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Marzo 2020

Associazione ICCCovid-19Per gli operatori

Spett.le

XXXXXXXXXX*

Oggetto: Emergenza sanitaria Centri di Controllo (Revisione ministeriale – Art. 80 del C.d.S.) – Segnalazione violazione delle norme governative per contenere il contagio da Covid-19

Visto il

  • DPCM 8 Marzo 2020, in particolare il punto a) dell’art 1: evitare ogni spostamento delle persone fisiche in entrata e in uscita dai territori di cui al presente articolo, nonchè all’interno dei medesimi territori, salvo che per gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero spostamenti per motivi di salute. [..]
  • DPCM 9 Marzo 2020, in particolare il punto 1 dell’Art. 1 (Misure urgenti di contenimento del contagio sull’intero territorio nazionale): Allo scopo di contrastare e contenere il diffondersi del virus COVID-19 le misure di cui all’art. 1 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 8 marzo 2020 sono estese all’intero territorio nazionale.
  • D.L. del 17 Marzo 2020, in particolare l’art. 92 comma 4 (Disposizioni in materia di trasporto stradale e trasporto pubblico di persone): In considerazione dello stato di emergenza nazionale di cui alla delibera del Consiglio dei Ministri del 31 Gennaio 2020, è autorizzata fino al 31 Ottobre 2020 la circolazione dei veicoli da sottoporre entro il 31 Luglio 2020 alle attività di vista e prova di cui agli articoli 75 78 del decreto legislativo 30 Aprile 1992, n.285 ovvero alle attività di revisione di cui all’Art. 80 del medesimo decreto legislativo.
  • Ordinanza 22 Marzo 2020 Ministero della Salute e Ministero dell’Interno, in particolare l’art.1: Allo scopo di contrastare e contenere il diffondersi del virus Covid-19, è fatto divieto a tutte le persone fisiche di trasferirsi o spostarsi con mezzi di trasporto pubblici o privati in comune diverso da quello in cui si trovano, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute.
  • DPCM 22 Marzo 2020, in particolare l’Art. 1 punto a) e l’Allegato 1: Sono sospese tutte le attività produttive e commerciali, ad eccezione di quelle indicate nell’allegato 1 [..] Allegato 1: [..] 45.2 (Codice ATECO) – Manutenzione e riparazione di autoveicoli [..] 71 (Codice ATECO) – Attività degli studi di architettura e d’ingegneria; collaudi ed analisi tecniche. [..]
  • Circolare Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti – registro ufficiale U.0001735 23/03/2020, in particolare le precisazioni in materia “Differimento termini operazioni tecniche”: Per quanto attiene la revisione, la disposizione ha carattere generale e non ammette eccezioni; pertanto trova applicazione con riguardo a qualunque categoria di veicolo soggetto a obbligo di revisione. Si specifica, in proposito, che nessuna incombenza è richiesta in capo agli interessati in quanto la proroga è operate ope-legis. La proroga è operante anche nel caso in cui il veicolo sia stato sottoposto a revisione con esito “ripetere” e a condizione che siano state sanate le irregolarità rilevate in tale sede.
  • Avviso all’utenza “Coronavirus 11” (Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti) Reg. Atti 0000977 24/03/2020, in particolare la porzione di tabella riportata di seguito:

  • D.L  25/03/2020 n.19, in particolare l’art. 4 (Sanzioni e controlli): Salvo che il fatto costituisca reato, il mancato rispetto delle misure di contenimento di cui all’articolo 1, comma 2, individuate e applicate con i provvedimenti adottati ai sensi dell’articolo 2, comma 1, ovvero dell’articolo 3, e’ punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 400 a euro 3.000 e non si applicano le sanzioni contravvenzionali previste dall’articolo 650 del codice penale o da ogni altra disposizione di legge attributiva di poteri per ragioni di sanità, di cui all’articolo 3, comma 3. Se il mancato rispetto delle predette misure avviene mediante l’utilizzo di un veicolo le sanzioni sono aumentate fino a un terzo. 

Considerando che

  • La ratio legis di tutte le norme sopra citata è ben evidente, ovvero contenere il contagio da Covid-19 disincentivando gli spostamenti non fondamentali e quindi i contatti fra persone.
  • La revisione ministeriale è stata ritenuta una pratica non essenziale in questo particolare momento di emergenza, quindi sono state prorogate le scadenze fino a Luglio 2020 al 31 Ottobre 2020. La proroga è quindi da intendersi come un dovere, non una semplice possibilità: anticipare la revisione ministeriale rispetto alla scadenza non ha mai avuto – e non ha tutt’ora – alcun senso logico.
  • Le varie delucidazioni da parte del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti fanno intendere che tutte le revisioni ministeriali, anche quelle già scadute al 17 Marzo 2020 vengono prorogate al 31 Ottobre (revisioni con esito “ripetere” comprese).

