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Dicembre 2020

Associazione ICCFederispettori

Associazione ICC nasce nel 2015 in Sardegna. L’acronimo “AICC”, Associazione Ispettori Centri di Controllo, dimostra chiaramente quali sono le intenzione dell’organizzazione, ovvero tutelare la figura dell’ex-responsabile tecnico addetto alla revisione ministeriale, oggi per l’appunto “ispettore”. Lo statuto conferma la mission riportando come primi punti, testuali parole, “Promuovere e valorizzare a tutti i livelli, la qualifica e la professione degli ispettore dei centri di controllo” e “tutelare e rappresentare in ogni sede, negli limiti dello statuto, gli interessi degli ICC associati.” Un’organizzazione di chiara natura sindacale, verrebbe da dire, ma ahimè, quella parolina magica non si poteva utilizzare. Guai. La ragione è semplicissima e, giusto precisare, non ha nulla a che vedere con la politica. L’ispettore del centro di controllo, ovvero colui che svolge materialmente la revisione ministeriale, può essere sia un dipendente che il titolare dell’attività: la legge, per ora, non si è mai espressa a riguardo. Vuoi parlare di sindacati con un qualsiasi proprietario di impresa in Italia? Non scherziamo. Reazioni da Briatore o altri scienziati di questo calibro, salvo poi nella vita aver a malapena portato avanti la baracca di papà, con scarso successo e commiserandosi ad ogni occasione. Non per tutti, sia chiaro: esistono anche grandi imprenditore nel settore revisioni, ma solitamente hanno poco tempo per queste chiacchiere da bar che peraltro denotano una scarsa conoscenza della storia mondiale. Per entrare nel merito dell’argomento, vorrei sottoporre a tutti i lettori una domanda. Cosa spinge, secondo voi, un titolare di centro di controllo con la qualifica di ispettore ad aderire ad un’organizzazione sindacale anche se sulla carta non lo è? Per rispondere dobbiamo tuffarci nel “lontano” 2015-2016, quando il malcontento social nei confronti delle storiche associazioni di categoria Confartigianto e CNA era ai massimi livelli (non che ora le cose siano cambiate). Il settore revisioni era, al pari di oggi, divorato dal malcostume in generale, dagli sconti sulla tariffa, dalle revisioni facili e chi più ne ha più ne metta. Inoltre, i centri avevano appena subìto, perché “subìto” è il termine più coerente, l’adeguamento forzata del protocollo MCTC Net 2, uno scherzetto costato circa 10.000€ a tutte le imprese. – Dov’erano le associazioni di categoria dei centri di revisione quando al Ministero dei Trasporti si strizzava l’occhio ai produttori e rivenditori attrezzatura? Non pervenute, parrebbe, ma questa imposizione è stata interpretata dai più come una compiacenza da parte delle storiche organizzazioni sindacali, supposizione  chiaramente non dimostrabile e frutto di ossessione complottista. Da qui la perplessità di numerosi titolari di centro revisione: chi tutela i miei interessi? Sono un piccolo artigiano, posso fidarmi di queste grandi sigle? Ecco che compare la nascente AICC, per la prima volta nella storia un’associazione del popolo, composta esclusivamente da lavoratori, da gente che vivendo sulla propria pelle la quotidianità del mestiere conosce concretamente le problematiche del settore. – Mi fido più del negozietto sotto casa o della grande distribuzione? – Del primo, verrebbe da dire istintivamente, ed è un po’ il ragionamento alla base della scelta dell’associazione di categoria. Giusto/sbagliato? Giusto, ci mancherebbe!

