla faccia dei giovani!). Spero solo di sbagliarmi, ma in questo frangente di luce in fondo al tunnel non se ne vede proprio: stiamo sprofondando nell’oscurità più totale.

Confessioni di un RT

Condividiamo con piacere la lettere aperta di un imprenditore rivolta alle associazioni di categoria del settore revisioni, una delle quali lo rappresenta – per così dire – dal 1987. Un punto di vista differente da quelli ormai standardizzati che vedono titolari di centro di controllo avversi ad ogni sorta di cambiamento e dipendenti ispettori desiderosi di una rivoluzione a 360°. Il contenzioso va ben oltre alla mera lotta di classe: è una battaglia di buonsenso che ha come obiettivo finale la salvaguardia della sicurezza stradale:

Olbia, 18/02/2022

Oggetto: settore revisioni veicoli, adeguamento normativo e terziarizzazione settore controlli degli ispettori.

Gentili signori,

in qualità di direttore del Centro revisioni Consorzio Car Test Olbia 1, aderente all’atto della costituzione all’allora AIRA/CNA e tutt’ora associato alla CNA, devo esprimere la mia ESTREMA contrarietà agli argomenti e al metodo con cui le alte cariche preposte della vostra associazione stanno portando avanti le rivendicazioni in materia di revisione veicoli, auto / moto e mezzi pesanti.

Questo Consorzio nasce nel 1986 nell’intento di tutelare i meccanici indipendenti dalle concessionarie, le quali potevano aprire un centro revisioni senza ulteriori obblighi. Mentre per le quattro categorie professionali, meccanica, elettrauto, gommista e carrozzeria, occorreva avere tutte le quattro iscrizioni e, ATTENZIONE, come la legge chiaramente dice, le 4 attività devono essere effettivamente esercitate, e questo era ed è tutt’ora assai raro.

Negli anni a seguire, da 1600 centri presenti nel 1997, ci fu un proliferare di grandi officine che erano talmente grandi da esercitare effettivamente tutte le 4 attività. In realtà aprirono centri di meccanici, di gommisti, di elettrauti e di carrozzieri. Tutti centri dove si svolgeva solo una o al massimo due delle 4 attività richieste. Ma, miracolo dei miracoli, con le autocertificazioni in Italia tutto è possibile, soprattutto se poi non ci sono controlli. Così il gommista di turno, che palesemente ha un’officina dove si svolge solo l’attività di gommista (e lo vedrebbe e lo verificherebbe anche un cieco), avendo a suo tempo richiesto l’iscrizione per tutte le 4 attività, dichiarando semplicemente e con molta leggerezza che esercita effettivamente anche l’attività di meccanico, di elettrauto e di carrozzeria, apre il centro revisioni, in attesa che vengano verificate le autocertificazioni. Tralasciando per comodità meccanica ed elettrauto (che ora sono anche accorpate nell’unica attività di meccatronica), l’impressione che in tutti questi centri non si facciano attività di carrozzeria si ha immediatamente, perché le attrezzature necessarie per questa attività sono necessariamente una cabina di verniciatura e il tintometro. A tutti gli associati che hanno fatto la pratica presso di voi per l’apertura del centro avete mai evidenziato che fare una autocertificazione senza che poi ci sia il riscontro è un falso pauroso, con conseguenze penali? Non vado oltre perché potrei diventare scurrile. E credetemi, quando vedo nascere ed operare (e ce ne sono migliaia) centri che PALESEMENTE non esercitano neanche una delle attività richieste, ma fanno solo revisioni, allora mi chiedo davvero cosa fate voi della legge. Dico voi perché queste realtà quasi mai nascono da sole ma vengono sempre istruiti e indirizzati dalle associazioni di categoria e voi, non ho difficoltà a dirlo, insieme rappresentate la maggior parte delle imprese del settore. Così, siamo arrivati a 10.000 centri e in una città come Olbia ce ne sono 14, una guerra senza limiti che avvantaggia quelli che lavorano male, quelli che non guardano nulla e passano tutto e di più. Vince il più disonesto per intenderci perché di controlli sul campo, quelli veri, quelli fatti all’uscita del centro per verificare la corrispondenza dei valori rilevati, non ce ne sono mai stati e voi non avete mai fatto nulla per fare in modo che la legge venisse modificata per implementare un servizio di ispezione che, per il solo fatto di esistere, avrebbe risolto la stragrande maggioranza dei comportamenti illegali, di tecnici titolari e di tecnici dipendenti succubi dei titolari.