Si deduce che

Considerano il carattere generale della proroga, l’atto di recarsi al centro di controllo per far sottoporre il proprio veicolo a revisione ministeriale non rientra più tra i “casi di necessità” previsti dal DPCM 8 Marzo 2020, o addirittura “assoluta urgenza” come da Ordinanza 22 Marzo 2020. Ne consegue che, nella circostanza sopra indicata si configura un reato punito con ammende da 300 a 3000€ con l’aggravante della violazione mediante l’utilizzo di veicolo come da D.L. 25 Marzo 2020. L’effettuazione della revisione ministeriale oggi si può considerare a tutti gli effetti vietata, ma per una serie di contingenze, le imprese che se ne occupano non sono sospese come da allegato 1 del DPCM 22 Marzo 2020. Nello specifico, le suddette imprese possono avere uno dei seguenti Codici ATECO (o entrambi):

  • 45.2 [e derivati] condiviso con le autofficine ritenute giustamente attività strategiche e fondamentali in questo momento di emergenza;
  • 71.20.21 (Controllo di qualità e certificazione di prodotti, processi e sistemi), una microcategoria all’interno del macrogruppo “71” composto da attività riguardanti l’edilizia (studi di architettura, studi di ingegneria, geologia, geometri ecc…).

Centri di controllo non sospesi, ma revisioni ministeriali rese di fatto illegali, un paradosso a tutti gli effetti, ma considerando la ratio legis, si può ritenere come unica anomalia la NON sospensione delle imprese, probabilmente avvenuta involontariamente (codici ATECO in comune con altre attività essenziali).

Si segnala

Molti titolari di centri di controllo, in ottemperanza alle normative sopra citate, nonchè per salvaguardare la propria salute e quelle dei relativi dipendenti, hanno scelto liberamente di chiudere le attività in quanto, per le stesse disposizioni, avrebbero dovuto affrontare un periodo di esercizio a fatturato 0. Un’altra fetta consistente, purtroppo, utilizza a proprio vantaggio il pretesto della NON sospensione delle attività continuando a svolgere revisioni ministeriali e inducendo i propri clienti a compiere reato raggirandoli con menzogne quali la non ufficialità della proroga o simili. Inoltre, tale sotterfugio viene mascherato con il pretesto di svolgere finte riparazioni di emergenza tramite l’autofficina per giustificare lo spostamento che, in alternativa, viene effettuato direttamente dagli addetti del centro di controllo/autofficina che ritirano a domicilio il veicolo consapevoli del rischio di denuncia. Questo comportamento è pericoloso per la collettività, in particolare per la salute pubblica in quanto “i veicoli rappresentano uno spazio ristretto a bassa circolazione di aria fresca, quindi potenziali luoghi in cui i microorganismi ristagnano” e parte della revisione ministeriale si svolge proprio all’interno dell’abitacolo degli stessi. Per concludere, questo atteggiamento mette in difficoltà i titolari di centro di controllo che hanno scelto liberamente di chiudere l’attività in quanto sono vittime, ancora una volta, di concorrenza sleale. A questo proposito, si allega una comunicazione di #########**, associazione di categoria dei centri di controllo, nella quale viene specificato palesemente che i centri di controllo non sono sospesi, quasi a voler invitare gli associati ad operare senza timori. Alla luce di tutto ciò, se non arriveranno per tempo disposizioni chiare da parte delle Autorità, si assisterà alla riapertura graduale di tutti i centri di controllo, il che significa ulteriore propagazione del Covid-19.

Si richiede

Si richiede a gran voce l’ufficializzazione della chiusura temporanea dei centri di controllo tramite comunicazione univoca e senza possibili interpretazioni ad-personam. In alternativa, sarebbe sufficiente inibire tramite blocco software la stampa dei talloncini che attestano la revisione ministeriale, oppure una sospensione provvisoria dei centri di controllo dal sito del Portale dell’Automobilista. Si rammenta inoltre che la maggior parte dei dipartimenti della Motorizzazione Civile ha comunicato tramite mail o pec la sospensione di numerose competenze quali la vigilanza relativa ai centri di controllo. Di conseguenza, le revisioni ministeriali vengono svolte senza supervisione, un grave pericolo per la sicurezza stradale, ma senz’altro secondario se paragonato all’emergenza sanitaria che tutti quanti stiamo chiamati a combattere insieme. Con l’auspicio di tornare il prima possibile alla normalità, porgo Distinti Saluti.

Diego Brambilla

Un comune cittadino

Un comune ispettore

Direttore Revisioniautoblog

Vicepresidente Associazione ICC

*I destinatari di questa lettere di denuncia sono alcuni membri della Commissione Trasporti del Parlamento, il Ministro dei Trasporti, la Direzione della Motorizzazione Civile e numerosi direttori dei vari dipartimenti.

**Per ragione di privacy non viene pubblicata la comunicazione citata, ma è stata allegata alle varie lettere ufficiali.

Per gli operatoriPer gli utentiCovid-19

L’immagine di copertina potrebbe diventare l’emblema di questo periodo caotico: automobilista multato per violazione dell’art. 80 C.d.S. (revisione scaduta a Gennaio 2020) in data 21 Marzo 2020 e contravvenzione annullata l’indomani ai sensi dell’art. 92 D.L. 18/2020, ovvero il “Cura Italia” del 17 Marzo 2020. Diversamente, nell’immagine di destra, un altro automobilista viene sanzionato in una circostanza analoga, ma la multa rimane. La natura dell’equivoco è molto semplice: il sopracitato decreto prevede una proroga dei termini delle revisioni ministeriali con scadenza fino a Luglio 2020 al 31 Ottobre 2020, ma non vengono menzionati i veicoli con revisione scaduta in precedenza. È lecito porsi qualche domanda, ma prima di tutto occorre un’analisi a 360° con un minimo di logica e tanto buonsenso. Si parta dal testo della norma, riportato di seguito nell’immagine sottostante.