Ora una breve nota di merito riguardo tutti i soci e direttivo di AICC, senza distinzione fra titolari e dipendenti, anche perché non amo sputare nel piatto nel quale ho mangiato – per così dire – negli ultimi anni. Come definire chi si rivolge ad un sindacato con l’ambizione di professionalizzare il settore, fornire assistenza, informazione e supporto ai soci? Come definire chi ritiene che l’aumento della tariffa, o adeguamento ISTAT che sia, l’abolizione del pedale pressometrico durante la prova freni ed il cosiddetto “sostituto RT” non siano gli unici problemi del settore? Già. Perché puoi anche farti pagare 100€ la revisione, ma se poi per ottenere clienti devi lavorare con le fette di salame davanti agli occhi, beh, siamo punto a capo. Ecco, da questo punto di vista AICC è sempre stata sul pezzo e l’auspicio di un cambiamento di rotta del settore era – ed è – una volontà concreta, non semplice propaganda. Purtroppo però siamo sul pianeta Terra, precisamente in Italia, non in un film della Disney. – Persone per bene –, per rispondere alla domanda precedente, ma il mondo ahimè è mosso da interessi, non da buoni propositi. E proprio la contrapposizione tra interessi e buoni propositi è ciò che ha distrutto/distruggerà (non saprei quale coniugazione utilizzare, chiedo venia) AICC. Finchè si parla della pace del mondo, dell’abolizione della schiavitù e della parità di genere siamo tutti d’accordo, almeno mi auguro, ma quando si parla di cambiamenti che coinvolgono direttamente la sfera del personale? Quanto viene toccato il nostro interesse? È il caso della formazione ai sensi della direttiva 2014/45Ue, ad esempio. – 300 ore di corso? Perché non ne facciamo 1500? Tanto chissenefrega, io sono già abilitato*. – Se sono dipendente verrà indirettamente aumentato – come effettivamente si è verificato – il valore del mio ruolo, quindi banalmente lo stipendio, mentre se sono titolare-lavoratore potrei mettere in difficoltà i miei concorrenti non abilitati rendendoli più difficile l’approvvigionamento di nuovi dipendenti*. – Ah, poi c’è la professionalizzazione del settore, ma quanti effettivamente ci credevano? – È un po’ come quando le storiche associazioni di categoria proclamano gli “allarmi sicurezza stradale”, salvo poi essere solo ed esclusivamente “allarmi portafoglio”. Scusate, sono troppo schietto forse, ma ritengo l’essere pragmatico la mia migliore virtù.

*[A onor del vero, le frasi contrassegnate con l'(*) non sono parte di dialoghi realmente avvenuti, ma identificano, secondo l’autore dell’articolo, la linea di pensiero di massima di quel periodo]

Dopo il successo conquistato – e qui ancora una volta grazie al presidente Gianluca Massa – ai tavoli di lavoro del Ministero dei Trasporti nell’ambito della formazione degli ispettori, tocca recepire gli altri punti della 2014/45ue, quelli forse più spinosi e difficili da digerire. Fra questi riecheggia la parola “terzietà” , citata pubblicamente per la prima volta dal buon Andrea Da Lisca ai tempi di Osservatorio Revisione Veicoli. Vi spiego brevemente, per i meno studiati o banalmente per coloro che fingono di esserlo, il significato del vocabolo. La terzietà implica il non coinvolgimento di colui che svolge materialmente le revisioni ministeriali nell’attività commerciale per evitare conflitti d’interesse di natura economica. In altri termini, l’ispettore non può essere ne il titolare del centro di controllo, ne un dipendente dello stesso. Sei d’accordo/non sei d’accordo? Non è importante. Piaccia o non piaccia significa quello, punto. Inoltre, doveroso precisarlo, non si tratta di un capriccio di AICC o la perversione di qualche visionario che non ha nulla di meglio da fare: è una direttiva europea recepita con decreto ministeriale. È legge. Se prima il giochetto era fingere che la terzietà non fosse un requisito fondamentale per l’attività di revisione, il nuovo mood dell’opposizione, per così dire, è storpiare il significato del vocabolo affinchè coloro che ne chiedono a gran voce l’attuazione ricevano il “contentino”. Ora, a prescindere dal giusto o sbagliato in termini assoluti, secondo voi ad un titolare di centro di controllo può convenire un cambiamento del genere? Sì, se l’attività è ben strutturata e campa esclusivamente di revisioni. No, se si tratta di centro revisioni ibrido con autofficina magari gestito esclusivamente dal titolare senza dipendenti. A onor del vero, la maggior parte dei soci ispettori-titolari di AICC appartiene alla categoria B, quindi per definizione non potrà mai essere favorevole all’attuazione della terzietà pura, requisito che peraltro con buona probabilità sarà messo in atto nelle revisioni dei pesanti. Ed è paradossale, forse anche un po’ ipocrita, che per tale settore sono tutti d’accordo, AICC compresa, mente per i leggeri no, anzi ni, anzi bo: sarebbe interessante capirne le regioni. La butto lì: interessi personali? Ecco come va a farsi benedire “la professionalizzazione del settore”, ma d’altro canto fa parte del gioco. Le associazioni di categoria, i sindacati, i partiti politici rappresentano e tutelano gli interessi dei propri associati, sostenitori ed elettori. E tu, cara AICC, quale interesse porti avanti?