Detto questo, e dopo 25 anni di esperienza ce ne sarebbero veramente tante altre di cose da dire, passiamo al nuovo. Passiamo all’argomento Ispettore tecnico, alla sua abilitazione e al progetto di terziarizzazione del settore controlli, portato avanti da FEDRISPETTORI e da voi brutalmente combattuto. Quindi a voi va bene così, con gli ispettori iscritti a libro paga dei titolari dei centri o, meglio ancora, essi stessi titolari dell’officina. E in tutto questo sostenete che non vi sia nessun conflitto di interesse tra chi controlla e chi paga il controllore (nel caso dell’ispettore titolare, esso si paga da solo ed il conflitto è ancora più grande).

Perché ? Se è vero che siete d’accordo sulla terziarizzazione in ambito di revisioni di mezzi pesanti, perché non lo siete in ambito dei veicoli leggeri con massa =< a 35 q.li? Il principio di indipendenza del tecnico è esattamente lo stesso. Un dipendente non può, in nessuna circostanza, sostenere che non ha conflitti di interesse nella sua attività di controllo poiché viene pagato dal titolare alla fine del mese. Peggio ancora è il caso dell’ispettore che è anche titolare del centro. Una cosa senza giustificazioni. Come si può pretendere la sicurezza stradale con un sistema in cui l’80% dei centri è diretto in questo modo, con dipendenti o con tecnici titolari? E allora ben venga la richiesta, FORTE, degli ispettori che chiedono a gran voce la TERZIARIZZAZIONE. Il mio intento è quello di garantire la sicurezza stradale e la concorrenza leale, corretta. Non so se voi avete lo stesso obiettivo difendendo l’attività di dipendente del centro. Forse avete la necessità di difendere le migliaia di realtà che operano in questo modo e che, in ambito di terziarizzazione, non potendo più incidere sul risultato della revisione, abbandonerebbero il settore, tornando a fare quello che probabilmente sanno fare, il meccanico, il carrozziere o il gommista. E questo grido di libertà non è cosa semplice. Il lavoro autonomo, con rischio proprio, non è sempre migliore del tranquillo lavoro dipendente, con malattie, ferie e riposi pagati e via dicendo. Ma è un grido che si leva per cancellare 25 anni di attività di revisione facili, senza controlli e le spalle sempre al muro. Io la definirei ”voglia di cambiare le cose in meglio”. E con l’esperienza di chi sta sul campo, in trincea, e non di chi sta dietro la scrivania e cerca di salvaguardare gli interessi dei propri associati, anche se sono interessi che nulla hanno a che fare con il miglioramento del sistema e della sicurezza stradale. A scanso di equivoci (mi pare che non siete molto afferrati su questo) La direttiva 20147/45 UE, all’art 13 comma 4 (e non art 1 comma 3 punto 4 che non esiste neanche) recita: “Al momento di effettuare un controllo tecnico, l’ispettore deve essere esente da conflitti di interesse, in modo da assicurare, con piena soddisfazione dello stato membro e dell’autorità competente interessati, che è mantenuto un elevato livello di imparzialità e obiettività”. E’ sufficientemente chiaro? Non credo si debba pensare molto per capire che l’ispettore dipendente del titolare del centro ha un conflitto grande quanto una casa. E peggio ancora, in senso positivo per lui, il titolare ispettore è tutto un conflitto. E nemmeno c’è la distinzione fra ispettore di mezzi con massa < o > di 35 q.li.

Non ci sono davvero dubbi sul fatto che questa norma possa essere rispettata solo con la terziarizzazione, oppure con una assunzione di massa delle motorizzazioni per avere anche nei veicoli leggeri ciò che già oggi è possibile sui mezzi pesanti. Le così dette sedute esterne.