“In considerazione dello stato di emergenza nazionale”: l’inizio del comma dovrebbe far riflettere sui tempi critici in cui è stata partorita la disposizione, una misura di emergenza per contenere il contagio da Covid-19. La ratio-legis dell’intero decreto è evidente: minimizzare gli spostamenti per evitare contatti fra persone. Alla luce di ciò, è ragionevole pensare che la proroga sia valida per tutte le scadenze della revisione ministeriale, anche quelle antecedenti al 17 Marzo 2020, data di pubblicazione del “Cura Italia”. Nonostante i decreti legge non abbiano carattere di retroattività, se la proroga fosse stata relativa alle sole scadenze di Marzo, Aprile, Maggio, Giugno e Luglio, sarebbe stato specificato. In aggiunta, in data 23 Marzo 2020, il Ministero dei Trasporti si esprime in materia con la circolare n.0001735 rivolta a tutte le Motorizzazioni, alla province, al Ministero dell’Interno e alla Polizia Stradale (link). Si riporta di seguito parte del testo.

Ancora nessuna menzione per i veicoli con revisione già scaduta, ma vengono esplicitamente autorizzati a circolare quelli a cui è stato assegnato l’esito “ripetere” al controllo ministeriale, previo il ripristino alle condizioni di sicurezza. Chi ha le competenze per verificarlo su strada? Nessuno. Di fatto viene legittimata la circolazione di veicoli con difettosità comprovate facendo riferimento alla responsabilità dell’automobilista, un pericolo per la sicurezza stradale, ma un pericolo secondario in confronto al contagio da Covid-19. A questo punto, è ancor più logico considerare la proroga valida per tutte le scadenze in quanto, come specificato, “la disposizione ha carattere generale e non ammette eccezioni”. In questi giorni è stato più volte menzionato il caso del fantomatico veicolo degli anni 80 mai revisionato che scorrazza a tutta velocità mettendo a repentaglio la sicurezza stradale, ma forse sfugge un piccolo particolare. La circolazione oggi è vietata, per tutti. Gli unici spostamenti consentiti sono quelli di “assoluta urgenza” ai sensi della nuova ordinanza del Ministero della Salute/Ministero dell’Interno (link), quelli giustificati da esigenze lavorative o di salute, pena multe salatissime o addirittura carcere. Prevedere ogni possibile circostanze è un dovere della legge, ma di questi tempi è assai improbabile che un qualsiasi cittadino rispolveri la vecchia moto per andare a farsi un giro in barba alle restrizioni previste dal governo. Per le stesse ragioni sopra elencate, unitamente alla proroga prevista dall’art.92 del “Cura Italia”, l’atto della revisione ministeriale non rientra più tra le valide giustificazioni che autorizzano alla circolazione. L’operatività dei centri di controllo tecnicamente non è stata sospesa dall’ultimo decreto DPCM 22 Marzo 2020 (link articolo), ma le revisioni sono a tutti gli effetti bandite. I clienti commetterebbero reato recandosi al centro di controllo: ognuno tragga le proprie conclusioni considerando che consegnando la cosiddetta “prenotazione” si potrebbe essere considerati complici.

Interpretazione da parte dell’autorevole EGAF, casa editrice dei famosi “prontuari” in dotazione a Centri di Controllo e Forze dell’Ordine

Per concludere, due righe in merito all’apertura “da decreto” dei centri di controllo. L’unica ragione per cui le imprese sono operative coincide con l’origine di tutti i mali del settore revisioni, ovvero l’inquadramento come “autofficina”. Nonostante le normative europee prevederebbero il contrario, ad oggi in Italia il centro revisioni è a tutti gli effetti un’officina condividendo gli stessi codici ATECO che identificano le attività dal punto di vista contributivo. L’autoriparazione è stata giustamente ritenuta fondamentale dal Governo in questo periodo di emergenza, di conseguenza i relativi codici 45.2 e 45.4 sono stati inseriti nel famoso elenco allegato al DPCM 22 Marzo 2020 (link). I centri di controllo risultano quindi operativi, ma per un errore di classificazione. Ironia della sorte, anche il codice ATECO specifico dei centri di controllo è finito nel sopra citato elenco per caso. Alcune imprese hanno il codice 71.20.21 (Controllo di qualità e certificazione di prodotti, processi e sistemi) che rientra nel macrogruppo dei “71” (Attività degli studi di architettura, ingegneria ed altri studi tecnici) inizialmente non presente nella bozza del decreto. Sono stati aggiunti all’ultimo per consentire il proseguimento dei lavori nei grandi cantieri usufruendo dei sopra citati studi professionali relativi all’edilizia: ecco spiegata la “legittima” operatività dei centri di revisione.