Per la cronaca, le perplessità descritte nell’articolo rappresentano la linea della maggior parte dei soci-dipendenti di AICC i quali sono migrati verso un nuovo sindacato, la Federispettori. Per quanto riguarda i soci-titolari invece, il mio consiglio è di approfondire con il direttivo le tematiche appena descritte, con particolare riferimento alla questione della terzietà. Siete certi di essere ben rappresentati? Se sì mi fa piacere, ma ahimè, andrebbe quantomeno modificato lo statuto associativo, la vision e la mission.

Vorrei porgere infine le mie scuse per l’altissima concentrazione di politicamente scorretto all’interno di questo articolo: potrebbe urtare la vostra sensibilità.

(altro…)

Federispettori

Il nascente FederIspettori è il sindacato che vuole tutelare gli ispettori tecnici impiegati e dipendenti nei centri di controllo.

• La nostra figura professionale non corrisponde a nessuna reale qualifica ed ad oggi non esiste un contratto specifico dedicato alla mansione, ma solo inquadramenti generici all’interno dei CCNL Metalmeccanico o del Commercio.

• Siamo inquadrati come operaio, meccanico, gommista, impiegato e rare volte troviamo ruoli anche specifici ma solo sulla carta, nella mera definizione, ma non nel ruolo fattivamente svolto: nel momento della revisione stiamo esercitando la funzione di sostituto pubblico ufficiale come ribadito dalla Corte di Cassazione il 10 giugno ultimo scorso, sentenza n.17348/2020.

• Tale sentenza dichiara che “l’attività di revisione è disciplinata da norme di diritto pubblico, tanto che ai soggetti che la eseguono è riservata la qualifica di pubblici ufficiale poiché formano o concorrono a formare la volontà della pubblica amministrazione attraverso poteri certificativi che gli sono conferiti dalla legge” e prosegue con “la condotta di colui che attesti falsamente l’avvenuta revisione delle auto, dando atto che sono state compiute tutte le operazioni necessarie per l’espletamento della revisione del veicolo e con esito positivo quanto alla prova di regolarità delle parti esaminate, integra gli estremi del reato di falsità ideologica in atto pubblico.”

• Gli oltre vent’anni di privatizzazione del settore hanno dimostrato come automobilisti e motociclisti abbiano sempre premiato i centri di controllo meno severi nei controlli sui veicoli generando un progressivo abbassamento degli standard qualitativi delle imprese, nonché grave pericolo per la sicurezza stradale collettiva.

• Assecondare i clienti per garantire il sostentamento economico delle attività, in qualsiasi misura, non è più una libera scelta di pochi, ma un imperativo categorico imposto dal mercato: chi non si adegua, soccombe.

• Tale principio si ripercuote inesorabilmente sugli ispettori dipendenti dei centri di controllo che, come scritto in precedenza, il più delle volte sono inquadrati con espedienti a dir poco fantasiosi atti ad abbattere i costi per l’azienda, ma senza tutele per l’ispettore che revisiona e certifica il lavoro.

• Pertanto gli obiettivi primari del sindacato FederIspettori saranno:

1- Il riconoscimento della categoria, non solo da parte del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, ma anche da parte del Ministero del Lavoro

2- Un nuovo inquadramento comune a tutti gli Ispettori tecnici

3- Un riconoscimento economico, in termini di retribuzione adeguata, che dovrà tener presente dell’alto grado di competenza richiesto per accedere al ruolo, delle responsabilità penali connesse all’esercizio della funzione e del rischio ambientale derivato da una continua esposizione ai gas di scarico dei veicoli

Per gli utentiPer gli operatori

E’ ufficiale: dopo oltre 13 anni di tariffa bloccata a 45€ + IVA arriva l’adeguamento ISTAT corrispondente a poco meno di 10€ + IVA. I dettagli al comma 1 dell’art. 126 bis della Legge di Bilancio 2021 che istituisce il cosiddetto “buono veicoli sicuri”.