Finiamo con i corsi di abilitazione e con la verifica della professionalità degli ispettori attualmente operativi in base alle precedenti norme. Vorrei ricordare che dal 1997 fino ad aprile del 2011, in attesa dell’istituzione dei corsi e degli esami per responsabile tecnico, potevano operare e garantire la sicurezza stradale, tutti coloro che possedevano la maggiore età ed avevano i titoli scolastici richiesti. Quindi, il ragazzino diplomato all’IPIA (professionali) che magari ancora non aveva neanche la patente, una volta assunto e accreditato presso la motorizzazione di competenza diventava il RESPONSABILE TECNICO. Ma era in grado di farlo? E a chi importava questo? L’importante era rispettare le scadenze imposte dalla UE per il ritardo pazzesco nella revisione dei veicoli che da noi ancora si facevano ogni 10 anni e poi ogni 5. Stiamo parlando di 14 anni di regime transitorio in cui nessuno ha controllato la reale capacità di svolgere questo importante ruolo da parte di chi, solo con un titolo di studio, aveva la così detta FIRMA. Poi nel 2011 arrivano i corsi e gli esami. Gli esami non so, perché ancora non sono stati istituiti quelli ministeriali del nuovo regime, ma i corsi, cosa hanno in comune i corsi del 2011 con quelli previsti ora? NULLA. Ma proprio niente. Una differenza abissale di ore di studio. Allora, iscrivere nel registro coloro che sono già abilitati, senza fare un corso di aggiornamento (che sono già previsti) seguito però da esame di verifica non ha senso, se vogliamo garantire la sicurezza stradale. Abilitare le migliaia di tecnici esistenti con un sistema come quello descritto sopra, tutto da rifare, e una follia pura. Chi è preparato non avrà difficoltà ad andare avanti. Chi firma solo i referti ma non sa neanche come si mette in moto la macchina, giustamente passerà a qualche altra attività. E per finire, cosa volgiamo fare, una battaglia per non far fare l’esame di abilitazione per la revisione dei mezzi pesanti agli attuali ispettori tecnici che hanno fatto il corso di 50 ore che hanno sostenuto solo l’esame della commissione regionale? Io non ho veramente parole. Ma da questa domanda si capisce quanto poco siete interessati alla sicurezza stradale e quanto invece ai vs associati, tra i quali ci siamo anche noi, ma non ci sogneremmo mai, neanche lontanamente, di mettere in discussione l’esame ministeriale del futuro ispettore di mezzi pesanti. Non solo, oltre l’esame ministeriale, secondo il mio modesto parere dopo tantissimi anni di esperienza, aggiungerei un periodo di almeno 2/3 mesi di tirocinio presso le motorizzazioni o le sedi esterne, affiancati agli attuali funzionari MCTC, per fare esperienza sul campo e non solo sui libri.

Concludo, conscio del fatto che questa mia missiva non cambierà nulla nel vostro modo di operare, perché è palese che i centri che vi chiedono questo sono molto meno di quelli che vi chiedono di difendere l’impossibile e lo status quo, ma spero che si riesca a prendere atto del fatto che il settore va modificato, migliorato (molto), ma non nell’interesse degli esercenti commerciali ovvero i titolari delle officine, ma nell’interesse generale di un sistema corretto, controllato e funzionale, a difesa dell’obiettivo unico e imprescindibile, LA SICUREZZA DEI VEICOLI IN CIRCOLAZIONE. E se anche doveste riuscire ad imporre la vostra volontà ai nostri ministri e parlamentari, sappiate che l’illegalità delle vostre proposte, che evidentemente non eliminano il conflitto contemplato dalle norme UE, non scompare e sarà sempre contestabile. Con il cuore in mano vi invito a rivedere le vostre priorità ed una volta per tutte lavorate per il bene comune, di tutti i cittadini e degli operatori ONESTI. La richiesta dell’assenza di conflitto di interesse tra l’altro è una cosa, se ci pensate, ridicola. Mi viene da dire “ma chi è quello che costruisce un sistema in cui il controllore è controllato da chi gli da lo stipendio ? E’ talmente logico che lo si capisce al volo che non può essere così come è ora. Ma a volte, anche le cose logiche e giuste occorre imporle, per l’ignoranza e il lassismo della politica che ha lasciato questo settore per 25 anni con questi problemi.