-Ma si possono ancora fare le revisioni?- -Certamente! Nessun cliente ha l’esigenza di richiederle vista la proroga e rischia il carcere per raggiungere il centro, c’è la possibilità di contrarre il Covid-19 (o in alternativa di contagiare) e i centri di revisione sono finiti “per caso” nell’elenco delle attività autorizzate ad operare, però sì, se vuoi puoi farle!-

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In questi giorni frenetici di restrizioni straordinarie, comunicati trasmessi a orari improponibili e notizie campate per aria sulla base di bozze riservate agli uffici stampa, è molto difficile mantenere la calma. I decreti definitivi non vengono pubblicati, ma tutti ne parlano come fossero già in vigore. Tu sei alla disperata ricerca di risposte, ma nessuno può dartele: i giornalisti non hanno le competenze per prendere posizione, quindi ti devi accontentare dell’interpretazione degli esperti, ma non è mai una fonte certa. L’Amministrazione, come di consueto, è irraggiungibile o non si esprime: questa è la sintesi perfetta del periodo Covid-19.

È comprensibile il disorientamento di molti imprenditori ed operatori del settore, ma questa disperata ricerca dell’interpretazione ad-hoc – chiaramente secondo il proprio interesse – è un’inconfutabile prova di mancanza di buonsenso. Con decreto “Cura Italia” del 17 Marzo 2020 (link) (link articolo) vengono di fatto sospese le revisioni ministeriali: tutte le scadenze fino a Luglio vengono prorogate al 31 Ottobre 2020 e l’atto della revisione ministeriale non rientra più tra le “necessità” – ora “assolute urgenze” ai sensi dell’ordinanza congiunta Ministero della Salute/Ministero dell’interno del 22 Marzo 2020 (link)- che giustificano la circolazione. -Eh, ma se un automobilista fora un pneumatico, richiede assistenza e sceglie liberamente di fare la revisione in scadenza, nulla mi vieta di farla- oppure -Il decreto proroga la scadenza della revisione, ma se il cittadino vuole anticiparla è libero di farlo- e così via. Ci mancava solo l’equivoco scaturito dalla versione provvisorio del decreto 22 Marzo 2020 che da tarda serata è disponibile in forma ufficiale (link) (link allegato). Alcuni giornalisti hanno spoilerato prima del tempo l’elenco dei codici ATECO delle attività autorizzate ad operare dal 23 Marzo al 3 Aprile, salvo proroghe, secondo le ultime restrizioni imposte dal Governo. Le imprese con codice ATECO 45.2 e derivati (Manutenzione e riparazione degli autoveicoli) e 45.4 e derivati (Commercio, manutenzione e riparazione di motocicli e relative parti ed accessori) sarebbero state operative, quelle con codice 71.20.21 (Controllo di qualità e certificazione di prodotti, processi e sistemi) no. Con un minimo di buonsenso si poteva affermare  “officine di auto/moto aperte, centri di revisione chiusi”, ma dalle visure camerali di questi ultimi – e dalle mirabolanti interpretazioni dei fantasiosi addetti ai lavori – una sorpresa (immagine sotto). Alcuni centri di controllo, in particolare i più datati, non hanno il codice ATECO dedicato all’attività di certificazione dei veicoli, quindi sarebbero stati legittimamente autorizzati ad operare.

Come non bastasse, tutti i centri di controllo hanno i codici ATECO dell’autoriparazione per la norma delle quattro, ora tre, categorie. Chi avrebbe potuto operare? Chi no? Tanta confusione per l’eccesso di burocrazia e la totale mancanza di buonsenso, ma la versione definitiva dell’allegato 1 del decreto 22 Marzo 2020 toglie ogni dubbio. Il codice ATECO 71 (Attività degli studi di architettura e ingegneria, collaudi ed analisi tecniche) è stato inserito nella lista della attività non soggette a interruzione dell’esercizio, quindi anche le relative sottocategorie tra cui la sopra citata 71.20.21. Se il macrogruppo è stato inserito nell’elenco non è certo per i centri di controllo, ma questo è quanto: centri di revisione, “sulla carta”, aperti nonostante la sospensione dell’attività.

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Il comma 4 dell’art.92 del decreto “Cura Italia” (link) del 17 Marzo 2020 in materia “trasporto stradale e trasporto di pubblico di persone” reca testuali parole:

<<In considerazione dello stato di emergenza nazionale di cui alla delibera del Consiglio dei Ministri del 31 gennaio 2020, è’ autorizzata fino al 31 ottobre 2020 la circolazione dei veicoli da sottoporre entro il 31 luglio 2020 alle attività di visita e prova di cui agli articoli 75 e 78 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 ovvero alle attività di revisione di cui all’articolo 80 del medesimo decreto legislativo>>

Si deduce che:

  1. I veicoli con regolare scadenza del controllo ministeriale in Marzo 2020, Aprile 2020, Maggio 2020, Giugno 2020 e Luglio 2020 saranno da revisionare entro il 31 Ottobre 2020.
  2. I veicoli con regolare scadenza del controllo ministeriale in Agosto 2020 saranno da revisionare entro il 31 Agosto 2020.
  3. I veicoli con regolare scadenza del controllo ministeriale in Settembre 2020 saranno da revisionare entro il 30 Settembre 2020.
  4. L’alterazione della regolare scadenza prevista dal decreto determinerà le scadenze degli anni successivi. Come da normativa vigente, i due anni di validità del controllo ministeriale si calcolano a partire dalla data dall’ultima revisione effettuata.
  5. I centri di controllo, a discrezione dei titolari delle imprese (e dalla disponibilità degli ispettori), potranno rimanere aperti garantendo il servizio revisioni.