” Al fine di adeguare la tariffa relativa alla revisione dei veicoli a motore e dei loro rimorchi, di cui all’articolo 80 del codice della strada, di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, ai sensi del comma 12 del citato articolo 80, con proprio decreto, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, modifica la tariffa prevista dall’articolo 2, comma 1, del regolamento di cui al decreto del Ministro dei trasporti 2 agosto 2007, n. 161, aumentandola di un importo pari 9,95 euro.

I dettagli del buono sono specificati al comma 2 del presente articolo. In sintesi, si tratterà di un rimborso sulla tariffa della revisione ministeriale pari a 9,95€ e valido esclusivamente nel triennio 2021-2023. Ogni cittadino potrà usufruire del rimborso in una sola occasione, anche se intestatario di più veicoli. Le modalità di erogazione non sono state specificate ufficialmente, ma con buona probabilità i centri di controllo saranno sollevati da questo onere.

A titolo di misura compensativa dell’aumento di cui al comma 1, per i tre anni successivi alla data di entrata in vigore del decreto di cui al medesimo comma, è riconosciuto un buono, denominato « buono veicoli sicuri », ai proprietari di veicoli a motore che nel medesimo periodo temporale sottopongono il proprio veicolo e l’eventuale rimorchio alle operazioni di revisione di cui all’articolo 80, comma 8, del codice della strada, di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285. Il buono può essere riconosciuto per un solo veicolo a motore e per una sola volta. L’importo del buono è pari 9,95 euro. Il buono di cui al presente comma è riconosciuto nel limite delle risorse di cui al comma 3 del presente articolo. Il Ministro delle infrastrutture e trasporti, con proprio decreto, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, definisce le modalità di attuazione del presente comma.”

Al comma 3 vengono invece stabilite le proporzioni della manovra economica per finanziare il buono veicoli sicuri, uno spreco a tutti gli effetti. Sarà infatti difficile placare l’ira funesta del popoletto indignato (immagine di destra): non era meglio investire denaro per migliorare i servizi erogati dalla Motorizzazione Civile, ad esempio? Inoltre, facendo una rapida stima, i fondi stanziati saranno insufficienti, e nemmeno di poco. Le revisioni ministeriali effettuate ogni anno ammontano a circa 14 milioni (fonte Osservatorio Autopromotec) mentre il tasso di motorizzazione è di 62 auto ogni 100 abitanti. Sarebbero necessari almeno 14mln x 9,95€ all’anno per coprire il “buono veicoli sicuri”, 140 mln circa all’anno a fronte dei 4 stanziati: solo il 3% degli automobilisti usufruirà quindi del bonus. “O tutti o nessuno”, come si suol dire: in questo caso, forse, era meglio nessuno. Nel 2023, a rigor di logica, il buono sarà fruibile esclusivamente dagli automobilisti con veicoli immatricolati nel 2019 in quanto tutti gli altri, considerando la periodicità biennale della revisione ministeriale, avranno già sfruttato il benefit negli anni 2021-2022. I conti non torneranno comunque. Per i 2 milioni di veicoli immatricolati nel 2019 sarebbero necessari 2mln x 9,95€, quindi 20 milioni di euro: solo il 20% degli automobilisti, pertanto, rimarrà soddisfatto, 

“Ai fini di cui al comma 2, nello stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasponi, è istituito un fondo con una dotazione di 4 milioni di euro per ciascuno degli anni 2021, 2022 e 2023.”

Seguiranno aggiornamenti e dettagli sulla data certa di entrata in vigore della disposizione pronosticata nei primi mesi del 2021.