Noi siamo pronti e non abbiamo nulla da temere da un sistema di ispettori esterni, anche perché la dirigenza di questo centro ha sempre difeso e garantito la totale autonomia degli ispettori, a discapito del conto economico, ma nel pieno rispetto della legge e delle regole morali.

Cordialmente.

Dott. Andreas Coni

 

 

 

Per gli utentiPer gli operatori

Siamo alle solite: Brambilla che si scaglia contro le associazioni di categoria. E’ un classicone, un po’ come un Travaglio contro Berlusconi, una litania che ha ormai perso di carattere tant’è monotona e ripetitiva. Credetemi, il sottoscritto è il primo ad essersi stancato di tutto questo, ma ogni qual volta si presentano nuovi comunicati delle associazioni di categoria del settore revisioni…mi cascano le palle (questa è una battuta rivolta a tutti coloro che sono al corrente delle mie recenti vicende personali). Ci tengo a precisarlo. Che questo blog non sia affatto superpartes è sotto agli occhi di tutti, ma l’oggettività che contraddistingue la nostra redazione credo – e mi auguro – sia ormai fuori discussione. E’ importante che passi questo messaggio: io non vi attacco per partito preso perchè rappresentate un interesse contrapposto alla mia categoria di appartenenza, ci mancherebbe. Vi attacco perchè ogni qual volta aprite bocca emerge tutta la bassezza dei vostri profili personali e la sterilità delle vostre argomentazioni. Sì, ho volutamente evidenziato il riferimento a voi: il settore, con tutte le relative criticità fisiologiche e collaterali, è decisamente una spanna sopra, è migliore sotto ogni punto di vista. Esistono fior di imprenditori che in tutta Italia hanno lasciato il segno e dovrebbero essere i primi ad indignarsi per questa attività sindacale mediocre. E’ come se in un derby – il recepimento della 2014/45ue in un certo senso lo è – una squadra mette in campo le riserve delle riserve. Certo, gli avversari vincono facile, ma che spettacolo diamo al pubblico? Alziamo il livello della disputa, che magari ne esce qualcosa di positivo a vantaggio di tutte le parti. Invece no. A quanto pare l’unica preoccupazione di Confartigianato, con sottoscrizione di CNA e Casartigiani, è quella di mantenere l’ispettore a libro paga. Nel comunicato pubblicata in data 16 Febbraio 2022, nello specifico all’interno delle osservazioni al DM 446, vengono riportate testuali parole: “andrebbe diversificato a seconda delle categorie dei veicoli a motore (per gli ispettori dei pesanti, regime di libera professione; per gli ispettori dei veicoli leggeri, rapporto di lavoro dipendente. La Direttiva 2014/45/UE, Art. 1, comma 3, punto 4, non contempla il principio di indipendenza dell’ispettore come formulato dal Decreto”. Partiamo dalla direttiva 2014/45Ue, Art.1, comma 3 punto 4 che non esiste, almeno nella versione presente in Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea. L’articolo 1 definisce l’oggetto della direttiva, si esaurisce in una riga ed è privo di articolazioni. Ma quale 2014/45UE avete letto? Nella versione nota a tutti, in particolare alla DG della Motorizzazione che probabilmente vorreste fare fessa, all’articolo 13 comma 4 è disposto quanto segue: “Al momento di effettuare un controllo tecnico, l’ispettore deve essere esente da conflitti di interesse, in modo da assicurare, con piena soddisfazione