Parrebbe che:

  1. Tutti i veicoli con revisione già scaduta potranno circolare liberamente fino al 31 Ottobre 2020, tranne quelli con scadenza in Agosto e Settembre 2020. -Un veicolo con revisione scaduta da 10 anni è autorizzato a circolare?- Parrebbe di sì, un grave pericolo per la sicurezza stradale.
  2. I veicoli “sospesi dalla circolazione” a seguito di multa per revisione scaduta non potranno circolare, se non dopo aver regolarizzato la revisione ministeriale. Uno scenario possibile fino ad oggi, ma impossibile nell’ottica di una chiusura generale dei centri di controllo. –Come faranno gli automobilisti in questa situazione a circolare?-
  3. I veicoli con esito del controllo ministeriale “ripetere” o “sospeso dalla circolazione”, per poter circolare dovranno regolarizzare la revisione ministeriale dopo il ripristino alle condizioni di sicurezza. Come al punto precedente, chi certificherebbe l’effettiva riparazione se i centri di controllo fossero chiusi?
  4. La revisione ministeriale non si potrà più considerare una giustificata motivazione per circolare se non per i casi descritti al punto 2) e al punto 3). Nessun veicolo avrà la revisione in scadenza fino al 1° Agosto 2020, quindi l’atto di regolarizzare la revisione ministeriale non rientrerà nel campo delle “situazioni di necessità” previste nel modulo di autodichiarazione da fornire alla Polizia in caso di fermo (link).

Considerazioni:

La situazione è paradossale. Nessuna norma – a differenza di altri settori – impone la chiusura forzata delle imprese che si occupano di revisione ministeriale, una pratica a tutti gli effetti vietata dal recente decreto “Cura Italia”. È sempre possibile anticipare la revisione rispetto alla regolare scadenza, ma è ragionevole pensare che nessun automobilista in questo periodo sia propenso a farlo. Al contrario, tutte le revisioni già scadute e quelle con scadenza in Marzo, Aprile, Maggio, Giugno, Luglio e Ottobre saranno concentrate nel mese di Ottobre, una mole di lavoro che i centri di controllo privati non possono sostenere ne ora, ne tantomeno nei prossimi “anni pari”. Allo stesso modo, non è sostenibile l’apertura delle attività a vuoto: i casi previsti al punto 2) e al punto 3) dell’elenco soprastante uniti a qualche saltuario cliente ignaro non giustificano sicuramente l’esercizio dei centri di controllo. Certi che oggi l’emergenza principale sia quella sanitaria, non quella del nostro settore, si richiede al Governo un occhio di riguardo nei confronti delle oltre 9000 imprese che si occupano di revisione ministeriale e i relativi dipendenti. Urge chiarezza, subito!

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Bare ammassate in provincia di Bergamo

Da giorni le principali testate giornalistiche divulgano articoli relativi alla proroga della revisione ministeriale, ma la poca chiarezza delle informazioni ci ha spinto a desistere nel fare altrettanto fino all’ultimo. Il problema non era tanto la veridicità della fonte, bensì i contenuti che, a dirla tutta, non stavano – e non stanno – ne in cielo, ne in terra. Avevamo chiesto allo Stato di salvaguardare la nostra salute con l’hashtag #fatecichiudere, ma probabilmente qualcuno ha frainteso.-#Fatecichiudere i cancelli per 15 giorni, non le attività per sempre!”- è ciò che sostengono la maggior parte degli addetti ai lavori, ma attenzione, con uno sguardo critico la realtà potrebbe essere peggio di quanto sembra. Già, perchè se sei di Isernia (provincia con 0 contagi da Covid-19) e consideri il Coronavirus come il mostro lontano di cui parla la televisione la pensi in un modo, se sei di Bergamo (immagine di destra) e da una settimane stai vivendo un incubo in un altro. È abbastanza logico che la politica sia più vicina al punto di vista dei secondi considerato l’elevato numero di trasgressori alle norme contenute nei DPCM emanati i giorni scorsi, ma naturalmente tu non ci arrivi: sei un italiano medio e non vedi oltre al tuo orticello. Vorrei proprio vedere se anteporresti il tuo interesse alla salute dal bel mezzo di un focolaio di Covid-19. Finchè si tratta di salute pubblica chissenefrega, ma se fosse la tua salute – o di un famigliare – a rischio?-. “Tanto è dall’altra parte del mondo” pensavamo tutti quando i TG diffondevano i filmati da Wuhan. E il video-sfottò dei francesi nei nostri confronti? Che strano, ora non ridono più. Dopo questa breve morale, entriamo nel merito della questione: l’indignazione di parte degli addetti ai lavori è senz’altro comprensibile, ma fino ad un certo punto. Il comma 3 dell’art.89 della bozza del decreto “Cura Italia” recava testuali parole in materia di “trasporto stradale e trasporto di pubblico di persone”: “In considerazione dello stato di emergenza nazionale di cui alla delibera del Consiglio dei Ministri del 31 gennaio 2020, è autorizzata fino al 31 ottobre 2020 la circolazione dei veicoli da sottoporre entro il 31 luglio 2020 alle attività di visita e prova di cui agli articoli 75 e 78 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 ovvero alle attività di revisione di cui all’articolo 80 del medesimo decreto legislativo.” Il provvedimento poteva calzare perfettamente al settore pubblico in quanto la Motorizzazione Civile da giorni aveva comunicato tramite circolare l’interruzione del servizio. Diversamente, numerosi esponenti del governo hanno dichiarato che la macchina-Stato non poteva arrestarsi, quindi le autofficine – e i centri di controllo di conseguenza – avrebbero dovuto garantire assistenza ai veicoli, una necessità primaria per i cittadini. Il paradosso è evidente: che senso avrebbe non imporre la chiusura dei centri di revisione privati, ma di fatto disincentivare le revisioni per cinque mesi? Questo interrogativo lasciava dedurre che la versione ufficiale del decreto sarebbe stata gestita meglio, ma al comma 4 dell’art. 92 del cosiddetto “Cura Italia” (link) pubblicato il 17 Marzo 2020 viene riproposto senza modifiche il testo sopra citato. Le revisione ministeriali con scadenza fino a Luglio 2020 dovranno essere regolarizzate entro il 31 Ottobre 2020 comprese quelle già scadute (a quanto pare): lo Stato limita gli spostamenti degli automobilisti, ma non si prende la responsabilità delle chiusura forzata della attività. Un atto vile, ma mai quanto l’atteggiamento di numerosi titolari di centri di revisione che in queste ore hanno dimostrato il peggio nei vari gruppi Facebook del settore. La morale è la seguente: Chissenefrega se la sanità è al collasso ed il contagio da Covid-19 non si arresta! Io devo lavorare! -Anzi, far lavorare i miei dipendenti per l’esattezza-. E voi vi aspettereste che un individuo che non ha a cuore la salute pubblica si preoccupa della sicurezza dei veicoli? Seguono a ruota i rappresentanti della associazioni di categoria che di questi tempi spuntano come funghi: dai profili social privati scrivono #iorestoacasa e #andràtuttobene, però contattano il Ministero per mandarvi a lavorare. Nel frattempo, dalla pagina Facebook del Mit arrivano parole di conforto (immagine di sinistra): il decreto legge entro 60 giorni dovrà essere convertito in legge dal Parlamento ed è ragionevole pensare ad una rimodulazione in caso di miglioramento della situazione in Italia. Ce lo auguriamo tutti, ma non dimentichiamo le priorità! La salute è sempre al primo posto!