Confessioni di un RT

In risposta alla testimonianza di Gianni [link]

Ciao Revisioniautoblog, ti riscrivo questa mail per precisare meglio il contenuti della precedente:

Durante uno dei tanti meeting a cui ho partecipato sono riuscito a parlare con il presidente di una nota associazione di categoria al quale ho detto tutto ciò che sapevo riguardo al fenomeno dei diplomi di maturità falsi dei responsabili tecnici. Ho spiegato che ci sono alcuni individui legati al mondo dei rivenditori di attrezzatura per la revisione ministeriale che al prezzo di 3/4 mila euro ti fanno diventare geometra o perito. La prassi è la seguente: ti iscrivono ad una scuola del sud, ma come unico impegno viene richiesta la presenza fisica alle prove di maturità, senza alcuna frequenza alle lezioni ordinarie. Al resto pensano tutto loro con la compiacenza dei docenti che certificano il superamento dell’esame di Stato. Anche a me avrebbe fatto comodo una scappatoia del genere: me l’hanno proposta, ma ho preferito la strada dell’onestà.

Dopo il fallimento della prima segnalazione, ho mandato una mail anche ad un’altra referente della stessa associazione che stupita mi ha risposto di voler estirpare il marcio dal settore. Poi però, nulla di fatto. Ho cercato di inoltrare la denuncia anche all’indirizzo mail di un’altra nota associazione di categoria, ma non ho ricevuto alcuna risposta. Tuttavia, ciò che mi fa più arrabbiare è che a quanto pare questa realtà sia di dominio pubblico, ma tutti tacciono per evitare di sollevare un eccessivo polverone. Addirittura mi è stato riferito che molti titolari di centri di revisioni abbiano comperato il diploma per frequentare all’ultimo i corsi di formazione da “responsabile tecnico”, notoriamente più semplici e meno onerosi degli attuali da “ispettore”. In questo modo, qual’ora il dipendente ispettore si fosse licenziato, le attività sarebbero rimaste comunque operative.

Nel 2019 ho ricevuto la visita ispettiva da parte della Polizia di Stato e ne ho approfittato per metterli a conoscenza di questa situazione, con tanto di riferimenti precisi alle attività colluse. Risposte e fatti, ancora una volta, zero.

Mi fa davvero ridere quando le associazioni di categoria inveiscono contro gli abusivi, come se gli unici “abusivi” fossero i meccanici in pensione che fanno i tagliandi nel garage di casa. Sono più che certo che questa situazione non viene mai sollevata dalle associazioni per paura di ledere gli interessi di qualche socio, e mi fa ancora più ridere quando l’essere tesserato viene spacciato come un marchio di qualità, una garanzia di onestà. Ma per favore…

Io sono titolare di due centri di controllo puri con ispettori dipendenti assunti con contratto regolare, liberi di lavorare senza pressioni poichè il più delle volte non sono nemmeno presente in sede. A pochi chilometri dalle attività invece lavorano con responsabili tecnici abusivi con diploma “comperato”.

A quanto pare, va bene così.

Vorrei se possibile rimanere anonimo e spero di non aver rotto le scatole con questa testimonianza.

Buona serata

NOTA REVISIONIAUTOBLOG – Per accedere ai corsi di formazione da “responsabile tecnico” prima, “ispettore” ora, è richiesto come requisito fondamentale un titolo di studio specifico chiaramente determinato dalla normativa vigente [per i dettagli consultare l’accordo Stato-Regioni n.65/C.s.r. del 17/4/2019 cliccando qui]. Lo scandalo, purtroppo, non è tanto la possibilità di acquistarlo illegalmente senza frequentare il normale corso di studi e superare l’esame di Stato, ma il fatto che tale scorciatoia venga proposta da coloro che rivendono attrezzature/si occupano di formazione nel settore revisioni. Se pur di vendere una linea revisioni in più, oppure di formare un ispettore in più, si ricorre a tanto, è evidente che alcuni soggetti facenti parte del settore appartengono ad un sistema malavitoso che va ben oltre i confini delle revisione veicoli. Con quale faccia tosta un ispettore che ha acquistato illegalmente il diploma di maturità, nonchè l’abilitazione professionale, intimerà gli automobilisti al rispetto del Codice della Strada? Che ingenuo, una situazione simile non si verificherà mai: 66,88€, grazie, arrivederci, e ci si vede fra due anni…

Confessioni di un RT

Gentili lettori di Revisioniautoblog, mi presento: sono Gianni, anche se in realtà non sono Gianni. Avete presente l’omino di spalle, al buio, con un berretto di lana per non farsi riconoscere? Voce elettronica, sottotitoli e quant’altro? Ecco, sono io, quindi chiamatemi Gianni.