dello Stato membro o dell’autorità competente interessati, che è mantenuto un elevato livello di imparzialità e obiettività.” Vi era sfuggito questo passaggio, immagino, nonostante qualche riga sotto avente definito il potenziale nuovo regime giuridico degli ispettori come “un punto molto pericoloso e delicato che ha un impatto diretto sull’operatività e funzionalità del centro di controllo.” Ah, ma allora avete ben chiaro quale scenario si prospetta: l’art. 17 del DM 446 non lascia spazio a dubbi di alcun genere. Quel che sfugge a me è invece con quale coraggio chiedete un doppio regime senza argomentare, utilizzando quel “dovrebbe” che suono molto come un diktat. Mettetevi nei panni del legislatore, che a differenza vostra conosce abbastanza bene le norme e soprattutto detiene qualche responsabilità in più. Per i pesanti ha prescritto la massima espressione dell’eliminazione dei conflitti d’interesse di qualsiasi natura, cosa vi aspettate nell’ambito dei leggeri? Come giustificherebbe legalmente e moralmente il doppiopesismo da voi auspicato? L’origine è pur sempre il medesimo comma 8 dell’art. 80 del C.d.S. che disciplina l’esternalizzazione dei controlli tecnici sui veicoli. Il nuovo modello in uso per i veicoli pesanti risale a Novembre 2021, il precedente applicato ai leggeri al lontano 1993. Vale la pena giocare l’all-in su una norma obsoleta che negli anni ha arrecato danni alla totalità degli imprenditori per bene? Il problema del settore, da sempre, è la concorrenza sleale che nasce dalla domanda scorretta, e viene amplificata dall’impossibilità pratica di attuare una supervisione adeguata da parte delle autorità. La terzietà degli ispettori è una possibile soluzione, in quanto privando le imprese dell’autorità ministeriale le limita come tali, ovvero attività commerciali private che vendono un servizio erogato da terzi a cui vengono delegati tutti gli oneri di carattere pubblico. Eliminati in un colpo solo i pessimi risvolti del clientelismo, la concorrenza scorretta che sistematicamente sottrae lavoro ed al contempo abbattuti i costi fissi del dipendente. Qual è la vostra controproposta? Pensate veramente che mantenendo lo status-quo sia tutto a posto? Probabilmente sì, per voi lo è, ed è per questo che non vi reputo degni della posizione che ricoprite. Là fuori c’è un mondo diverso, imprenditori logorati da anni di mala gestione, persone che cercano stabilità e garanzie, non continue tarantelle per scongiurare a tempo determinato un cambiamento inarrestabile. Le autofficine di nuova concezione non sono più le botteghine che rappresentate gestite secondo la mentalità degli anni 60. Il mondo è cambiato, ci sono tutti i presupposti per intervenire a 360° sulle carenze dei veicoli, ma occorre un controllo tecnico che vada di pari passo al progresso. Basti pensare ai sistemi ADAS per l’assistenza di guida o, nella massima espressione, per l’autopilota. Quale impatto avrebbe sulla sicurezza stradale collettiva un radar mal calibrato? Ma quanto si può essere ottusi ed accecati da biechi interessi per non vedere tutto ciò? Interessi discutibili, mi permetto di aggiungere, perchè in fin dei conti l’indotto derivante dal corretto svolgimento delle revisioni arriva niente meno che nelle tasche della officine. Ma quale problema avete? I vostri rappresentati sono d’accordo?