Per gli operatoriAssociazione ICCCovid-19

Se non hai ancora letto i precedenti articoli in materia (link 1) (link 2) (link 3) ti consiglio di farlo, altrimenti di seguito ti propongo una sintesi della situazione attuale. Con i vari DPCM (Decreti del Consigli dei Ministri) dei giorni scorsi (leggi DPCM 8 Marzo 2020 DPCM 9 Marzo 2020 DPCM 11 Marzo 2020), lo Stato ha di fatto limitato il transito di persone e veicoli sul territorio imponendo la chiusura forzata di alcuni esercizi commerciali definiti “non di prima necessità”. Autofficine e centri di revisione non sono soggetti a sospensione obbligatoria perchè rientrano fra le “attività produttive e professionali” oggetto di limitazioni per minimizzare gli assembramenti, ma starà ai titolari delle imprese scegliere se lavorare o meno. In pratica puoi rimanere aperto, ma per i tuoi clienti vige il divieto assoluto di abbandonare il domicilio se non per situazioni di necessità comprovata. Il controllo ministeriale del veicolo è considerato tale – con la documentazione che attesta la prenotazione della revisione è consentito raggiungere il centro –, ma la paura in giro è tanta: le città sono deserte.  Le associazioni di categoria del settore pretendono dal Ministero misure per contrastare questa emergenza, ma ad oggi nessuna novità di rilievo.

Associazione ICC chiede la chiusura forzata di tutti i centri di controllo considerando il rischio di contagio a cui sono sottoposti gli ispettori ed una proroga sulla scadenza delle revisioni di Marzo. CNA si limita alla richiesta di proroga per consentire agli automobilisti di circolare in casi di emergenza senza l’obbligo di regolarizzare la revisione (link comunicato), ma non è ben chiara la posizione per quanto riguarda l’operatività delle imprese. Nel frattempo, numerosi dipartimenti della Motorizzazione Civile hanno dichiarato tramite circolare (immagine sotto) di sospendere le attività di revisione per tutti i veicoli comuni garantendo il servizio solo per quelli di pubblica utilità (trasporto di farmaci, alimenti, carburanti, autoambulanze, mezzi della protezione civile ecc..). Alcuni media diffondono la notizia non ufficiale di una proroga di 3 mesi per le scadenze della revisione ministeriale, ma la poca chiarezza spaventa gli operatori del settore. Quali scadenze slitterebbero di tre mesi? L’ipotesi della proroga di tutte le scadenze dell’anno 2020 provocherebbe un periodo di stallo che danneggerebbe ulteriormente le imprese. Un trimestre senza revisioni in scadenza è un trimestre senza lavoro, questo è un dato di fatto. Molti titolari dei centri di controllo hanno scelto liberamente di abbassare la saracinesca mentre altri vogliono lavorare a tutti i costi, ma attenzione alle misure preventive di sicurezza. In data 14 Marzo è stato pubblicato il “Protocollo di regolamentazione delle misure per il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro” che regolamenta le attività lavorative chiarendo inequivocabilmente diritti e doveri. “La prosecuzione delle attività produttive può infatti avvenire solo in presenza di condizioni che assicurino alle persone che lavorano adeguati livelli di protezione.” In parole povere, se si decide di mantenere operativa la propria attività, va garantita sotto propria responsabilità la sicurezza di clienti e dipendenti. Fra gli obblighi l’affissione delle informative riguardanti il Covid-19, la pulizia e sanificazione quotidiana degli ambienti di lavoro, i dispositivi di protezione individuale, detergenti per mani e così via. Sarà possibile applicare questo protocollo nei centri di controllo? Staremo a vedere.