 Gianni si sente un po’ come Giulio Cesare nel “De bello Gallico” e da questo momento parlerà in terza persona per conferire una patina di oggettività alla narrazione.

Gianni lavora in un centro di controllo perfetto sotto numerosi aspetti quali attrezzatura, locali, organizzazione e pulizia. Inoltre, in ottemperanza alla normative di allora, l’attività eroga tutti e quattro i servizi di autoriparazione comunemente conosciuti come “le quattro categorie” – ora 3 -, ovvero meccatronica, carrozzeria e gommista. 

 Gianni in azienda ricopre il ruolo di Ispettore, in teoria, ma cosa comporta questa mansione? Gianni gestisce clienti e fornitori anche per gli altri comparti dell’attività, si occupa di accettazione, vendita, amministrazione, fatturazione, gestisce il sito web e i rapporti diretti con l’amministrazione. Insomma, tutti quegli incarichi extra che ti consentono di guadagnare 1250€ mensili per 49 ore settimanali, nel nord Italia, a 50 anni e rotti.

Che Gianni effettua anche revisioni ministeriale è sottointeso, vero?

 Gianni svolge scrupolosamente la propria mansione di ispettore in senso stretto, senza supporto da parte di nessun altro dipendente dell’azienda, tanto meno del titolare. La revisione inizia con la stretta di mano col cliente, ricordo dell’era pre-Covid, e termina con l’emissione dello scontrino fiscale o fattura seguita da un’ulteriore stretta di mano, quando va bene…(chi è del settore può capire cosa si intende). Il tempo richiesto per questo insieme di operazioni è di circa 40/50 minuti, nei quali è bene precisare rientra la spiegazione della domanda di revisione, il controllo dell’eventuale delega, documentazioni varie, ispezione del veicolo sul ponte sollevatore ed altre chicche che dovrebbero essere la normalità per tutti i centri di controllo in Italia. “Normalità” nel senso che chi lavora diversamente non è anomalo, bensì illegale, ma questo è un altro discorso. Ad ogni modo, secondo il titolare ci mette troppo, è lento, troppo preciso.

 Capita anche che Gianni, colto da un minimo di bonarietà, indichi preventivamente al cliente le carenze che comprometterebbero il buon esito della revisione ministeriale. Al titolare però non va bene, come non va bene la riparazione del veicolo in officina, nonostante lo faccia guadagnare, o l’esito ripetere, che gli farebbe incassare due volte la tariffa. I clienti vanno accontentati, fine della storia. Ancora una volta, è bene precisare che “accontentare i clienti”, nell’ambito della revisione ministeriale, significa operare illegalmente certificando sotto la propria responsabilità – non quella del titolare – come “regolare” un veicolo potenzialmente pericoloso. Altro che “accontentare i clienti”…

 Dopo anni di questioni, il titolare decide di scendere in campo come fece il Cav nel lontano 1994, ma gli si presenta immediatamente un ostacolo: il titolo di studio. Con la licenza media non si poteva accedere al ruolo di “Responsabile Tecnico”, ma per fortuna aveva ancora amici nella regione natia, a 1000km di distanza in direzione Sud. Diploma quinquennale in tre mesi, non è fantastico? Scemo Gianni che ha sprecato 5 anni della sua vita frequentando il Liceo Scientifico e 3 anni per la Laurea breve…a saperlo! Siamo in Italia d’altronde, questi avvenimenti sono all’ordine del giorno, anche ai piani alti (vedasi le vicende del “Trota”, ad esempio). Una volta ogni tanto però si è manifestato il Karma, o la Divina Provvidenza a seconda dell’orientamento religioso. Fatto sta che a Settembre 2018 i corsi da Responsabile Tecnico sono stati sospesi per effetto del Decreto Dirigenziale 211, uno degli atti di recepimento della Direttiva Europea 2014/45ue. Che gioia, il diploma-express non è servito a nulla.