Passiamo alla parte divertente, per non appesantire troppo la lettura. Riporto testualmente un paragrafo contenuto nel documento già citato.

“Gli ispettori autorizzati o abilitati sono esonerati dai requisiti richiesti all’allegato IV punto 1) del Decreto Ministero Infrastrutture e Trasporti n. 214/2017. Il principio che vale per i veicoli leggeri, si applica anche per i veicoli pesanti ovvero gli ispettori che hanno effettuato il corso di 50 ore, di cui all’Accordo Conferenza Stato Regioni del 17 aprile 2019, sono esonerati dall’esame finale?”

Il riferimento normativo al DM 214/17 riguarda gli ispettori abilitati secondo la precedente normativa, i responsabili tecnici, convertiti automaticamente senza adeguamenti formativi alla nuova figura professionale. Quale pertinenza avrebbe questo principio, peraltro molto discutibile, con i futuri operatori addetti alla revisione dei veicoli pesanti, un ruolo senza precedenti nella sfera del privato? Fatemi capire. Chi vorreste privare dell’esame abilitativo finale? E sempre in tema di esami il best of, una richiesta che mi auguro faccia prendere seri provvedimenti alla Direzione Generale della Motorizzazione:

“Per quanto concerne l’attivazione delle Commissioni di esame presso le DGT della Motorizzazione per la valutazione di idoneità e la conseguente abilitazione degli ispettori in esito ai corsi di formazione di cui all’Accordo Stato Regioni n. 65/CSR del 17 aprile 2019, richiediamo che fra i componenti delle richiamate Commissioni sia inserito un rappresentante delle Associazioni di Categoria, anche solo come osservatore. La presenza di tale rappresentante si ritiene necessaria e legittima in quanto la figura dell’ispettore è direttamente connessa e funzionale all’espletamento dell’attività dei centri di controllo.”

Devo commentare? No, in questo caso mi astengo. Vedete? Non serve che qualcuno vi smentisca o vi metta in cattiva luce: siete la caricatura di voi stessi! Fa tenerezza quando poi andate a piagnucolare dal direttore generale della Motorizzazione per essere stati messi all’angolo nei tavoli tecnici del gruppo lavoro attrezzature (Relazioni MIMS gruppi lavoro attrezzature), un’area nella quale è emersa la vostra straordinaria conoscenza della 2014/45ue. Già, perchè nonostante abbiate dimenticato il principio cardine della direttiva, non vi è certo sfuggita l’eventuale possibilità di poter tarare l’attrezzatura, ad eccezione dell’analizzatore gas, a cadenza biennale. Ma lo vedete che sotto sotto, quando vi fa comodo, la conoscete la legge? E’ il classico modus-operandi “chiagni e fotti”, opportunismo ed ipocrisia in salsa italiana, un sistema che non ha mai dato – e non darà mai – risvolti positivi. Con questa mentalità spicciola avete concorso, negli anni, alla rovina del settore con gravi ripercussioni alla sicurezza stradale, quella stessa sicurezza stradale con la quale condite il nulla cosmico contenuto nelle vostre istanze.

E’ ora di finirla, avete perso credibilità.

TecnicaPillole di automotive

Alcune volte nella frenesia di correre raggiungendo il posto di lavoro oppure andando al supermercato ci capita di vedere nelle nostre automobili degli elementi di cui noi sappiamo poco perché non ne conosciamo l’uso ma probabilmente sono molto funzionali.

Un qualsiasi elemento è funzionale quando risponde ad una funzione ben precisa.

Tutto questo può capitare anche con la nostra automobile che utilizziamo tutti i giorni…
A cosa serve questo, a cosa serve quello, perché è così?

Ad esempio, potrebbe essere accaduto a qualcuno di noi di domandarsi a che cosa servono quegli elementi in evidenza nel quadrato rosso, posizionati sul montante A vicino lo specchietto retrovisore. Precisamente si tratta di una BMW X1.

Quei due elementi si chiamano Nolder e non sono messi lì a caso, hanno una funzione ben precisa.

In quella zona probabilmente alle alte velocità si crea un canale convergente di aria (tra la calotta specchio e il montante A) che genera turbolenze che vanno ad investire i vetri laterali, rovinando il comfort acustico all’interno dell’abitacolo, meglio chiamato indice di articolazione.

Con questi Nolder il progettista in galleria del vento si è accorto del particolare non trascurabile e ha adottato questa soluzione, deviando leggermente il flusso di aria per evitare che investa l’abitacolo.

Perfetta l’integrazione tra l’aerodinamica e lo stile, tra la funzione e il disegno, perché i designer e gli aerodinamici in questo settore devono andare a braccetto. O meglio, spesso sono in contrasto ma poi si deve cercare una soluzione comune.

Chi studia una vettura deve cercare di migliorare ogni singolo comparto, senza lasciare nulla al caso. Pertanto anche il comfort acustico è importante. Immagina di trovarti alla guida della tua vettura premium in autostrada con la famiglia e la tua quiete viene disturbata da continui fruscii e turbolenze… Immagina su una vettura elettrica, dove l’assordante rumore del silenzio viene rotto da continui disturbi aerodinamici…

Come vedi, tutto corrisponde ad una funzione, in pillole.