Per gli operatoriPer gli utentiAssociazione ICCCovid-19

Condizioni igieniche pessime nell’abitacolo di un veicolo sottoposto a revisione ministeriale

Nei precedenti articoli (link 1) (link 2) relativi all’emergenza Covid-19 è stato utilizzato impropriamente l’hashtag #fatecichiudere lasciando intendere si chiedesse allo Stato il benestare per chiudere le attività, ma non è così. Rilanciando il titolo della campagna dal Ministero della Salute, #iorestoacasa è già un dato di fatto per numerosi centri di revisione ed autofficine. Entrambe le categorie non sono soggette all’interruzione forzata dell’operatività imposta dai provvedimenti straordinari, ma molti imprenditori o semplici operatori del settore hanno scelto liberamente di fermarsi per salvaguardare la propria salute: nessuno può impedirlo. Va ricordato che in situazioni di emergenza non deve assolutamente prevalere l’individualismo: il motore della società funziona solo se tutti gli ingranaggi girano correttamente, chi pensa per se danneggia la collettività. Credete forse che medici ed infermieri siano felici dei turni massacranti di queste ultime settimane e del rischio quotidiano di contagio? Probabilmente no, ma il loro codice deontologico professionale prevede l’assistenza e la cura dei malati. A questo proposito, è utile ed interessante ragionare sul ruolo che hanno le nostre figure professionali all’interno della società, con una particolar attenzione a queste settimane di criticità. Innanzitutto, è bene porre una netta distinzione fra autoriparatori e addetti alla revisione ministeriale. Entrambi garantiscono la circolazione dei veicoli, ma i primi rispondono ad un bisogno individuale del cittadino causato da una situazione di emergenza, i secondi ad un’esigenza sociale normata dallo Stato. Tutti i veicoli devono essere controllati periodicamente da un professionista, ma per regolarizzare questo obbligo viene concesso un intervallo di tempo ampio a prova del carattere di non urgenza di questa pratica. Indispensabile sì, ma assolutamente non urgente. La richiesta delle principali associazioni di categoria al Ministero è quella di prorogare le scadenze di Marzo in Aprile per consentire a tutti gli automobilisti di circolare liberamente nelle circostanze riportate nell’autocertificazione (link) per giustificare gli spostamenti prevista dal DPCM 9 Marzo 2020. Le prescrizioni hanno l’obbiettivo di evitare il più possibile i contatti fra persone e quindi il contagio, ma l’atto della revisione ministeriale è un’occasione perfetta per contrarre e diffondere il virus. Mentre l’autoriparatore ha la possibilità di limitare la sua permanenza all’interno del veicolo, l’ispettore addetto al controllo ministeriale svolge parte del lavoro nell’abitacolo, uno spazio ristretto a bassa circolazione di aria potenzialmente fertile per la proliferazione dei microrganismi. L’unica domanda da porsi  è la seguente: siamo più utili alla società come ispettori o come pazienti infetti a carico del Sistema Sanitario Nazionale? Ognuno tragga le proprie conclusioni. Se lo Stato non ci assiste, pagheremo di tasca nostra l’interruzione delle attività sacrificando ferie, permessi o rinunciando a guadagnare, ma una cosa è certa: #iorestoacasa

N.B. Si ricorda di comunicare alle UMC di competenza l’interruzione del servizio come da regolamento, ma si segnala che molti dipartimenti hanno a loro volta emesso circolari riguardati la sospensione di numerose competenze.

Associazione ICCCovid-19Per gli operatoriPer gli utenti

-A cosa serve l’iscrizione ad un’associazione di categoria? Cosa ricevo in cambio? Quali servizi offrite?- Sono solo alcune fra le domande che ci vengono poste quotidianamente dagli aspiranti soci, ma non è facile rispondere, almeno in tempi normali. La valorizzazione e promozione della categoria, l’assistenza tecnico/normativa e la rappresentanza e tutela in ogni sede hanno un nonsochè di astratto che fa storcere il naso ad un gran numero di operatori: “-abbiamo capito, in sostanza non offrite nulla…soldi buttati-“. Fortunatamente non tutti la pensano così, tant’è che negli ultimi anni l’Associazione ICC (ispettori centri di controllo) è cresciuta esponenzialmente radicandosi in quasi tutto il territorio, ma oggi più che mai abbiamo una risposta concreta per tutti. Purtroppo solo nelle situazioni di emergenza viene valorizzato l’impegno di tutti coloro che da anni lavorano dietro alle quinte per essere presenti nel momento del bisogno: oggi possiamo orgogliosamente dire “NOI CI SIAMO!” Nel nostro piccolo, con l’ausilio di un medico del lavoro, abbiamo ideato e condiviso questa semplice locandina (immagine di sotto) quando ancora il Covid-19 era descritto da parecchie testate giornalistiche come una “semplice influenza” ed il Sistema Sanitario non era al collasso (5 Marzo 2020).