Il Titolare tuttavia anche in questo caso aveva un asso nella manica. D’altronde è un uomo tutto d’un pezzo, una vera capa tosta D.O.C. in grado di trovare sempre una soluzione, anche quando non esiste. Sempre dalla regione natia recluta un “ragazzo di fiducia” già abilitato al ruolo di responsabile tecnico, diploma ottenuto anni addietro e mai impiegato nell’ambito lavorativo. In questo modo è finalmente arrivato il supporto al buon Gianni, così da velocizzare le operazioni di revisione. Il “ragazzo di fiducia” viene immediatamente assunto con contratto a tempo indeterminato, ma senza essere inserito nella lista provinciale dei responsabili tecnici abilitati ad operare nell’azienda. In sostanza, poteva svolgere all’atto pratico le operazioni di revisione ministeriale sui veicoli, ma esclusivamente sotto la supervisione dell’ispettore che firma il referto ufficiale, ovvero Gianni.

Gianni aveva bisogno di tutt’altro tipo di supporto, ma non importa. Da buon collega inizia a familiarizzare con il “ragazzo di fiducia” e ad affiancarlo durante lo svolgimento delle revisioni ministeriali. In fin dei conti avrebbe dovuto certificare il suo operato, funziona così in Italia: qualcuno crede ancora alla favolette dell’ispettore che presenzia con le mani in tasca al lavoro dell’operatore di linea? Macchè. Nessuna azienda pagherebbe due persone per il lavoro di una, quella di Gianni tanto meno. Ad ogni modo, l’affiancamento diventa sempre più interessante giorno dopo giorno. Alcune domande della serie: “cosa cambia tra un veicolo M1 o N1” o cose del genere fanno sorgere qualche sano dubbio a Gianni il quale, scherzosamente, gli chiede come abbia ottenuto l’abilitazione. Suspense, se ne parlerà in seguito.

I rapporti con il titolare si incrinano definitivamente quando a Gianni viene diagnosticata una cardiomiopatia dilatativa degenerativa: il cuore funziona come quello di un uomo di ottant’anni, ma Gianni ne ha poco più della metà. Durante il periodo di malattia prescritto dal medico l’attività del centro di controllo prosegue grazie al “ragazzo di fiducia”, che tuttavia non può certificare le revisioni svolte autonomamente (e chissà come). Come fosse un diritto, il titolare chiede a Gianni di firmare tutti i referti delle revisioni svolte in sua assenza, una follia alla quale decide di non piegarsi. Tali pratiche rimangono tutt’ora senza un responsabile, come in una sorta di limbo fino alla decorrenza delle stesse dopo 5 anni, sperando che nessuno se ne accorga. Naturalmente, Gianni si augura il contrario.

Si era parlato della tenacia del titolare vero? Bene, perchè vale la pena ribadire il concetto: non si ferma davanti a nulla. A Maggio 2020, per dare un senso al diploma-express ottenuto con tanta fatica, decide di partecipare ai nuovi corsi di formazione per ispettore, quelli da 296 ore per intenderci. Gianni è stupito, ma non aveva dubbi relativamente all’ente di formazione, lo stesso che ha abilitato il “ragazzo di fiducia” nella regione natale del titolare. Chi l’avrebbe mai detto? Lezioni telematiche a distanza, in ottemperanza alle norme anti-Covid, ed esame per accedere al modulo successivo online. Nulla in contrario all’e-learning, ma è normale che ad un paio di giorni dalla prova venga recapitata tramite whatsapp la sequenza delle risposte ai quiz a scelta multipla (A,B,B,C,A,C e così via). Ti piace vincere facile eh?

Dal canto suo Gianni, animato da una sincera curiosità, è riuscito a prendere contatti con l’ente formativo fingendosi un titolare di centro revisioni a caccia di informazioni. A dire il vero, più che informazioni era in cerca di certezze: con 3500€ + IVA, il costo del corso, l’abilitazione è certa? La risposta è la seguente: “dobbiamo vederci per parlarne di persona, via telefono è rischioso“.

Da Gianni è tutto, a voi la linea Revisioniautoblog!