Non era una situazione di emergenza conclamata, ma noi c’eravamo. C’eravamo anche il 10 Marzo quando si chiedeva chiarezza a seguito dell’ordinanza speciale DPCM 09/03/2020 (link) in cui veniva proclamata “zona rossa” tutta Italia. Il transito di persone e veicoli veniva limitato alle cosiddette “situazioni di necessità” e grazie ad una telefonata alla Dirigenza della Motorizzazione Civile abbiamo avuto la conferma ufficiale che la revisione ministeriale rientra nella suddetta categoria (immagine di sinistra). Con l’articolo pubblicato ieri notte (link) abbiamo ulteriormente chiarito le ambiguità emerse a seguito del discorso alla nazione del premier Conte illustrando la differenza fra esercizi commerciali generici ed imprese di “pubblica utilità”, ma tutto questo non basta. Oggi 12 Marzo 2020 è la giornata del coraggio: con ogni mezzo stiamo chiedendo alle autorità la chiusura forzata dei centri di controllo con l’interruzione dei servizi CED per impedire ad eventuali sciacalli di svolgere revisioni. Con decreto speciale dovrebbero essere posticipate in data da destinarsi tutte le scadenze relative al settore, prima fra tutte la scadenza vera e propria del controllo ministeriale per consentire ai cittadini gli spostamenti di emergenza nel rispetto del Codice della Strada. Il lavoro aspetta, la salute no: #FATECICHIUDERE.

Centri di controllo deserti in piena emergenza Coronavirus

 

Covid-19Per gli operatori

Quanti ispettori e titolari di centro di controllo alle 21:40 stavano seguendo il discorso del premier Conte relativo alle misure straordinarie per contenere il contagio da Coronavirus (leggi il decreto 11 Marzo 2020)? Sicuramente molti, ma quanti ci hanno capito qualcosa? Ormai si sa, siamo ben avvezzi alle comunicazioni ministeriali ed abbiamo imparato a riconoscerne il carattere: poca chiarezza e largo spazio alle interpretazioni, talvolta fantasiose, ma cosa volevamo sentirci dire? Alcuni erano per lo stop totale di tutte le attività, altri per l’esatto opposto: –Chi coprirà i tributi, l’affitto dei locali e la rata dell’attrezzatura se dobbiamo chiudere? Chi garantirà lo stipendio ai dipendenti se non lavorano? La risposta a entrambe le domande è la stessa: lo Stato. Ogni anno vengono revisionati circa 14 milioni di veicoli principalmente da parte di imprese private che da oltre vent’anni esercitano questa funzione sul territorio. Di certo i centri di controllo non operano gratuitamente, ma va riconosciuto che grazie al loro contributo viene alleggerita la mole di lavoro a carico delle strutture pubbliche, viene creata occupazione e vengono immessi nelle casse dello Stato oltre 300.000.000€/anno. Sì, 300 milioni di Euro all’anno. Circa il 30% della tariffa ministeriale va direttamente allo Stato (9,90€ di IVA + 11,98€ fra diritti D.T.T. e commissioni postali su 45€ netti di compenso), senza considerare le tasse sugli utili, le tasse sul reddito dei dipendenti e tutto il resto. Tasse su tasse, ma per cosa? L’unica consolazione per digerire questa pressione fiscale è pensare che sia tutto un dare per avere: finanziando i servizi pubblici migliora il benessere collettivo e vengono garantiti gli ammortizzatori sociali. Da soli non si può, insieme sì. Questo è l’unico spirito che ci consente di vivere armoniosamente nella società civile. Oggi 11 Marzo 2020 l’OMS (Organizzazione Mondiale della Salute) ha dichiarato il Coronavirus “pandemia” visto l’altissimo numero di contagi in tutto il mondo: il sistema sanitario italiano è al collasso ed il rischio di infezione è terribilmente concreto. Lo stop generale di tutte le attività è l’unica soluzione per arrestare il proliferare del virus, ma il governo sembra emettere provvedimenti con il contagocce. Dapprima vengono prescritte limitazioni generali, poi vengono bloccati bar e ristoranti nelle ore notturne mentre da domani lo stop riguarderà tutte le attività commerciali, meno quelle di pubblica utilità. La revisione ministeriale del veicolo, nonostante venga costantemente sminuita da automobilisti e politica è una pubblica utilità, ma le cose potrebbero cambiare. L’automobile è un bene di prima necessità, in particolar modo oggi poichè consente il trasporto evitando l’agglomeramento di persone tipico dei mezzi pubblici, ma senza revisione ministeriale in corso di validità non può circolare. Garantire il servizio revisioni o posticipare la scadenza della stessa chiudendo le attività? Da quando tutta l’Italia è stata proclamata “zona rossa” di fatto sono stati limitati gli spostamenti da comune a comune con deroga alle emergenze o a particolari esigenze lavorative. Ha senso obbligare i centri di controllo ad operare in città deserte con spese di gran lunga superiori agli incassi? Caro Stato, per oltre vent’anni ti abbiamo servito a testa bassa, ma ora abbiamo bisogno di te: salvaguarda la nostra salute ed aiutaci economicamente a sostenere questo momento di difficoltà!